Home ATTUALITÀ Dal tuffo alle baracche: questo è il Tevere

Dal tuffo alle baracche: questo è il Tevere

Quello del 1° gennaio è un evento che si tramanda dal lontano 1946 quando Rick DeSonay, più noto come Mister OK, cominciò a tuffarsi da Ponte Cavour la mattina di ogni anno nuovo. Dopo Mr. OK, classe 1899, è stata la volta di Maurizio Palmulli, lo “Spartaco” di Castel Fusano che, raccolto il testimone, da venti anni si cimenta nella stessa impresa.

E ci vuole un bel coraggio per farlo non tanto per i 18 metri di altezza o per l’acqua gelida dal colore indefinibile quanto per la possibile presenza di oggetti sommersi (sotto il ponte la profondità delle acque è di appena 4 metri); quest’anno si sono tuffati in cinque, ultimo Palmulli che ha riscosso come sempre il caloroso applauso dei tanti romani presenti.

Il tuffo di “mister OK” è uno di quegli eventi, unici nel suo genere che ogni anno richiama centinaia di curiosi armati di macchine fotografiche e telecamere; tra la folla anche il Sindaco di Roma Gianni Alemanno. A sostenere e incoraggiare i tuffatori anche i canoisti dei numerosi circoli presenti sul Tevere che il primo gennaio si danno appuntamento sotto Ponte Cavour a bordo delle loro imbarcazioni: vignaclarablog.it non poteva certo mancare.
Quest’anno abbiamo utilizzato un gommone per il rafting che a Ponte Milvio ha imbarcato il suo equipaggio di Babbi Natale-canoisti e che in poco più di un’ora ha raggiunto il Ponte. Un breve e divertente viaggio con una temperatura polare sotto lo sguardo incuriosito dei turisti che transitavano sul lungotevere.

La tradizione vuole che il primo tuffo avvenga in coincidenza con lo sparo del cannone che dal Gianicolo avverte i romani che sono le ore dodici: primi a cimentarsi le nuove leve e poi Palmulli che accompagnato da una vera e propria ovazione si è lanciato nel vuoto dalla balaustra di travertino.

A vigilare sui tuffatori una imbarcazione dei Vigili del Fuoco che stazionava poco distante dal punto di impatto; tantissimi gli applausi da parte del pubblico, in prevalenza romani, che per questi vecchi e nuovi “gladiatori” ha una speciale venerazione. Anche il Sindaco di Roma, sceso sull’argine del Tevere si è voluto congratulare con il mitico Spartaco.

Terminati i tuffi è stata la volta del brindisi a bordo delle canoe; un gesto augurale che vuole essere di buon auspicio (specie dal punto di vista sportivo) in questo inizio di anno.

La simpatica manifestazione del 1°gennaio, seguita ogni anno da alcune emittenti straniere, è in realtà una delle poche, se non l’unica manifestazione, che si svolge sul Tevere; gli altri eventi, tanti e tutti di tipo commerciale, interessano in genere gli argini o le loro immediate vicinanze. Mai il fiume.

E la ragione è più che evidente; nonostante le sbandierate iniziative e i tanti progetti, compreso quello di ridare vita ai piloni del vecchio ponte Baley, il fiume continua a fare paura e sono pochi quelli che si avvicinano agli sport fluviali. Argini ricolmi di rifiuti, acque sporche e contaminate, sponde trascurate e la presenza continua di insediamenti anche in pieno centro.

Nei pressi di Ponte Duca d’Aosta abbiamo fotografato numerose baracche realizzate all’interno dei canneti, poco visibili dalla strada ma perfettamente individuabili dal fiume. Baracche neanche troppo piccole che i fantomatici “Tevere rangers” della Polverini forse avrebbero dovuto segnalare da tempo.

Il Tevere è un fiume che i romani amano molto perché indissolubilmente legato alla storia della città eterna; un fiume che vorrebbero simile alla Senna o al Danubio e non ad una fogna.

Francesco Gargaglia

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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1 commento

  1. Mister OK

    Sono Israeliano, nato a Tel Aviv nel 1939. Tra 1965 – 1968 ebbi l’occasione di vivere a Roma. Da quel periodo sono rimasto amante della città, della sua popolazione, quella fatta di carne ed ossa come quella di pietra, delle sue piazze e perfino anche del Tevere.

    Succedette nel primo giorno del 1966; al ritorno dal Gianicolo, ci trovammo, mia moglie ed io in macchina, percorrendo il Lungotevere verso la casa quando, nella prossimità del Ponte Cavour, il traffico si rallentò fino ad arrestarsi.
    Coloro che rimanevano in macchine ed anche un gran numero di pedoni stavano guardando il Ponte: Un uomo, con costume da bagno, teneva la sbarra del Ponte con le due mani per qualche secondo, dopo di che, liberandole, fecce un tuffo in acqua. Il pubblico applaudiva, mentre lui nuotò verso la riva. Finito lo spettacolo, il traffico riprese e tutti andarono via.
    Giacché lo vidi fino al suo tuffo, non passarono più di 5 secondi, però, l’immagine, di un uomo anziano, con petto coperto dei capelli bianchi mi accompagna sinora.
    L’indomani scrissero i giornali di Roma, sempre sulla prima pagina, che Mister OK aveva compiuto il suo rituale annuale, tuffandosi nell’acqua Tiberina per l’ennesima volta; cosi venni io a conoscere anche il suo nome.

    “Acqua Tiberina” scrissero i giornali; non è un termine qualsiasi per essere letto o sentito per poi continuare l’attività senza rendersi conto del suo significato. Esiste un proverbio
    Aramaico per questo tipo di termine, che si potrebbe tradurlo, circa con la frase: “non è una piccola parola”.

    “L’acqua Tiberina e profonda”, se avessero misurato la sua profondità, avrebbero trovato che forse i risultati non giustificano questa dichiarazione, però, la sua profondità si esprime
    nel fatto che sia stata testimone per migliaia d’anni agli eventi che si sviluppavano in città; quanta pena e a quanta felicità aveva vista questa acqua?

    I sapori, i colori, le canzoni e perfino anche la lingua di questa città sono tutti intinti dall’acqua Tiberina.
    Anche noi, Ebrei, abbiamo coltivato una legenda riguardante il Tevere, può darsi che sia
    una verità, ma questo rimane un problema per le prossime generazioni. Si racconta che nel 5to secolo, poco prima della conquista di Roma dai Visigoti, gli Ebrei romani avrebbero buttato la loro Menora, la stessa che si vede nel rilievo dell’Arco di Tito, nell’acqua Tiberina per evitare che sarebbe stata caduta ai mani di questi, finendo cosi in fonderia. Forse, forse la Menora che si trovi sul fondo Tiberino sta ancora aspettando il sommozzatore che gli venga a salvare dopo tanti anni di abbandono.

    Certamente, nei giorni del 1 Gennaio degli anni successivi, 1967 e 1968 venivo al ponte per vedere Mr. OK tuffandosi in acqua.
    Finito il nostro soggiorno italiano, non lo vidi più, telefonavo però ogni anno a Roma per sentire come finiva il tuffo. Non ricordo esattamente, ma nel 1986 o 87 mi raccontò il mio amico romano che Mr. OK era partito. Il suo erede Maurizio Palmulli, lo “Spartaco” di Castel Fusano, segue la tradizione fin oggi. Leggendo i giornali degli ultimi anni, si nota che l’eredità del Mr. OK è diventata costume di tanti giovani che si buttano in acqua ogni 1°Gennaio ed eppure con la presenza del sindaco tra gli spettatori.

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