Home ATTUALITÀ Roma Film Fest 2011: applausi scroscianti per “The Lady” di Besson

Roma Film Fest 2011: applausi scroscianti per “The Lady” di Besson

Parte con il piede giusto la VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma: “The Lady”, il film firmato dal cineasta francese Luc Besson, ha conquistato senza riserve il pubblico della Sala Santa Cecilia, che al termine della proiezione ha tributato a tutto il cast un lungo e caloroso applauso. In questa pellicola, bella, appassionata e coinvolgente, si racconta la storia vera dell’attivista birmana Aung San Suu Kyi e dell’intenso amore che la legava a suo marito Michael Aris.

Ricordando che Vignaclarablog.it sarà presente all’auditorium ogni giorno, diciamo subito che, con venti minuti di ritardo rispetto all’orario annunciato, è iniziato ufficialmente ieri sera alle 19.50 il Festival Internazionale del Cinema di Roma.

E’ stato il presidente Gian Luigi Rondi, introdotto dalla splendida madrina, l’attrice napoletana Luisa Ranieri, a dichiarare autorevolmente aperta la manifestazione giunta al sesto anno di vita. Dopo che Rondi ha salutato le autorità presenti nella Sala Santa Cecilia (il sindaco Alemanno, il presidente della Provincia Zingaretti, la presidente della Regione Polverini e il sottosegretario Gianni Letta), ha fatto il suo ingresso sul palco il direttore artistico del festival Piera De Tassis, la quale ha sottolineato che questa edizione si connota fortemente come kermesse al femminile (al riguardo ha scherzato parlando di “pink carpet”), considerata la nutrita presenza di attrici e di registe che animeranno la manifestazione anche nei prossimi giorni.

Dopo aver invitato gli spettatori ad applaudire le donne che hanno reso possibile anche quest’anno il festival, la De Tassis ha salutato “il cinema presente in sala” (abbiamo riconosciuto Michele Placido ed Elena Sofia Ricci, oltre al cast del film di Besson, naturalmente) ed ha presentato ad uno ad uno i componenti della giuria internazionale (ovazioni per il presidente, Ennio Morricone, e per la sempre incantevole Debra Winger). Esaurite le formalità di rito e dopo esserci resi conto della presenza in sala di Arturo Brachetti e del cantante inglese Boy George, pochi minuti dopo le venti è iniziata la proiezione.

E si comincia proprio con una signora: “The Lady” è un film emozionante e commovente, incluso nella selezione ufficiale ma fuori concorso, girato tra la Birmania, Bangkok ed Oxford e diretto con perizia e sicurezza da Besson (suoi i meravigliosi “Nikita” e “Leon”), il quale ha rinunciato ad usare virtuosismi o fronzoli stilistici in quanto evidentemente inadatti, non funzionali alla storia raccontata. Ed è proprio la storia, la vicenda narrata, che va a frugare nelle parti più profonde dell’animo e che non ti molla mai per tutti i centoventisette minuti di una proiezione che parla d’amore e di libertà, di famiglia e di sacrificio.

Anzi, in questa pellicola le storie raccontate sono due: quella del popolo birmano, da decenni schiacciato da una brutale e sanguinaria dittatura militare, e dell’impegno politico di Aung San Suu Kyi e quella, intima, dell’amore, intenso e duraturo, tra la leader birmana e suo marito Michael Aris, stimato professore dell’università di Oxford. Due storie che si intrecciano, che si alimentano l’una dell’altra senza che vi sia soluzione di continuità.

Siamo nel 1988 e Aung San Suu Kyi, figlia dell’eroe dell’indipendenza birmana assassinato dai militari golpisti, è una dolce ed amorevole casalinga che vive in Inghilterra insieme al marito, che ha sposato sedici anni prima, ed ai due figli maschi.
E’ una donna che non ha dimenticato la propria storia e la propria patria. La mamma, che vive in Birmania, ha un ictus e Suu decide di starle vicino, di rimanere in patria giusto “il tempo necessario”.

Non lascerà più il suo paese, dove in quel periodo gli studenti stanno manifestando contro il regime, che a sua volta reagisce mostrando il suo volto più crudele e disumano. Il massacro dei giovani e le pressioni degli intellettuali di Rangoon fanno sì che Aung San Suu Kyi compia la scelta di guidare il suo popolo in una rivoluzione democratica e assolutamente non-violenta.

I militari confinano “l’orchidea d’acciaio” agli arresti domiciliari, dove la donna resterà quasi ininterrottamente dal 1989 al 2007, i capi della Lega Nazionale per la Democrazia vengono arrestati, le elezioni, che ne sancivano la vittoria schiacciante, annullate. Marito e moglie restano separati per lunghi periodi, solo raramente riescono a sentirsi al telefono, si scrivono.

Ma il loro amore non diminuisce, invece si accresce e muove le rispettive battaglie: quella di Aung San Suu Kyi in patria, quella del dottor Aris in Inghilterra e nel resto del mondo. Il marito, infatti, fa in modo che l’attenzione e la pressione della comunità internazionale sulla Birmania non diminuiscano, cerca contatti importanti per includere il nome della moglie nelle candidature al premio Nobel per la Pace, che, con grande merito, viene conferito all’attivista birmana nel 1991.

Nel 1998 al dottor Aris viene diagnosticato un cancro alla prostata, a causa del quale muore l’anno successivo, nel giorno del suo 53esimo compleanno, dopo l’ennesimo rifiuto da parte delle autorità birmane di concedergli un visto d’ingresso nel paese. Aung San Suu Kyi non può così rivedere suo marito per l’ultima volta: i militari le offrono la possibilità di lasciare la Birmania per visitarlo ma lei, d’accordo con il coniuge, decide di non partire perchè senza alcun dubbio non avrebbe la possibilità di tornare in patria e di combattere ancora alla testa del suo popolo.

Riferendosi proprio a questo drammatico episodio, “Walk On”, la canzone degli U2 contenuta in “All That You Can’t Leave Behind” (2000) e dedicata al coraggio dell’attivista birmana, in un passo dice “you could have flown away, a singing bird in an open cage, who will only fly, only fly for freedom” (“Avresti potuto volar via, un uccello che canta in una gabbia aperta, che volerà soltanto, volerà soltanto per la libertà”).

Davvero notevoli le performance degli attori che interpretano i ruoli principali: bravissima ed incredibilmente somigliante al suo personaggio Michelle Yeoh, la diva malese, protagonista di “Agente 007 – Il Domani Non Muore Mai” e “Memorie di Una Geisha”, nonchè, nella vita, moglie di Jean Todt, suo sorridente accompagnatore al festival; straordinario ed intensissimo l’attore britannico David Thewlis, che dal 2004 interpreta Remus Lupin nei film della saga di Harry Potter e al quale il regista Mike Leigh regalò nel 1993 il primo ruolo importante in “Naked – Nudo”.

Solidissima la sceneggiatura, scritta nell’arco di tre anni da Rebecca Frayn che, grazie agli incontri con le figure chiave dell’entourage di Aung San Suu Kyi,è riuscita a ricostruire per la prima volta la vera storia dell’eroina nazionale birmana. Eccellente la fotografia, ambientazioni suggestive ed efficaci.

Tornata finalmente libera nel novembre del 2010, Aung San Suu Kyi continua a lottare pacificamente per la causa del popolo birmano e a regalare al mondo una preghiera ed un insegnamento: “per favore, usate la vostra libertà per aiutarci ad ottenere la nostra”.

Appuntamento a domani sulle pagine di Vignaclarablog.it per la cronaca della seconda giornata del Roma Film Fest 2011.

Giovanni Berti

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome