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Tre metri sopra il Fiume, un progetto per i lucchetti di Ponte Milvio

Dopo le accese discussioni che hanno accompagnato a metà dello scorso dicembre la decisione del Consiglio del XX Municipio di far rimuovere i lucchetti da Ponte Milvio e dopo che lo stesso Sindaco Alemanno, impegnando ben due ore del suo tempo, si era mosso recandosi sul Ponte per concertare con lo scrittore Moccia ed il presidente del Municipio, Gianni Giacomini, una soluzione mediata, sembrava che un velo fosse calato sulla vicenda. A sollevarlo, invece, giunge ora un progetto redatto spontaneamente da un’associazione culturale.

Si tratta dell’associazione Roma Tiberina, presieduta da Sandro Bari, scrittore, storico, saggista, autore e conduttore televisivo, oltre che presidente del “Comitato per il Tevere”, un sodalizio di 25 Associazioni culturali e ambientali che ha per scopo la rivalutazione e la riqualificazione del Fiume di Roma, autore di numerose iniziative per la salvaguardia ambientale e per la diffusione della conoscenza del Tevere.
Consulente ambientale del Comitato, e vice presidente di Roma Tiberina, è Francesca Di Castro, autrice del progetto. Per sua gentile concessione siamo in grado di pubblicarlo in anteprima e di commentarlo con lei.

Ma torniamo per un attimo al 14 dicembre, quando, dopo le accese polemiche delle precedenti 48 ore e dopo che la notizia sulla rimozione dei lucchetti decisa dal XX Municipio era finita sulle testate d’ogni continente, venne trovato l’accordo fra le “parti avverse”.

Arbitro Alemanno, Giacomini e Moccia si strinsero la mano soddisfatti dopo aver di buon grado accettato la proposta del Sindaco: i lucchetti sarebbero stati rimossi da Ponte Milvio ma solo per trovare ospitalità qualche metro più in giù, sull’argine del Tevere dove, al termine della lunga scalinata che da via Capoprati scende sulla sponda, verrebbe creata una terrazza recintata ed illuminata, una “piazzetta dell’amore” lambita dalle acque del biondo Tevere.

Insomma, da tre metri sopra il cielo a tre metri sotto il ponte, come titolammo il nostro servizio di allora (leggi qui), documentando l’evento subito dopo con un video realizzato in collaborazione con RomaNordTv (clicca qui).

E poichè fra il dire e il fare c’è di mezzo sempre il mare, per l’occasione meglio dire il Tevere, ecco che spunta l’associazione Roma Tiberina con il suo progetto che, se sarà accettato com’è auspicabile che sia, accelererà di molto i tempi di realizzazione della “piazzetta dell’amore” favorendo il rapido trasloco dei lucchetti.

E perchè sia noto a tutti, l’Associazione ha inviato il progetto, senza mezzi termini, ai diretti interessati: al sindaco Alemanno, al presidente Giacomini ed ai suoi quattro assessori, alla Regione Lazio ed all’Autorità di Bacino del Fiume Tevere. Insomma, impossibile ignorarlo.

Ma di cosa si tratta? Leggiamolo insieme, lo riportiamo integralmente, bozzetto compreso.

Il progetto

“Una tolda di nave e un approdo dove ancorare per sempre una promessa d’amore: questa l’idea guida del nuovo progetto “Tre metri sopra il Fiume” per consacrare ancora di più ponte Milvio quale luogo dedicato agli innamorati di tutto il mondo.
Un percorso-guida che conduce i giovani che si vogliono promettere amore eterno in un tragitto segnalato da versi d’amore incisi su lastre di travertino inserite nei sanpietrini della pavimentazione del giardino-belvedere che è accanto alla Torretta del Valadier e che li conduce alla scala per scendere al Fiume all’inizio di via Capoprati.

Sono necessari in questo primo tratto una adeguata illuminazione, una sistemazione della pavimentazione e delle panchine e la ripiantumazione del platano abbattuto. Sarebbe opportuno schermare i due casotti dell’Enel, almeno dalla parte esterna, in modo che chi si affaccia dal ponte veda solo uno schermo sul quale può essere scritto “Tre metri sopra il Fiume” o “Approdo dell’Amore” o simili, e all’occorrenza può vedervi proiettati, come su uno schermo, immagini o filmati adeguati.

