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Olgiata – Proteste alla Soglian: scuola vuota, genitori in sit-in e bambini in gita

Giovedì 12 maggio, all’Olgiata, mamme e papà dei bambini della scuola Soglian hanno organizzato un sit-in di protesta davanti l’istituto dopo aver mandato i loro figli in gita al Parco di Vejo. Una protesta durante la quale la domanda che tutti si ponevano era la stessa: perché un progetto che da 20 anni forma bambini contenti di andare a scuola, che tira fuori il meglio dai docenti e la collaborazione più entusiastica da parte dei genitori deve essere cancellato senza una ragione plausibile?

Non cercheremo di darvi una risposta che non abbiamo ma i contorni ed i contenuti della storia, quelli si.

Storia di una sperimentazione di successo

Docenti impegnati nel loro lavoro senza l’occhio all’orologio, genitori che partecipano attivamente all’attività formativa e, cosa davvero rara, bambini entusiasti e desiderosi di affrontare una nuova giornata scolastica. E’ la situazione non certo comune che troviamo presso la sezione sperimentale dell’istituto comprensivo “Giovanni Soglian”, a pochi passi dal comprensorio dell’Olgiata. Ora però, questa situazione d’eccellenza rischia di giungere alla sua conclusione.

La sezione “A” dell’istituto ha da 20 anni abbracciato un progetto didattico a continuità verticale (ex sperimentale) che da tempo costituisce un caso di eccellenza scolastica testimoniato dall’iscrizione di alunni provenienti anche dai comuni più distanti come Formello e Campagnano.

Le radici di questo progetto risalgono ad oltre 30 anni fa. Per la precisione, già nel 1972 Enrica del Duca conduceva presso una scuola di Grottarossa, e con l’ausilio di un team di insegnanti e professionisti da lei coordinato, una sperimentrazione didattica rivolta agli alunni della scuola per l’infanzia primaria e secondaria di primo grado.

Tale sperimentazione si concentrava sulla visione del bambino come protagonista del cammino scolastico e non solo, sulla cui individualità veniva progettato un intero percorso mirato a svilupparne le capacità tramite la proposta di attività specifiche come laboratori, campi scuola e altre iniziative.
Il successo di un ventennio di tale sperimentazione è testimoniato dalla soddisfazione di docenti, genitori e soprattutto bambini che in certi casi chiedono autonomamente alle famiglie di aderirvi.

momenti della protesta
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Il progetto: Luca Serbelloni lo spiega a VignaClaraBlog.it

Luca Serbelloni è il papà di una bambina iscritta alla sezione. Gli abbiamo chiesto di aiutarci a comprendere le peculiarità del progetto. Ascoltiamolo.

Le classi aderenti, dalla materna fino alla quinta elementare, sono disposte nello stesso corridoio, in modo che convivendo, facendo attività e laboratori insieme, si crei una collaborazione tra i diversi alunni che formano alla fina una vera e propria comunità. Si crea una ricca dinamica di rapporti interpersonali: i più grandi sono nominati tutor dei più piccoli, il senso critico e l’indipendenza vengono stimolati.

I genitori a seconda delle loro competenze propongono una serie di laboratori; il giovedì pomeriggio fanno delle lezioni a scuola, con l’aiuto degli insegnanti. Se, ad esempio, una mamma è esperta di tradizioni popolari può proporre un corso inerente.”

Ci sono laboratori manuali che prevedono la realizzazione di oggetti in ceramica o dipinti che alla fine dell’anno vengono venduti per beneficenza. Ovvimente il tutto deve essere approvato, deve avere delle finalità e soprattutto deve risultare formativamente valido, e questo viene provato da una verifica finale che valuta l’apprendimento dei bambini.

Ciò porta i genitori – tutto l’anno – a passare ogni giovedì due ore presso l’istituto e a immergersi totalmente nell’ambito scolastico. Poi ci sono altre iniziative che mirano ad emancipare un pò il bambino, come il Minicampo. Questo progetto è rivolto alla materna e alla prima elementare.

