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Prima Porta – L’Auriga, a cavallo di una speranza

Ecco il Centro che ha issato bandiera bianca – Conoscere Livio, vedere come corre veloce nel verde tra cani e cavalli e come saluta con gioia la dott.ssa Nicoletta Angelini. Sentire il “ciao” felice e deciso che rivolge a chi incontra, anche per la prima volta, guardando con i suoi occhi azzurri, vivaci e curiosi, gli occhi del suo interlocutore. E poi ascoltare le parole della sua famiglia, di chi con lui quando aveva appena tre anni, ora ne ha quindici, ha iniziato un percorso che lo ha portato ad essere il ragazzo che è oggi.

Respirare l’atmosfera gioiosa e familiare durante il pranzo nel ristorante del Centro. Sentire il raglio degli asinelli e il nitrito dei cavalli, mentre i cani scorrazzano alla luce del sole offuscato ogni tanto da qualche nuvola o dormono serenamente sulla terrazza prospiciente il maneggio.

Tutto questo dà l’idea di cosa è, o forse sarebbe meglio dire di cosa era, L’Auriga, il Centro di Attività Equestri Integrate nato nel 1993, che tanto ha fatto in questi anni per il sociale, ma che lo scorso 31 dicembre ha chiuso.

Decisione sofferta quella di “issare bandiera bianca” e chiudere le attività di riabilitazione equestre per disabili e non, maturata dopo tante difficoltà. A prenderla è stata la stessa dott.ssa Angelini, presidente de L’Auriga Onlus (leggi qui).

Una chiusura che tante reazioni ha scatenato, in particolar modo tra tutti quei genitori i cui figli hanno frequentato il Centro. Così è partita una campagna di sostegno. A pesare sul primo centro romano di terapie con gli animali un problema finanziario, ma soprattutto la mancanza di riconoscimento da parte dell’amministrazione.
E’ dal 1999 che L’Auriga svolge la sua attività nel XX Municipio, all’interno del Parco di Veio, in via Lonato 62, e ora per continuare ad operare, a vivere, chiede la possibilità di essere promosso sul territorio.

La visita a L’Auriga

Ma che cos’è L’Auriga? E quali attività svolge? Per rispondere a queste domande Vignaclarablog.it è andata a visitare il Centro; volendo capire meglio di cosa si parla, incontrare le persone da cui tutto è partito e rendersi conto di cosa significherebbe per il territorio la chiusura definitiva di questa realtà.

Non molto dopo aver imboccato la stretta via Lonato si raggiunge il Centro. Subito balza agli occhi la grande struttura che accoglie gli uffici, le sale per i convegni e per gli incontri con gli specialisti, gli spogliatoi, una biblioteca, un ristorante, alcune camere dove poter pernottare, i servizi. E poi l’ampio spazio aperto dove si trovano le stalle, il cerchio per il volteggio, il maneggio all’aperto, quello al chiuso, il percorso per l’agility ed altro ancora.

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Ad accogliermi è la dott.ssa Angelini e con lei inizio una lunga chiacchierata che mi porta a conoscere meglio L’Auriga stessa e l’ippoterapia. Solo poche parole iniziali e le sensazioni che avverto sono quelle di grande cordialità, di incredibile professionalità, ma anche di stanchezza per tutto ciò che si è affrontato finora e si sta cercando, ancora, di affrontare.

La storia

L’Auriga è nata il 19 marzo del 1993 grazie all’impegno di cinque donne. Un sogno diventato piano piano realtà, nel quale la dott.ssa Angelini è riuscita ad unire la professione di psicologa con la passione per i cavalli e la sua conoscenza del mondo equestre. Così, con l’obiettivo di mettere in relazione l’uomo con il cavallo, il Centro ha iniziato ad occuparsi di ippoterapia.

Avendo alle spalle un’importante esperienza, la dott.ssa Angelini e le sue colleghe volevano poter osservare i tentativi di terapia con il cavallo in un ambiente naturale. Niente ospedali. Niente ambulatori. Al loro posto alberi, terra, aria pura e animali.

Prima di approdare nella sede attuale, il percorso del Centro L’Auriga è stato piuttosto accidentato. Le prime esperienze di ippoterapia sono state fatte all’interno del Centro Ippico Talenti, dove l’associazione affittava alcuni cavalli. Ma presto è parsa evidente la necessità di avere cavalli propri, da curare in un certo modo, rispettandone la natura, così da poter ottenere risultati migliori. Ed è arrivato il primo cavallo di proprietà del Centro, Zeus.

