Home ATTUALITÀ Al Roma Film Fest 2011 il magnifico ritratto di Bobby Fischer

Al Roma Film Fest 2011 il magnifico ritratto di Bobby Fischer

Sesta giornata al festival ed ancora una bella sorpresa dalla sezione “L’Altro Cinema Extra”: ci stiamo riferendo a “Bobby Fischer Against the World”, un meraviglioso documentario, firmato da Liz Garbus, che mette a fuoco la figura dolente e tormentata di uno dei più leggendari scacchisti di tutti in tempi. Nel concorso della selezione ufficiale strappa la sufficienza “”La Femme du Cinquième”, con i bravissimi Ethan Hawke e Kristin Scott Thomas, mentre Pupi Avati, presente alla proiezione de “Il Cuore Grande delle Ragazze”, regala al pubblico un film leggero e grazioso.

BOBBY FISCHER AGAINST THE WORLD

La sesta giornata di VignaClaraBlog.it al Festival Internazionale del Film di Roma comincia alle 14.30 alla SalaCinema Lotto, dove è in programma la proiezione di “Bobby Fischer Against The World” , il documentario incluso fuori concorso nella sezione “L’Altro Cinema Extra” e diretto dalla regista Liz Garbus, vincitrice di importanti riconoscimenti internazionali e di una nomination all’Oscar per “The Farm: Angola, USA”, la pellicola che descrive le condizioni di vita di alcuni detenuti di una delle prigioni di massima sicurezza più malfamate degli USA.

Considerato come uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi, Bobby Fischer nasce a Chicago nel 1943 e, quando ha sei anni, si trasferisce a Brooklyn insieme alla madre e alla sorella.

Proprio in un circolo vicino a Coney Island inizia a familiarizzare con la scacchiera e a coltivare fin da subito l’ossessione per questo gioco che impegna tantissimo sia la mente che il corpo. A 15 anni è già campione americano, titolo che successivamente conquista per altre sette volte. Battendo un avversario dopo l’altro, si conquista poi la possibilità di sfidare il campione del mondo, il sovietico Boris Spassky, in una serie di partite che si svolgono da luglio a settembre del 1972 a Reykjavìk, in Islanda.

Fischer diventa campione del mondo ed una celebrità che ruba l’apertura dei notiziari allo scandalo Watergate e alla guerra del Vietnam, ma tre anni dopo perde il titolo per essersi rifiutato di difenderlo contro Anatolij Karpov, che per le regole della federazione conquista a sua volta la corona degli scacchi senza colpo ferire. Proprio in questi anni, la vita di Fischer diventa sempre più solitaria, le sue paranoie si acuiscono, le nevrosi ed il rancore lo distruggono giorno dopo giorno.
Fischer si eclissa sempre di più, frequenta le chiese più assurde, si iscrive alle sette più strampalate e diventa, lui ebreo figlio di ebrei, un feroce e paranoico antisemita.

Nel 1992, nella Jugoslavia dilaniata dalla guerra, ha luogo una triste e lucrosa rievocazione del match del secolo di vent’anni prima: cogliendo tutti di sorpresa, infatti, Fischer accetta di battersi di nuovo contro Spassky e vince un’altra volta. Tuttavia, la leggenda degli scacchi si reca in Jugoslavia in violazione dell’embargo stabilito dalle Nazioni Unite e per questo rischia dieci anni di galera.
Non torna negli USA ma viene successivamente arrestato in Giappone per aver violato le leggi sull’immigrazione.

La parabola sta toccando il suo punto più basso: il governo islandese gli offre un passaporto e Fischer si trasferisce a Reykjavìk, dove, sempre più solo, rancoroso e paranoico, muore all’età di 64 anni, sessantaquattro come le caselle della scacchiera.

Questo documentario parla magnificamente di ascesa e di caduta, mette a fuoco splendidamente una figura tormentata e dolente, un uomo che incarna come pochi altri la contiguità tra genialità e follia. In questa pellicola sono puntualmente rappresentati, infatti, i suoi modi di fare stravaganti, la sua vita privata caratterizzata dalla solitudine, le scarse inclinazioni alla socialità, l’ossessione per lo studio degli scacchi e l’infanzia priva d’affetto. Il suo talento smisurato non gli regala nè gioia nè serenità, ma gli offre soltanto un biglietto di sola andata verso l’oblio.

Non perdete la seconda ed ultima proiezione di “Bobby Fischer Against the World”, che avrà luogo alle 22 di oggi alla sala 5 del cinema Moderno

LA FEMME DU CINQUIEME

Alla fine di questo pregevolissimo documentario ci spostiamo rapidamente verso la Sala Santa Cecilia, dove sta per cominciare la proiezione de “La Femme du Cinquième”, il film di Pawel Pawlikowski incluso nel concorso della selezione ufficiale.

In questo lungometraggio lo scrittore americano Tom Ricks (Ethan Hawke, vi ricordate il ragazzino che sale sul banco alla fine de “L’Attimo Fuggente”?) si reca a Parigi nel disperato tentativo di rimettere in sesto la sua vita e di riconquistare l’amore dell’ex moglie e di sua figlia, che si sono trasferite nella capitale francese. Le cose non vanno secondo i suoi piani e l’uomo, per procurarsi da vivere, si ritrova a fare il guardiano notturno in un loschissimo posto situato alla periferia della ville lumiere.