I bambini partono con gli insegnanti per quattro giorni, durante i quali il genitore non ha la possibilità di telefonargli, ma ovviamente resta in contatto con i docenti, e proprio su di loro si appoggia questo progetto.
Ora, un bambino così piccolo, che frequenta la materna, ha la sicurezza e la forza di fare questo passo – che offre molto in termini di crescita e autonomia – proprio grazie alla convivenza, durante l’anno, coi bambini più grandi, di cui ormai sono amici: condividono lo stesso corridoio, fanno laboratori insieme.

Gli altri alunni, quelli dalla seconda alla quinta elementare, partono per Campi più grandi, di sette giorni. Ma non sono delle semplici gite, perchè durante i giorni sono previste attività specifiche come visite ad altre scuole, insomma sono delle occasioni in cui si offre al bambino l’oppurtunità di imparare davvero qualcosa di utile.”

momenti della protesta
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Ma se tutto è ok, perché questo progetto didattico rischia di finire?

Ci risponde ancora Luca Serbelloni.
Perchè all’inizio dell’anno si è insidiato il nuovo dirigente scolastico, la Dott.ssa Anna Dauria, che a parole dice di approvare il progetto e di appoggiarlo, ma nei fatti poi ostacola ogni più piccola iniziativa.
Ciò tramite piccole motivazioni, che in sè possono anche essere giustificabili, ma che messe in fila una dietro l’altra portano poi al sospetto che si voglia effettivamente mettere fine al progetto.

Per esempio ci è stato detto che la classe dei piccoli non può stare nel corridoio abituale perché i bagni non sono a norma, perché serve un altro bidello e motivazioni simili. Noi genitori, che finanziamo in prima persona il progetto, siamo sempre disponibili a risolvere ogni problematica, per cui mettere a norma i bagni non è assolutamente un problema.

Eppure, nonostante questo, si vuole spostare la classe dei piccoli. Per il momento siamo riusciti a rinviare lo spostamento a settembre, ma ovviamente se dovesse accadere ciò metterebbe a rischio la convivenza tra le varie classi che è un fattore fondamentale del progetto. In seguito sono stati fatti problemi per i laboratori dei genitori: normalmente la polizza della scuola ne copre l’assicurazione, ma ora viene chiesta, oltre a un documento e a un permesso speciale rilasciato personalmente dalla Preside, un’assicurazione personale che devono pagarsi da soli.

Insomma una serie di ostacoli – più o meno piccoli – che cercano di mettere i bastoni tra le ruote a chi segue il progetto.

E ancora, i Minicampi: se normalmente i docenti che partivano con gli alunni erano sei, ora sono quattro. Insomma in questo modo si cerca di ostacolare anche i docenti in modo da sottrargli la sicurezza e la tranquillità necessarie all’espletamento del loro lavoro. Il Campo dei grandi è stato alla fine annullato perché un docente non si sentiva abbastanza tranquillo per proseguire.

Il malcontento tra gli insegnanti è dilagato, finché sembra che siano arrivate le prime lettere di richiamo.

L’altro ieri infine sono uscite ufficialmente le liste di trasferimento al Ministero: otto insegnanti su dieci – tra cui una delle due che insegnano alla scuola dell’infanzia – hanno presentato domanda di trasferimento ad altra sede.

Abbiamo scritto una lettera al Ministero, all’Ufficio Scolastico Regionale e al Comune per denunciare questa situazione e per chiedere che il progetto, dopo anni di esperienza e di risultati positivi, possa continuare a vivere.

momenti della protesta
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E si giunge così a giovedì 12 maggio

Mamme e papà ordinatamente disposti davanti la scuola stendono striscioni, alzano cartelli, discutono animatamente mentre i loro bambini sono stati mandati in gita al Parco di Vejo.

Ripetiamo, si è trattato di una protesta durante la quale la domanda che tutti sembravano porsi era la stessa: perché un progetto che da 20 anni forma bambini contenti di andare a scuola, che tira fuori il meglio dai docenti e la collaborazione più entusiastica da parte dei genitori deve essere cancellato senza una ragione plausibile, senza un motivo valido che sia riconducibile in maniera chiara e inconfutabile al suo valore e alla sua utilità che in tanti anni non è mai stata messa in discussione?
La risposta a questa domanda ancora non c’è.

Adriano Bonanni

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