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Corso Francia: viadotto o foresta amazzonica?

Chi da viale Tiziano imbocca la sopraelevata di Corso di Francia lo fa a una tale velocità che neppure si accorge di entrare in un vero e proprio tunnel di vegetazione; le piante, come in una foresta tropicale, ricoprono parte di Viale Pilsudskhi e un lungo tratto del viadotto che collega il quartiere dei Parioli con la Flaminia e la Cassia.

Realizzata su progetto di Pierluigi Nervi, la sopraelevata è lunga circa un chilometro con travi che poggiano su pilastri in cemento armato alti fino ad 8 metri; un vero capolavoro che il tempo non ha invecchiato anche se sotto quel viadotto se ne sono viste di tutti i colori. Prima area gioco per i bambini poi, una volta andate in malora le strutture, parcheggio e successivamente riparo per senzatetto: oggi terra di nessuno.

Dove ha inizio il viadotto c’è una rampa in discesa che gli automobilisti, spazientiti da un paio di semafori a monte, affrontano a tutta velocità come montagne russe; le vetture sfrecciano all’interno di un lungo corridoio costituito da una vegetazione così selvaggia da ricordare quella amazzonica.

Non solo le erbacce ai margini della carreggiata hanno occupato lo stretto passaggio pedonale avviluppandolo in una rete inestricabile, ma anche gli alberi si sono sviluppati in ogni direzione richiudendo pian pianino la volta di quella selvaggia galleria.

Si tratta di alberi di grande fusto mai potati e che hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli: platani, olmi, alloro e soprattutto l’Ailanto, un albero originario della Cina alto fino a 25 metri di una tale “invadenza” che cresce a meraviglia tra i guard-rails.

La vegetazione ricopre quel tratto di strada in maniera tanto fitta da mantenerla perennemente in ombra: tutto intorno lo sfacelo è totale.

Tra le collinette formate da calcinacci ci sono montagne di rifiuti e i resti di numerosi insediamenti abusivi; per passare attraverso la vegetazione piuttosto alta si cammina all’interno di un sentierino che fiancheggia lo Stadio Flaminio e che sbuca in prossimità dell’imbocco della sopraelevata.

Non ci sarebbe da meravigliarsi se tra quegli arbusti spinosi sbucasse improvvisamente una scimmia o un pappagallo colorato: sarebbero perfettamente in tema con quel paesaggio da foresta tropicale.

Quando si esce da quel groviglio di verde e “monnezza” ci si ritrova tra marciapiedi sgangherati e platani oramai avviluppati per intero dall’edera e da altre piante infestanti: chissà che fine ha fatto il vecchio Tarzan!

Attraversare la strada per dirigere verso le Catacombe di San Valentino è una impresa perché il semaforo pedonale, oltre ad essere voltato, è anche non funzionante. Al di là della foresta le cose non migliorano affatto.

Il cantiere che doveva effettuare i lavori straordinari di manutenzione per l’eliminazione della frana nel quartiere Parioli, lavori che sarebbero dovuti terminare il 31 di luglio, sembra deserto mentre la sistemazione dell’area non è terminata.

Accanto a qualche reperto storico anche una coppia di vecchi cingoli di una macchina stradale che come l’antico travertino hanno deciso di invecchiare all’ombra dei grandi platani; non mancano neppure le solite cabinette elettriche sgangherate con cavi e contatori alla portata di tutti.

Oltre Viale Tiziano, nei giardini prospicienti la Scuola Guido Alessi si stanno effettuando scavi esplorativi alla ricerca di reperti, poco distante dai grossi blocchi di marmo che i filippini usano da anni come tavoli per il gioco delle carte.

Insomma in questa città cosmopolita non ci facciamo mancare proprio niente.

Francesco Gargaglia

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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9 COMMENTI

  1. Prima ancora di arrivare alla firma ho riconosciuto l’ottimo Francesco Gargaglia.
    Voglio personalmente ringraziarlo per la capacità ed il tempo che dedica ad esplorare il nostro territorio con occhi meno frettolosi delle tante persone che vi abitano o lo percorrono, me compresa. Alla prossima….
    Intanto proporrò al Comitato Cittadino per il XX municipio di inviare una lettera al II Municipio con l’invito a provvedere ad un intervento necessario anche per evtare danni alle strutture del viadotto.

  2. Scusi la domanda, ma cosa c’entrano gli alberi “imponenti” con i rifiuti? Perché cerca sempre di far passare il sillogismo vegetazione-monnezza. E’ ovvio che si accampano i barboni dove c’è verde, ma questo non vuol dire risolvere il problema eliminando ogni pianta in città.Le danno fastidio gli alberi imponenti? ha paura che le cadano in testa? Vogliamo fare un bel lavoretto alla tor di quinto?

