Home ATTUALITÀ Lucchetti Ponte Milvio: un video racconta come nasce la terrazza dell’amore

Lucchetti Ponte Milvio: un video racconta come nasce la terrazza dell’amore

In un pomeriggio caotico di metà dicembre è nata la terrazza dell’amore, quell’enclave della sponda del Tevere ai piedi di Ponte Milvio dove sorgerà il nuovo sito dedicato alla moda dei lucchetti. Ecco un video che racconta come Giacomini, Alemanno e Moccia stringendosi la mano, hanno trovato l’accordo.

Dopo il nostro servizio di ieri (clicca qui) proponiamo un video prodotto da RomaNord.tv, curato da Edgardo Fiorini ed Emiliano Pretto, nel quale un Ponte Milvio inedito vede decine di persone caracollare da un lucchetto all’altro al seguito del primo cittadino della Capitale intento nella ricerca della soluzione conciliatrice. Battute, dichiarazioni, cose dette e non dette, contestazioni e qualche fuori onda catturato al volo. E non mancano gli scontenti…

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2 COMMENTI

  1. Trovo incredibile che si posano impegnare delle risorse, anche minime, per risolvere la “questione lucchetti” mentre nessuno si preoccupa delle condizioni in cui versa il Tevere e le sue sponde. La capitale d’Italia, una delle città più famose e visitate al mondo, al suo interno ha due fiumi, il Tevere e l’Aniene, che sono due fiumi moribondi: sporchi, inquinati, con le sponde ricoperte da rifiuti, feci e migliaia di bottiglie o lattine di birra. Anzichè pensare ad una bonifica drastica delle rive, utilizzate da centinaia di senzatetto come un water, ci si preoccupa dei lucchetti dell’amore. Al Sig. Moccia consiglio di fare un breve giro sotto Ponte Milvio, riva sinistra, per rendersi conto del degrado provocato da mode insensate.
    Alla Presidente Polverini chiedo: dove stanno i Tevere Rangers costati al contribuente 20.000 Euro?

  2. Mi presento subito: sono il “contestatore” che è intervenuto a Ponte Milvio nel summit Moccia /Alemanno dopo le affermazioni dello scrittore di “assaltare il Municipio””in seguito alla decisione di buon senso del consiglio circoscrizionale di togliere i lucchetti. Visto che Moccia ancora insiste con la “bontà della sua opera” non posso esimermi di insistere anche io.

    “Ponte Milvio: in hoc signo vinces”

    Da piccolo, per andare alle Elementari dovevo percorrere tutti i giorni il Ponte. Bisognava fare attenzione perché i marciapiedi erano angusti e sul Ponte transitavano anche i veicoli. Era all’inizio degli anni ‘60 ed io del suo passato ne sapevo ben poco. So solo che non ero molto alto e per questo venivo anche canzonato a casa, per cui il Ponte divenne il mio metro di misura. Per capire i miei progressi, usavo le sue spallette, che lungo il percorso crescevano in altezza, ed al termine della quinta elementare finalmente riuscii a vedere il Tevere per tutto il Ponte. Così mi affezionai a lui ed alla sua storia con Costantino e Garibaldi tra i suoi protagonisti più eccellenti. Poi, qualche anno fa, venne il fenomeno ed anche i lampioni dovettero inchinarsi, anzi, si sdraiarono ossequiosi alla Voglia di Te-stimoniare gli slanci affettivi. Finalmente il Ponte, stanco di secoli e di vetuste vicende, fu “scoperto” e si aprì a nuovi amori. Certamente ogni successo ha il suo prezzo ed ecco che il Ponte Mollo dovette sopportare schiere di proseliti “mocciosi”, accorsi per lasciare il segno di amori molto “ossidabili”. La fama “riacquistata” fu tale che, per evitare il tracollo e perpetuare il rito, dovette accettare anche di avere il ventre conficcato da pali e transenne per i nuovi alloggiamenti . Ma, come si sa la globalizzazione ha i suoi must anche nell’esternazione/ostentazione dei sentimenti (Grande Fratello docet) e la penna che tanto male fece al Ponte, divenne anche strumento di epigrafi indelebili . Ovviamente al business dovevano partecipare anche i mercanti del Ponte che, lesti nel fiutare nuove occasioni, tanto aiutarono i bisognosi.
    Ora, grazie ad una assennata determinazione municipale, salvo ritorni di fiamma, il Ponte dovrebbe scrollarsi dei suoi ceppi consentendo ai “pegni” di amore di resistere alla prova del Tiberinus Pater.

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