Home ATTUALITÀ Al Roma Film Fest 2011 incantano le Avventure di Tintin

Al Roma Film Fest 2011 incantano le Avventure di Tintin

La nostra seconda giornata alla sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma ci ha riservato note positive e note negative: la musica suadente viene da “Le Avventure di Tintin: il Segreto dell’Unicorno”, magnifico film in 3d tratto dai fumetti di Hergé (dirige Spielberg e produce Peter Jackson), mentre la musica tutt’altro che orecchiabile proviene dalla prima pellicola in concorso nella selezione ufficiale, ossia il presuntuoso e sconclusionato lungometraggio coreano “Poongsan”.

Alle 16 in punto, annunciati da un presentatore che ha fatto parecchia fatica a coinvolgere un pubblico stipatissimo sulle transenne ma poco disposto a collaborare, sono sbarcati sul red carpet dell’auditorium i personaggi partoriti dalla creatività e dalla fantasia di Hergé, alias Georges Remi, il geniale artista belga della bande dessinée scomparso nel 1983.

Ecco, dunque, i mitici Dupont & Dupond, imbranatissimi detective della Sureté, ecco il burbero capitano Haddock, ecco, a bordo di un sidecar, il giovane reporter Tintin, seguito dal suo fido Milou. Sei enormi lettere gialle campeggiano sul tappeto rosso e formano il nome di uno dei personaggi dei fumetti più amati al mondo. Ecco, infine, sfilare il giovane protagonista della pellicola, ossia l’attore inglese Jamie Bell, rimasto nel cuore del pubblico per la sua interpretazione di Billy Elliot.

Entrati all’interno della Sala Santa Cecilia, dove ci sono molti bambini ma anche parecchi adulti che non hanno la scusa dei figli per essere presenti, scorgiamo Francesco Rutelli e Barbara Palombelli ed abbiamo tutto il tempo di sfogliare il programma ufficiale del festival, dato che la proiezione de “Le Avventure di Tintin: il Segreto dell’Unicorno” (incluso, fuori concorso, nella selezione ufficiale e nella categoria “Alice nelle Città”) comincia con venti minuti di ritardo.

Tuttavia, fin dai titoli di testa, che in tre minuti grondano talento ed idee brillanti, ci dimentichiamo della mancanza di puntualità ed assistiamo ad un film accattivante e divertente, studiatissimo nei dettagli e fluidissimo, spettacolare e dal ritmo incalzante, adatto ai grandi come ai più piccoli.

I fumetti di Hergé sono stati maneggiati con rispetto e con amore, nonostante il vizio tutto made in the USA di “americanizzare” i nomi (il cane Milou diventa Snowy, i poliziotti Dupont & Dupond della Suretè si trasformano negli agenti dell’Interpol Thompson & Thomson).

I tre sceneggiatori, Steven Moffat, Edgar Wright e Joe Cornish, hanno fatto un lavoro egregio condensando e legando tra loro tre storie diverse estrapolate da “Le Avventure di Tintin”, ossia Il Granchio d’Oro” (1940 – 1941), “Il Segreto dell’Unicorno” (1942 – 1943) e “Il Tesoro di Rackam il Rosso” (1943), mentre Spielberg, che da anni nutriva la speranza di trarre un film dai fumetti di Hergé e che ha messo parecchio di Indiana Jones nel suo Tintin, ha voluto accanto a se alcuni dei suoi storici e fidatissimi collaboratori: infatti la pellicola include la colonna sonora (assai evocativa ed incalzante) di John Williams, il montaggio è opera di Michael Kahn (entrambi hanno contribuito moltissimo alla riuscita ed al successo de “I Predatori dell’Arca Perduta”, “Jurassick Park”, “Schindler’s List” e “Salvate il Soldato Ryan”), mentre la fotografia è affidata a Janusz Kaminski (“Schindler’s List” e “Minority Report”).

Come dicevamo all’inizio, uno dei produttori (insieme allo stesso Spielberg) è Peter Jackson: proprio la sua società, la Weta Digital, ha provveduto (splendidamente) all’animazione computerizzata del film, regalando alla pellicola il suo precipuo ed originario carattere fumettistico.

Questo lungometraggio racconta la storia del giovane e curioso reporter Tintin, il quale scopre che un modellino di una nave nasconde un grande segreto.

