Home AMBIENTE Insugherata – Quante sorprese da un Piano di Assetto

Insugherata – Quante sorprese da un Piano di Assetto

Danilo Mainardi, etologo di fama internazionale, dalle pagine del Corriere della Sera lancia l’allarme: la Commissione Agricoltura della Camera ha approvato un documento dove si consentirebbe, se diventasse legge, l’abbattimento dei lupi “per prevenire danni importanti al bestiame”. Una legge sciagurata dove prevale “faciloneria e approssimazione” e che metterebbe a rischio la sopravvivenza di una specie autoctona (canis lupus italicus) che tutto il mondo ci invidia.

Sempre dal Corriere arriva un altro allarme, quello del FAI, che denuncia in Lombardia il tentativo di azzerare i Consigli di Amministrazione dei Parchi contrari alla cementificazione e alla terza pista di Malpensa (12.400 metri di asfalto e la cancellazione di 400 ettari di brughiera))

Di fronte all’ignoranza e all’arroganza del potere nasce allora legittimo il sospetto che norme, piani e leggi (definite spesso “ammazza parchi”) servano più che altro per danneggiare gli Enti preposti alla tutela anziché salvaguardarli.

E’ il caso del Piano di Assetto dell’Insugherata che finora è servito solo al Consiglio di Stato per emettere una sentenza a favore di una società agricola condannando Regione, Comune e Roma Natura “in solido fra loro, a formulare una proposta risarcitoria alla società appellante secondo i criteri di cui in motivazione..”.

Il paradosso della sentenza della V Sezione è che in base al Piano di Assetto il ricorrente è stato risarcito mediante “un credito urbanistico nelle aree di proprietà del soggetto” là dove lo stesso Piano lo proibiva espressamente.
Se non fosse vero ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate.

Ma nei piani c’è anche un altro aspetto, forse più inquietante, e riguarda la responsabilità in caso di mancata attuazione: da nessuna parte si evince quali sono le responsabilità per chi ignora o omette di applicare le norme contenute nel documento.

Si badi bene che tali norme dovrebbero essere vincolanti in quanto scaturiscono da leggi emanate a tutela del territorio.
Se un qualsiasi cittadino non applica le norme del Codice della Strada viene immediatamente sanzionato; un commerciante che non rispetta le disposizioni a carattere fiscale che regolano la sua attività deve ovviamente vedersela con la Giustizia.
Se invece quelle contenute in un Piano vengono disattese cosa succede? Mistero.

La sensazione che il Piano di Assetto dell’Insugherata sia poco o per niente attuato nasce dalla lettura dell’Allegato A e in modo particolare delle “Schede Progetto”.

Si tratta per l’esattezza di 19 schede che hanno valore prescrittivo e sono ordinate secondo una priorità dettata dall’importanza del progetto che prevede interventi con l’uso di tecniche a basso impatto ambientale o di ingegneria naturalistica: opere di vario genere che hanno lo scopo non solo di salvaguardare alcuni ambienti ma anche di migliorarne le condizioni ripristinando eventualmente lo stato dei luoghi.

In ogni scheda sono indicate oltre alla finalità del progetto anche le linee guida per la sua realizzazione e le fonti da cui dovrebbero pervenire i necessari fondi (pubblici, privati o dalle aziende agricole che operano nella Riserva).

In “Priorità 1” ci sono otto interventi tra cui il “Restauro di Villa Paladini”, la “Realizzazione di una Casa del Parco con attrezzature di sosta e fruizione” (centro visita e di educazione ambientale, orto didattico e attrezzature sportive) e la “Realizzazione di aree a verde pubblico”: tutti gli interventi hanno in comune la finalità di “migliorare la fruibilità della Riserva” .

Ovviamente i finanziamenti sono la nota dolente delle Schede Progetto perché l’assenza di adeguate risorse è sempre la giustificazione per ogni intervento mancato.

Ora noi non vogliamo fare i conti in tasca agli enti gestori però quando si tratta di denaro pubblico dovrebbe valere il principio di dare priorità a quelle opere che servono ai cittadini (che in fin dei conti cacciano i soldi): ovvero dare corpo a quei progetti che rendono possibile la fruibilità delle aree verdi relegando nel fondo, spese di rappresentanza, astrusi progetti scientifici o la realizzazione di case, casine, casotti e ville che sicuramente richiedono ingenti spese.

Così come sarebbe giusto pretendere un contributo da quelle aziende che utilizzano per il pascolo o l’agricoltura estese aree i cui contratti in scadenza (o forse scaduti da anni?) andrebbero riveduti e corretti.

Se poi il problema del finanziamento risulta insormontabile (ma il Piano prevede anche l’accesso a fondi del PSR-Programma di Sviluppo Rurale- regionale) allora bisogna ricorre agli accordi con i privati attraverso l’attivazione dell’Ente gestore a cui compete trovare la soluzione per ottenere l’accesso e il passaggio. Cosa forse più facile a fare che non a dire nella considerazione che i terreni dell’Insugherata sono per la maggior parte di proprietà pubblica essendo eredità dell’ex Istituto Santo Spirito.

In caso di difficoltà si suggerisce comunque, qualora qualcuno se lo sia dimenticato, l’applicazione dell’Articolo 17: “Gli interventi previsti dal Piano devono essere realizzati di norma attraverso convenzioni con i proprietari o aventi diritto. Ove non sussistano le condizioni per l’attuazione mediante convenzione, anche in relazione alla natura dell’intervento, l’Ente di Gestione ricorre ad una delle seguenti modalità: occupazione dei beni immobili necessari e, una volta eseguito l’intervento, reintegrazione del proprietario o avente titolo”.

Arrivati a questo punto, cosa si aspetta ad intervenire?

Francesco Gargaglia

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