Home AMBIENTE Allarme all’Inviolatella: l’ombra del privato sul verde pubblico

Allarme all’Inviolatella: l’ombra del privato sul verde pubblico

Sono passati solo 3 giorni e l’entusiasmo suscitato dalla Giornata del 9 ottobre all’Inviolatella (leggi qui) viene congelato da una vera e propria doccia fredda: le voci raccolte da VignaClaraBlog.it sui destini dell’Inviolatella Borghese delineano un futuro poco rassicurante per il Parco Urbano. Se le ipotesi si trasformassero in fatti i cittadini di Roma Nord verrebbero scippati di una considerevole area di verde pubblico.

Le prime voci riguardano il parco di Via di Villa Lauchli, ai piedi del quartiere di Vigna Clara: sembra che l’area cani sia destinata a diventare un parcheggio e questo per evitare che quello privato dell’Istituto Internazionale situato di fronte al parco venga utilizzato, nei giorni festivi, anche dai cittadini (modalità questa peraltro prevista negli accordi con il Comune di Roma).

Se così fosse l’area recintata, recentemente ripulita e bonificata dai cittadini volontari (leggi qui), diventerebbe uno sterile parcheggio mentre i residenti sarebbero costretti a cercare altrove uno spazio per i propri cani.

Già l’idea di quel cancello messo a metà di via di Villa Lauchli, quasi a sbarrare il passo al pubblico, poco piaceva: ora questa ipotesi sembra mostruosa.
Se proprio si vuole creare un parcheggio perché non farlo sul lato sinistro sacrificando un po’ di quel grande campo di calcio che l’istituto ha realizzato su terreno pubblico in forza della convenzione con il Comune?

Le altre voci riguardano invece il destino del casotto di Via dell’Inviolatella Borghese e dei terreni adiacenti. Ma andiamo con ordine.

Dopo la contestata (chissà perché) rete anti-scarico-rifiuti sulla Via Cassia Nuova, all’interno dell’Inviolatella continua l’opera di pulizia degli uomini dell’Ente Parco di Veio: si pulisce e si bonifica il terrapieno e la striscia di terreno che corre parallela alla strada.

Il Parco, abbandonato al suo destino, è stato per anni preda di senza tetto che al suo interno hanno costruito dozzine di baracche accatastando poi montagne di materiali e rifiuti.
Già nell’estate del 2010 avevamo segnalato l’importante opera di pulizia e fotografato le enormi quantità di rifiuti raccolti e successivamente smaltiti.
A distanza di un anno possiamo confermare come l’opera di bonifica sia ancora in corso e documentare i tanti rifiuti, materiali e vecchi copertoni che si continua a raccogliere (con buona pace di chi si e detto contrario alla rete metallica).

Di questo passo presto l’area sarà bonificata e se i poveri alberelli che nessuno ha pensato di innaffiare sopravviveranno, in un futuro non troppo lontano, il Parco Urbano dovrebbe presentarsi in maniera perfetta.

Rimane però incerta la destinazione del casotto situato all’inizio di Via dell’Inviolatella Borghese e dei terreni adiacenti.

L’Ente Parco di Veio lo ha richiesto al Comune di Roma per adibirlo a postazione fissa per i guardaparco mentre i Comitati di quartiere hanno avanzato la proposta di destinare alcuni spazi alle attività di volontariato dei cittadini.

Tutto bene allora? Neanche per sogno: le voci che abbiamo raccolto sembrano destinare il piccolo manufatto e le aree adiacente a qualche privato.
Per farne cosa? Un ristorante o un impianto sportivo, almeno così si mormora (ovviamente ex-novo perché il rudere è di appena 60-70 mq.).

Qualora anche questa ipotesi dovesse essere confermata una estesa porzione di terreno, di proprietà pubblica, verrebbe destinata ad usi commerciali mentre la postazione dei guardaparco andrebbe a farsi benedire.
Dopo le ville e il parcheggio interrato all’Insugherata ora il ristorante e il parcheggio all’Inviolatella.

Un modo un po’ strano di “corretto utilizzo” delle aree naturali protette (per usare le parole del Consigliere capitolino PdL Ludovico Todini – leggi qui – che pure tanto si è speso e si spende per questa area).

I cittadini confidano però nel buon senso dei loro Amministratori e si aspettano pertanto che la richiesta dell’Ente Parco venga accolta e che quel rudere, restaurato, ospiti quanto prima i nostrani “rangers”.

Non quelli del Tevere, istituiti dalla Regione Lazio ad aprile 2011 (leggi qui), peraltro mai visti all’opera, ma gli uomini che in uniforme verde vigilano sulla salute di un territorio posto sotto tutela.
Se poi insieme alla casetta verrà destinato a verde pubblico anche il terreno circostante, ben venga.

Se non altro si chiarirebbe una volta per tutte e senza equivoci che quei territori sono pubblici e che pertanto appartengono ai cittadini che hanno tutto il diritto di frequentarli.

Francesco Gargaglia

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