  3. Egregio Piero, io credo che tutto si possa dire all’esimio autore di questo articolo tranne di non essere un amante dell’ambiente. Ma li legge tutti i suoi servizi sul verde, sui parchi, sulla natura bistrattata dagli uomini, sul decoro della città? Come fa ad accusarlo di certe cose ? O lei è un appassionato della polemica fine a se stessa oppure, mi scusi, lei è mosso da pregiudizi. Stia bene.

  4. Purtroppo i barboni si accampano dove possono avere un poco di quiete per dormire.
    Al parco di Tor di Quinto che ora è finalmente pulito ce ne è uno che dorme dietro la collina dell’area Cani.
    Al giardino di Via dell’alpinismo si trova ogni tanto una persona che dorme sulle panchine.
    Al fleming nell’area in fondo a Via città di castello ci sono segni evidenti di pernottamenti.

  5. @ piero, evidentemente non solo non conosce la passione per la difesa dell’ambiente naturale di Francesco Gargaglia, ma ha letto il dettagliato servizio troppo in fretta: deprecabile è lo stato di abbandono della zona, non certo la presenza di alberi imponenti (che si segnala non essere mai stati potati) e la presenza della’alianto, che invece è una pianta infestante, che cresce a dismisura e danneggia con le sue radici le strutture. Eliminarlo quando ha raggiunto grandi dimensioni è problematico. Tutti effetti negativi derivanti dall’abbandono lamentato.

  6. piazze e piazzole sono foreste amazzoniche anche lungo la cassia Nord:avevo già segnalato che,precisamente alla fermata dello 036 A.Battilocchi,Cassia 2040,c’è da perdere la vita,scendendo dal bus alla fermata suddetta,per un ciglio di strada che è un fosso spinoso e incolto,essendo,poi,la palina direzione Roma-Cesano,assolutamente nascosta dalla vegetazione di un luogo stretto e disumano;tenendo presente,poi,che le piazzole,al suddetto numero civico,ben fatte e ben rifinite da più di un paio d’anni,risultano ancora inutilizzzate per il trasporto pubblico nei due sensi!!!!!!
    dott.Chiara Sinopoli

  7. conosco bene la zona Parioli Corso francia e già da anni la situazione è catastrofica. Per diversi mesi ogni giorno ho percorso a piedi Viale Pilsudski da Via Ankara fino ad arrivare in via Gramsci per cui conosco il problema ora sicuramente peggiorato. la Capitale purtroppo di disagi ne è piena dalle strade, agli autobus e alla bella vegetazione che c’è che se fosse curata non disdice nel contesto ma così abbrutisce tutto. Nella zona PRIMAPORTA c’è la marana che ha tre percorsi per poi finire nel Tevere alla Celsa che fa concorrenza alle foreste fluviali dell’Amazonia con il pericolo che alle prime piogge si possa intasare ed esondare come ha fatto e rifarà se nessuno ci prenderà riparo. Ma tanto nonostante gli esposti con raccolte di firme resta nel dimenticatoio di chi sarebbe responsabile. questo è solo uno dei problemi della zona della xx circoscrizione…

  8. @Rosanna ha ragione, non volevo polemizzare con l’autore che mi sembra molto bravo e attento alle tematiche ambientali. Ma se anche noi ci lamentiamo di un piccolo riquadro di vegetazione residuo, perchè gli alberi sono eccessivamente alti, dopo che cominciamo a parlare di platani che tolgono luce (altro articolo) e poi invece di potatura arriva la devastazione come sulla cassia.. Vorrei piuttosto che si parlasse della misteriosa nascita dalla sera alla mattina di un enorme ennesimo circolo a saxa rubra sul fiume, dove c’era verde e gli ultimi pascoli di roma! Quanti ettari di verde hanno occupato con le loro bandierine, dieci, quindici? Altro che l’alianto sotto il viadotto. Sia detto col massimo rispetto

  9. io mi sto divertendo,leggo sempre le lamentele vostre e mie che continuamente inviamo,ma che ogni volta cadono nel nulla. fiato sprecato e tempo, tanto non ci ascolta nessuno, da corso francia in poi e’ la giungla, immondizia ai lati della flaminia nei due sensi indescrivibile, barboni sotto il ponte di grottarossa e sotto il raccordo a labaro lasciati a moltiplicarsi senza far niente,ora anche con cani randagi a seguito sempre piu’ numerosi,quindi pericolosi per noi del quartiere.-il signor giacomini insieme ai suio collaboratori cosa fanno’? STANNO A GUARDARE E COSI’ SARA’ PER SEMPRE. SVEGLIAMOCI NOI DEL QUARTIERE LABARO, FACCIAMOLO PER NOI E PER I NOSTRI FIGLI. UN PO’ DI DIGNITA’ LA MERITIAMO.

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