Travolto da un mistero vecchio di secoli, Tintin si ritrova in balìa del diabolico Ivan Ivanovitch Sakharine (lo 007 Daniel Craig).

Con l’aiuto del suo cane Snowy, dell’arguto ed irascibile capitano Haddock, un lupo di mare amante degli alcolici e delle imprecazioni fantasiose (interpretato da Andy Serkis, Gollum nella trilogia de “Il Signore degli Anelli”), e degli imbranatissimi detectives Thompson & Thomson (Simon Pegg e Nick Frost), Tintin si ritrova a viaggiare per il mondo, cercando di battere con l’astuzia i suoi nemici alla ricerca dell’Unicorno e di una nave naufragata che, forse, nasconde la chiave di un immensa fortuna e di un’antica maledizione: dall’oceano ai deserti del Nord Africa, Tintin ed i suoi amici vengono trascinati in una girandola di emozioni e di pericoli.

Nei 107 minuti della sua durata, grazie a scene memorabili come quella dell’atterraggio di fortuna, dell’arrembaggio con annesso duello e dell’inseguimento, questa pellicola non ha mai un cedimento, non presenta nessuna sbavatura. Tanto di cappello e…le avventure continueranno, arriverà sicuramente un sequel e intanto già da ieri il film è nelle sale.

Giusto il tempo di prendere una boccata d’aria e di dare un’occhiata in giro, che già è il momento di entrare nella Sala Sinopoli, dove è in programma la proiezione del primo film in concorso nella selezione ufficiale, ossia il coreano “Poongsan”. Mentre attendiamo che le luci si spengano, vediamo passare con molto piacere dalle nostre parti il maestro Ennio Morricone, presidente della giuria internazionale, che è accompagnato dall’inseparabile moglie Maria.

Dopo che una delegazione del film (sono presenti il regista Juhn Jaihong e l’attrice protagonista Kim Gyu-ri) ha fatto il suo ingresso in sala, finalmente inizia la proiezione (questa volta il ritardo è irrilevante).

Il confine tra la Corea del Nord e la Corea del Sud non può essere attraversato facilmente, però il giovane Poongsan (interpretato da Yoon Kye-Sang) lo valica costantemente per recapitare il dolore e i desideri di famiglie lontane e separate, le stesse che lasciano messaggi sul muro che separa le due regioni.

Una notte Poongsan, una sorta di supereroe muto, per una misteriosa richiesta di agenti governativi, si introduce di nascosto nella Corea del Nord per persuadere In-oak (Kim Gyu-ri), amante di un disertore nordcoreano, a seguirlo. Lungo la strada per la Corea del Sud, i due giovani si innamorano.

L’amante della donna intuisce i sentimenti che Poongsan e In-oak provano l’uno per l’altra e, spinto dalla gelosia, consegna il protagonista agli agenti governativi. A Poongsan viene offerta la possibilità di andare in un alto paese con Ino-ak a condizione che intervenga a favore di un agente sudcoreano infiltratosi nella Corea del Nord..

Scritto e prodotto dal regista coreano Kim Ki-duk (“Primavera, Estate, Autunno, Inverno…e ancora Primavera”, “Ferro 3 – La Casa Vuota”), questo film è quasi fastidioso per la sua presunzione ed irritante per la sua insensatezza, volendovi sostenere la tesi che i coreani del sud e quelli del nord siano vittime delle medesime paranoie ed artefici delle stesse crudeltà.
Vi è inoltre un compiacimento gratuito nelle scene di violenza e di tortura, una soddisfazione quasi morbosa nel far vedere il sangue.

Oltretutto, la cosa, forse, più censurabile di tutte è quella di spacciare una maldestra reinterpretazione degli action movie americani per farina del proprio sacco. Infine, nessuno provi ad accostare le caratteristiche del personaggio principale – muto, stoico e vendicativo – al “Leon” di Jean Reno o al Forest Whitaker di “Ghost Dog”: siamo davvero lontani anni-luce!

Per chi volesse regalarsi due ore di sofferenza, il film, che non ha ancora un distributore italiano, sarà proiettato oggi alle 22.30 al cinema Embassy e domani alle 17.30 al Moderno sala 4.

Care lettrici e cari lettori di Vignaclarablog.it, buon festival del cinema a tutti ed appuntamento a domani!

Giovanni Berti

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