La scala, troppo stretta e ripida, va messa in sicurezza con corrimano attrezzati anche per accogliere i lucchetti, o raddoppiata con altra adiacente, oppure resa più fruibile sovrapponendo alla stessa un’adeguata scala in legno ex-novo di larghezza sufficiente per due persone affiancate.
A metà della scala uno spiazzo di sosta può consentire un percorso alternativo, più romantico, da sfruttare quando le acque del Fiume cominciano ad alzarsi: un sentiero che si sviluppa a mezza costa nel terrapieno attualmente coperto di rovi e di canne, accumulo di rifiuti e di sbandati. Facilmente realizzabile con tavolati di legno come in un percorso naturalistico delle oasi, debitamente protetto con le rustiche passonate delle classiche recinzioni romane in castagno, il sentiero si sviluppa parallelo a via Capoprati consentendo una passeggiata panoramica ed intima per gli innamorati fino al belvedere ombreggiato dai pini esistente a circa cinquecento metri da ponte Milvio.

Cespugli di rose ricadenti e tappezzanti sempreverdi perenni renderebbero l’attuale scarpata in degrado un piacevole giardino rustico, di facile e minima manutenzione.

Lo stesso Belvedere dei pini è un altro luogo che si potrebbe attrezzare e dedicare all’Amore e alla Poesia con il duplice intento di diffondere positività e cultura e rendere fruibile e frequentato un luogo attualmente in abbandono. Poesia che potrebbe anche dare spunto a paline segnaletiche nei punti di sosta, per renderli punto di riferimento e di appuntamento per gli innamorati lungo il sentiero e sul belvedere.

La scala di legno all’inizio di via Capoprati conduce all’Approdo dell’Amore, un balcone o una tolda di nave si affaccia sul Fiume nel punto dove già la banchina si protende naturalmente, balcone facilmente realizzabile assecondando l’aggetto, rinforzato da adeguato muro di sostegno, e circondato da una recinzione in ferro battuto e catene – simile a quella già usata sul ponte Milvio – per accogliere i lucchetti degli innamorati.

La pavimentazione, come un percorso d’ispirazione amorosa, potrebbe segnare i passi dei giovani con altre lastre di travertino incise da versi famosi.
Un lampione a “prova di Fiume” potrebbe ricordare quelli sulle spallette del ponte, ma la vera illuminazione dovrebbe essere realizzata con un occhio di bue che punti sulla rotonda dal belvedere superiore.

Accanto al balcone “tre metri sul Fiume”, la naturale curva del Tevere che è già evidenziata dalla banchina esistente, si offre perfettamente alla realizzazione di una scalinata vagamente ispirata dal porto di Ripetta per creare non solo un luogo piacevole dove sostare nella bella stagione, ma anche per diventare l’ultimo approdo per canoe e piccole imbarcazioni prima delle “rapide” subito a valle di ponte Milvio, anche in relazione ai progetti in via di realizzazione connessi con “Roma 2020” e alla navigabilità del Tevere.

Sul nudo muraglione di contenimento sotto il ponte, tre o quattro grandi sedute realizzate con pesanti parallelepipedi di travertino (inamovibili nelle piene) si alternerebbero a pannelli fissati al muraglione (o superfici alternative scrivibili) finalizzati a raccogliere le firme, le dichiarazioni e, perché no, i versi dei giovani innamorati.

Ai lati delle sedute di marmo, scavati nelle stesse, contenitori-fioriere conterrebbero edera – altro simbolo d’eterno amore – da far crescere a cornice dei pannelli dedicati, che nel tempo andrebbero a coprire di verde il grigio muraglione.”

Edoardo Cafasso

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2 COMMENTI

  1. Dalle mie parti si dice: perdimmi l’occhi e jamu cercandu i pinnulari!
    Carino il progetto, chissà quanto costerà ed a scapito di quale urgenza.
    Se per ogni lucchetto si chiedesse un contributo?
    Quanti lucchetti rappresentano qui ed ora un amore vero?
    Mi piacerebbe l’idea di lucchetti che sanciscono rapporti duraturi, seri, impegnati.
    Perdonate, ho una certa età ed ho fatto grossi sacrifici per mantenere in orbita matrimonio, figlio, lavoro in azienda privata,impegno femminista, impegno sindacale, legge sul divorzio, legge sulla maternità e paternità responsabile, rispetto della dignità dei lavoratori in azienda schiavizzante, denunce, tribunali…mi piacerebbero lucchetti o altro per precari, disoccupati, dovremmo stare più spesso per strada a stracciarci le vesti per come vanno le cose. Buona vita a tutti. Adele

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