Home ATTUALITÀ Auditorium – Mannarino fa il solito pienone e presenta Supersantos

Auditorium – Mannarino fa il solito pienone e presenta Supersantos

Ieri, all’Auditorium, in un concerto dal tutto esaurito, Alessandro Mannarino ha presentato “Supersantos”, la sua seconda avventura discografica. E’ il racconto di un viaggio, dal tramonto all’alba, dove si intrecciano vicende e si incontrano personaggi tutti legati allo stesso filo. Fra arpeggi di chitarra e testi intrisi di malinconia e gioia, amore e follia, il cantautore romano ha affascinato come sempre i presenti fra i quali l’inviato di VignaClaraBlog.it, che così ci racconta la serata.

Non che io abbia un occhio particolarmente acuto: ho la mia vista normale, non porto gli occhiali ma non sono nemmeno un supereroe della Marvel. Però sono quasi certo di una cosa: ieri sera c’era davvero il pienone. Non una poltroncina libera, nessuna chiazza rosso tappezzeria. Quando un ragazzo di trentadue anni riesce a riempire la sala grande dell’Auditorium (siamo sui 3000 posti), di cose buone in musica deve averne combinate.

In effetti col suo disco d’esordio – Bar della Rabbia – è stato a più riprese proclamato come una delle novità più importanti dell’intero panorama cantautoriale italiano. Un swing disinteressato tra Buscaglione e Capossela, semplice e gitano quanto basta per non confonderlo con gli arzigogoli di Sergio Caputo.
La sua fortuna, specialmente quando si trova davanti al pubblico capitolino, è direttamente proporzionale al sarcasmo tipico di quella Roma che mai oserebbe prendersi troppo sul serio, nemmeno di fronte a morte, amore o altri fatti del genere.

Per chi come me – torniamo a ieri sera – aveva già avuto modo di occupare una poltroncina al suo concerto di settembre (stesso posto, stessa ora), non avrà esitato un solo momento all’acquisto del biglietto: in quell’occasione Mannarino aveva offerto due ore di intrattenimento musicale di grosso spessore, trascinando il pubblico ad una partecipazione attiva tant’è che a un certo punto poteva pure chiamarlo “il mio pubblico”. Ottimi presupposti.

Ci sarebbe da spendere due parole su quanto sia difficile per un artista fare un secondo album dopo che il primo è andato così bene, ma vi risparmio la litania anche perché non ci ho mai creduto.
Di fatto il concerto di oggi sarebbe stato un ottimo trampolino di lancio per il secondo album di Mannarino che si chiamerà “Supersantos”. Parlo al condizionale perché l’uscita del disco è prevista per il 15 marzo, il che è piuttosto singolare e per niente vantaggioso in termini d’immagine. Però questa è una storia di marketing, poco importa.

“Supersantos” dicevo. Oltre ad essere un celebre pallone di gomma arancione – chiunque abbia vissuto gli anni ‘80 e ‘90 avrà avuto il suo incontro con la celebre sfera – è anche il modo sgrammaticato di definire quegli individui che si credono al di sopra dei santi, che sono protagonisti delle nuove creazioni parzialmente presentate ieri sera alle orecchie di un curioso ed impaziente pubblico.

Devo dire che, forse complici le tante aspettative, le novità sono state accolte con una più tiepida partecipazione: solo in pochi conoscevano i testi e potevano accompagnare la performance. In generale mi è sembrato che con “Supersantos” si sia fatto un passo fuori dalla strada principale, forse più in direzione del recitalcantando che dello stornello.

Pochi i pezzi ballabili – uno dei quali, “Serenata Lacrimosa”, è stato usato per aprire e chiudere la serata e sarà di certo tra i più longevi del disco – tante le storie da risentire. La qualità del suono, specie per chi era relegato in alta galleria, non ha permesso di apprezzare al meglio i nuovi testi, generando quell’insoddisfazione tipica di chi avrebbe voluto, ma no. Sul palco, una numerosa orchestrina ha accompagnato con altalenanti risultati la voce avvinazzata di Mannarino e della sua spalla al femminile.

Il corpus centrale del concerto, dedicato appunto alle novità, è stato comunque accolto da un buon ottimismo partecipativo in termini di applausi, nonostante si percepisse la scarsa e prevedibile mancanza di quella cementazione che hanno soltanto le canzoni suonate e risuonate.
A riprova di quanto detto, quando sul finale Mannarino gioca i suoi assi il pubblico finalmente abbandona l’orrenda compostezza da orchestra sinfonica e si mette a ballare.

Sconfitti i soliti talebanismi del personale di sicurezza, sotto al palco la festa può cominciare e sulle note di “Scetate vajò”, “Me so ‘mbriacato” e l’autentico jolly “Il bar della rabbia”, si ritrova la piacevole atmosfera fino a quel momento rimandata.
La sala si colora della stessa armonia di settembre, e sembra la soffitta di Romeo quando gli fanno visita Scat Cat e la sua gang. Quelli erano gli Aristogatti, un classico Disney.
Auguro a Mannarino la stessa longevità, e aspetto il 15 marzo per una valutazione più ponderata del suo “Supersantos”.

Matteo Strada

© foto e testo: riproduzione riservata, proprietà EdiWebRoma

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7 COMMENTI

  1. Caro Matteo Strada,
    e che “arzigogoli” farei? Ricordami in quale concerto sei venuto a sentirmi, magari posso arzigogolare meglio.

    Sergio Caputo

  2. Caro Sergio,
    Purtroppo ho avuto il piacere di venirti ad ascoltare soltanto tre volte, tutte a Roma (al Celio ed in un altro club dove hai suonato più di una sera). Non avertene a male: il mio modo di intendere il termine in questione è da leggersi in maniera positiva. Stravedo per la tua musica e per il tuo modo di concepire il “contenitore-canzone”, e trovo le tue figure retoriche sottili ed efficaci. In quest’ottica, cento di queste canzoni arzigogolate (e magari un altro romanzo, che il primo è scivolato via troppo in fretta).

    Matteo Strada

  3. 4 luglio Anfiteatro Romano di Fiesole

    Mannarino arriva sul palco, la serata è fresca e il cielo e pieno di nuvole, ma il popolo di Mannarino non teme , la pioggia non ci fermerà.
    La compostezza mia e del resto del pubblico va in frantumi fin dal primo brano.
    Serata bellissima, le musiche e i testi di questo artista ci hanno dato forti emozioni e forti incazzature (ci dicono di vivere da morti per poi resuscitare), ma hanno fatto vibrare anche il nostro cuore. Bravo Mannarino ci hai tenuto in pugno, abbiamo messo a dura prova le nostre corde vocali e hai fatto vibrare le nostre anime fino all’ultimo dolce sospiro della tua voce.
    Spero di rivederti presto.

    Ps. Dopo il concerto ti ho aspettato per poter fare una foto, non ti sei fatto vedere
    , peccato !!!! unico neo negativo. L’unica persona che sono riuscito a vedere una specie di mastino ergumeno che faceva parte della sicurezza!! Non ti serve ti proteggiamo noi, e sicuramente siamo anche meno incazzati.

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