Con i primi successi, tuttavia, sono arrivate anche le prime difficoltà proprie del settore sociale. Ma l’attività de L’Auriga non si è fermata e medici, psicologi, terapisti della riabilitazione, psicomotricisti ed istruttori hanno continuato a svolgere il proprio lavoro con passione, professionalità ed entusiasmo.
Il Centro ha continuato ad investire sulle competenze, a procedere con un intenso lavoro di raccolta e ad accumulare dati. Nel tempo si è reso necessario un cambiamento, si sentiva il bisogno di avere più cavalli di proprietà e di poter utilizzare due campi.

Così L’Auriga si è spostata a La Marcigliana, fino a quando nel 1999 è approdata nel XX Municipio. Ma non subito nell’attuale sede che, tra l’altro, nel 2002 è stata colpita da un’alluvione. Fino al 2007, anno in cui è stata aperta la grande struttura che accoglie ora il Centro, il solo punto d’appoggio degli operatori è stato un container.

Si può immaginare, dunque, la difficoltà che ha accompagnato l’apertura della struttura di via Lonato 62. Una struttura da tempo sognata, perfetta per le finalità che si è sempre prefissato il Centro, ossia essere un punto dove poter integrarsi, dedicato tanto a chi è affetto da disabilità quanto a chi è, come si suol dire, normodotato.

Perché il cavallo, e non solo…

Ma perché si è scelto proprio il cavallo per trasformare la bella parola “integrazione” in realtà? E’ presto detto. Il cavallo è un animale profondamente legato all’uomo. Da sempre è considerato un supporto, un sostegno dell’essere umano, con cui ha una relazione primaria.

Sin dall’infanzia siamo abituati a rapportarci con il mondo dei cavalli. Parlano di questi animali le fiabe che ci vengono raccontate. E chi non è mai salito sulle ginocchia della mamma o del papà per giocare al “cavalluccio”? Insomma, anche chi non ha mai visto da vicino un cavallo sa perfettamente di cosa si parla.

E il cavallo rappresenta un veicolo straordinario attraverso il quale venire in contatto con realtà difficili. Ha lo stesso linguaggio delle persone autistiche ad esempio. Gli autistici e gli animali, infatti, prestano grande attenzione ai particolari visivi, uditivi e tattili, particolari che a una persona cosiddetta normale sfuggono completamente.

Ma l’interesse del Centro presto si è rivolto anche ad altri animali, perché ogni persona è differente così come lo è ogni animale e quindi può diventare utile, ad esempio, una terapia con i cani o, perché no, con gli asini. Questi ultimi, in particolare, manifestano un comportamento esattamente contrario a quello dei cavalli. Se, infatti, il cavallo spaventato scalpita e si agita, l’asino s’immobilizza.

Quale che sia, tuttavia, l’animale prescelto per la terapia, un fatto è ben chiaro ed immutabile: la vicinanza con l’animale rappresenta un’incredibile opportunità attraverso la quale conoscersi e crescere, a prescindere dalla disabilità. Ciò che è importante e ciò che nel Centro si può imparare è trasmettere la propria volontà senza imporla.

Le attività svolte

Le attività che fino al 31 dicembre scorso L’Auriga ha svolto sono state molteplici. Per i bambini dai 3 ai 5 anni c’erano i corsi di Psicomotricità con il pony, un’attività ludica grazie alla quale i bambini potevano imparare la condivisione, il senso della squadra e il piacere di conoscere il cavallo muovendosi in armonia con lui e con il proprio corpo. Poi il Volteggio e corsi di equitazione.

Il Centro accoglieva tutti, dal bambino all’anziano. Ma non bisogna dimenticare i vari percorsi didattici e i vari corsi di formazione, come l’interessante corso di “Comunicazione non predatoria”, per imparare a leggere i segnali non verbali che il cavallo, come del resto tutti gli animali, ci manda.

E molte altre sono state le attività che si sono svolte a L’Auriga in questi anni. Mostre e spettacoli come il Sogno del Centauro (leggi  qui), il centro ricreativo estivo e tanto ancora.