Quando incontra Margit (l’incantevole Kristin Scott Thomas, l’eccezionale interprete di “Quattro Matrimoni e un Funerale” ed “Easy Virtue – Un Matrimonio all’Inglese”), una sconosciuta bella e misteriosa, Tom inizia con lei una strana relazione per la quale si incontrano a casa di lei ma soltanto di pomeriggio. Questo rapporto, intenso e profondo, innesca una serie di eventi tragici e la polizia inizia ad insospettirsi…

Tratto da “Margit”, il romanzo scritto da Douglas Kennedy e pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer, questo film complessivamente si conquista la sufficienza: le note positive vengono dalla regia, raffinata e dalla tecnica ineccepibile (secondo la migliore tradizione della cinematografia polacca), e dalle interpretazioni dei protagonisti: Ethan Hawke è bravissimo a rendere il dolore che pervade il suo personaggio e a recitare per quasi tutto il film in francese, mentre Kristin Scott Thomas conferma il suo straordinario talento, bucando lo schermo con il suo fascino, la sua sensualità e la sua intensità.

Nutriamo, invece, molte perplessità e solleviamo parecchie riserve sulla qualità dell’impianto narrativo, che ha dei sussulti soltanto nella parte finale, dopo che lo svolgimento della storia ci ha regalato più di qualche sbadiglio a causa della sua eccessiva lentezza.

IL CUORE GRANDE DELLE RAGAZZE

In una Sala Santa Cecilia stracolma ha avuto luogo la prima proiezione de “Il Cuore Grande delle Ragazze”, l’ultimo film scritto e diretto da Pupi Avanti ed incluso in concorso nella selezione ufficiale. Prima dell’ingresso della nutritissima delegazione del film, capeggiata dal regista bolognese, in sala abbiamo riconosciuto il sindaco Alemanno, il presidente della provincia Zingaretti, la governatrice Polverini, il ministro La Russa, Maurizio Gasparri, oltre a Giovanni Malagò, Bruno Vespa e, naturalmente, Gian Luigi Rondi.

La vicenda è ambientata nella prima metà degli anni trenta in una cittadina dell’Italia centrale immersa nella campagna. La famiglia contadina dei Vigetti (Andrea Roncato è il padre, Erika Blanc la madre) ha tre figli: il piccolo Edo (Marcello Caroli), Sultana (Sara Pastore) e Carlino (il cantante Cesare Cremonini, ex leader dei Lunapop, al suo primo ruolo importante al cinema), giovanotto molto ambito dalle ragazze.

Gli Osti, invece, sono dei proprietari terrieri che hanno fatto fortuna e che vivono in una casa padronale con le loro tre figlie, ancora tutte da maritare: le maggiori, Maria ed Amabile, che non sono propriamente appetibili, e Francesca, più giovane e decisamente più affascinante (Micaela Ramazzotti, moglie del regista Paolo Virzì, anch’egli presente in platea, e bravissima interprete de “La Prima Cosa Bella”).

Facendo buon viso a cattivo gioco, Sisto Osti (interpretato da Gianni Cavina, al suo diciannovesimo film con Avati) e la sua seconda moglie Rosalia (Manuela Morabito) accettano che il giovane Carlino corteggi le due sorelle maggiori avendo l’intenzione di sistemarne almeno una.

Tornata a casa da Roma, città in cui studia dalle suore, la bellissima Francesca conquista il cuore di Carlino, tra i due scatta il colpo di fulmine ed i piani dei genitori vanno in fumo…

“Il Cuore Grande delle Ragazze” è un film leggero e grazioso, che scorre via senza sbavature per tutti gli 85 minuti della sua durata. I dialoghi sono brillanti, spesso divertenti, le situazioni si susseguono rapidamente attraverso continui cambi di scena e mediante un montaggio serrato e fluido. Cremonini se la cava, mentre la Ramazzotti, che è decisamente brava, sembra però replicare, soprattutto nel modo di parlare, il suo esilarante personaggio di “Tutta la Vita Davanti”.

Splendidi Roncato e Gianni Cavina, estremamente esilarante Manuela Morabito, bravissimi la Blanc e Massimo Bonetti (che interpreta il fratello di Roncato). Un buon film, dicevamo, che lascia addosso una sensazione di benefica leggerezza anche se non entusiasma.

Al termine della proiezione molti applausi per tutto il cast e soprattutto per il regista, del quale, spulciando la sterminata filmografia, vi vogliamo consigliare l’inquietante “La Casa delle Finestre che Ridono” (1976), i malinconici “Impiegati” (1984) e “Festa di Laurea” (1985), il magnifico “Regalo di Natale” (1986), l’intimista “Fratelli e Sorelle” (1991), l’esoterico “L’Arcano Incantatore” (1996), con protagonista uno strepitoso Carlo Cecchi, e “Il Papà di Giovanna” (2008), dove, oltre all’ottima prova di Silvio Orlando, spiccano due bellissimi ruoli femminili interpretati egregiamente da Francesca Neri ed Alba Rohrwacher

La pellicola uscirà nelle sale l’11 novembre, però è possibile vederla ancora due volte nell’ambito del festival: oggi alle 20 e domani alle 17.30 al cinema Embassy.

Appuntamento a domani sulle pagine di VignaClaraBlog.it per la cronaca della settima giornata.

Giovanni Berti

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome