Home ATTUALITÀ La Consulta annulla le ordinanze di Alemanno: doccia fredda sul Campidoglio

La Consulta annulla le ordinanze di Alemanno: doccia fredda sul Campidoglio

Doccia fredda sul Campidoglio, tutte le ordinanze del sindaco Alemanno parrebbero nulle. Ieri, giovedì 7 aprile, una sentenza della Corte Costituzionale ha infatti bocciato, almeno in parte, il potere di ordinanza dei sindaci. La Consulta ha decretato che “la Costituzione richiede che nessuna prestazione, personale o patrimoniale, possa essere imposta se non in base alla legge. L’assenza di una valida base legislativa incide negativamente sulla garanzia di imparzialità e lede il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge“. Ergo le ordinanze non valgono, solo una legge di stato può imporre restrizioni sul vivere comune.

Una vera e propria doccia fredda sembra dunque congelare le tante ordinanze emesse in questi anni dal Campidoglio.

Anti-writer, anti-borsoni, anti-lavavetri, anti-giocolieri, anti-venditori-ai-semafori, anti-prostituzione, anti-volantinaggio, anti-sporcizia, sono tanti gli “anti” che rischiano di sfumare nel nulla in virtù della sentenza della Consulta grazie alla quale plotoni di multati (non tanti in verità, le ordinanze hanno nel tempo trovato sempre scarsa applicazione) sono già pronti a fare ricorso per farsi restituire l’importo delle sanzioni.

“La sentenza della Consulta è uno schiaffo alla tutela del decoro e della legalità” tuona Giorgio Ciardi, delegato alla Sicurezza del sindaco Alemanno, nell’apprendere la notizia.
Poi restituisce lo “schiaffo” dicendo che “In nome della tutela del solito diritto astratto da azzeccagarbugli la Suprema Corte ha deciso che i cittadini devono convivere con la prostituzione, i lavavetri, gli ubriachi in strada. Come troppo spesso è accaduto in questi anni i Giudici privilegiano il diritto da manuale universitario invece di preoccuparsi della vita reale”.

A tanta veemenza segue altrettanta determinazione. “dopo una verifica col sindaco posso affermare che le ordinanze restano in vigore e in piena efficacia. La sentenza boccia i provvedimenti a tempo indeterminato mentre le nostre sono sempre e solo a tempo determinato” quindi sono in ogni caso valide, è la conclusione di Ciardi.

Più pacato il sindaco Alemanno che, a scanso equivoci, lancia un avviso al popolo della movida. “Le nostra ordinanze fino all’inizio della prossima settimana restano tutte attive così come prima, poi saranno ridefinite. La sentenza deve essere interpretata, il principio generale fissato deve essere verificato ordinanza per ordinanza perché la sentenza è stata pronunciata su ordinanze molto estreme fatte da un piccolo comune”, Roma è un’altra cosa, sembra dire, pur ammettendo che senza l’aiuto di qualche DDL del Governo non potrà sostenere la situazione più di tanto.

“Non ci possiamo permettere dei buchi nelle regole e nelle norme di questa città – ha dichiarato questa mattina intervenendo a SkytTg24 – anche se chiediamo al Parlamento e al Governo di far subito un provvedimento di legge. Lo chiedevamo anche prima perchè sapevamo che le ordinanze da sole non bastavano. Oggi questo provvedimento e’ urgente quindi noi possiamo controllare la situazione per alcuni mesi ma il Parlamento ci deve venire subito in soccorso”.

Ed a chi gli ha chiesto chiarimenti ha così risposto : “Per prima cosa dobbiamo studiare interventi tampone con l’Avvocatura dello Stato, che ci deve anche aiutare a capire la portata del pronunciamento della Corte. In questo modo potremo rimodulare le ordinanze e non creare vuoti di carattere normativo. La seconda mossa – aggiunge Alemanno – è di tornare a sollecitare il governo ed il parlamento alla definizione di nuove leggi con l’introduzione di nuovi reati”.

Nel frattempo cosa succederà nelle già caldi notte romane di questo week-end? Sarà interessante verificare come si comporteranno sul campo le forze dell’ordine, Polizia Municipale in primis, in presenza di un dubbio che più amletico di così non poteva presentarsi.
Essere o non essere al corrente della sentenza della Consulta, questo è il dilemma.

Edoardo Cafasso

 

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