Ma quale era l’iter terapeutico seguito da L’Auriga? Una volta che i genitori con i bambini arrivavano al Centro iniziava un percorso preliminare durante il quale le famiglie avevano un colloquio con il medico, mentre il bambino si approcciava direttamente con il cavallo. Quindi partiva una fase di osservazione della durata di tre mesi per capire se effettivamente il bambino era motivato all’ambiente.

Terminata la fase di osservazione prendeva il via il programma terapeutico: la famiglia veniva seguita da uno psicologo e il bambino da un operatore. Una volta terminata la terapia si proseguiva con lo sport e il bambino aveva l’opportunità di essere seguito dallo stesso operatore.

A rendere la terapia particolarmente efficace era proprio il metodo seguito da L’Auriga e l’ambiente dove i bambini venivano a trovarsi. Un ambiente nel quale sentirsi a proprio agio e rispondere così al meglio. Attorno a loro solo verde, natura e animali. Fino allo scorso 31 dicembre L’Auriga contava 17 cavalli e 5 asini. Ma non solo. Da due anni aveva preso il via anche l’esperienza con altri animali.

Quali i benefici?

Sono stati grandi i benefici riscontrati dalle famiglie che hanno frequentato il Centro fino al suo stop. Con i miglioramenti del proprio figlio, migliorava di conseguenza la qualità della vita dell’intero nucleo familiare.

Spesso si pensa che i problemi relativi alla disabilità o alla socialità non interessino noi persone cosiddette normodotate, ma questo non è vero. La società di cui facciamo parte è composta da ogni singolo individuo, senza alcuna distinzione, ne consegue che garantire il benessere di tutti rientra nel nostro stesso interesse.
Per tale semplice ma essenziale ragione un Centro come L’Auriga è tanto importante. Il metodo seguito dal Centro si è mostrato vincente, a dirlo è l’esperienza. Un metodo che risponde alle esigenze della famiglia e che effettivamente determina un miglioramento della qualità della vita.

In tanti hanno ritrovato il sorriso

Lo sanno bene tutte quelle famiglie che in questi anni hanno frequentato L’Auriga e che possono dire con certezza che la sua chiusura definitiva rappresenterebbe una grave perdita per il territorio e non solo.Tante sono le persone che, grazie al Centro, hanno trovato il sorriso e soprattutto la speranza.

Molte sono le storie incredibili, commoventi ed emozionanti che sono state raccolte in questi anni di attività. Sembrano quasi sogni, che però non sono svaniti nel nulla. E tanti altri sogni potrebbero ancora realizzarsi.

Non muore la speranza di vedere L’Auriga tornare a regalare sorrisi e sostegno a chi ne ha bisogno, a far salire su un cavallo chi si trova costretto su una sedia a rotelle o a far correre libero a perdifiato chi è prigioniero di se stesso.

Stefania Giudice

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4 COMMENTI

  1. Grazie a Stefania Giudice: una descrizione del centro L’Auriga partecipata e fedele alla realtà. Chi ha frequentato questo centro di ippoterapia può confermare ogni parola di questo articolo.
    I disabili e i “normali” che ora lo vedono chiuso non hanno trovato altrove lo stesso spazio aperto, rigoroso nella terapia quanto disponibile: ad un nuovo rapporto con gli animali, alle nuove amicizie, al confronto con altre esperienze. Speriamo che riapra, noi genitori. Mi permetto di segnalare, a chi voglia capire meglio, il servizio mandato in onda Venerdì scorso da RaiNews24, e rivedibile qui: http://altrevoci.blog.rainews24.it/2011/02/25/ippoterapia/

  2. ogni porta che si chiude è una perdita per tutti, una sconfitta sociale, è noto a tutti che chi ha problemi relazionali trova giovamento in una prima fase nel contatto con le piante e la loro cura. Fiorisce la speranza. Per chi è già più disponibile, il contatto con l’animale, caldo, morbido, con un carattere propriprio e precise esigenze è il mezzo migliore per sbloccare il proprio limite. Altro si può mutuare, più mezzi si usano contemporaneamente meglio è, ma come usare l’ippo terapia se il centro è chiuso? A chi è preposto per l’ascolto e vegeta ed è testardo come un mulo possiamo proporre l’umano terapia: mettiti tu nei panni di chi soffre. P.S. Provate a contattare il centro Porta Aperta associazione onlus per disabili, hai visto mai l’unione fa la forza? o il Comitato L’Agorà che mette in rete varie associazioni.

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