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Via Gradoli all’Ordine del Giorno della Commissione Sicurezza capitolina

Nella giornata di oggi, venerdì 4 febbraio, la Commissione Sicurezza di Roma Capitale si è riunita per esaminare lo stato dell’arte del “caso via Gradoli” dopo l’ultima operazione di Ottobre 2010 (leggi qui) nel corso della quale agenti del XX e dell’VIII Gruppo Municipale, coordinati dal comandante Antonio di Maggio, posero sotto sequestro amministrativo circa 30 “appartamenti” interrati, nei civici 65 e 69, identificando 40 persone, gran parte stranieri irregolari.

A valle dell’operazione furono molti i plausi, in primis quelli del Comitato per via Gradoli, sorto circa un anno fa con l’obiettivo di restituire dignità e decoro a questo spicchio della Cassia e che a tal fine, oltre gli sgomberi delle decine di mini appartamenti, tutti senza finestre, senza luce, senza aria ma tutti condonati a civile abitazione, chiede “la demolizione di tutti gli impianti tecnologici, il ripristino delle destinazioni d’uso originarie e l’accertamento delle responsabilità amministrative e penali degli autori di tale scempio edilizio e di tutta l’annessa catena di speculazione e sfruttamento.” come ebbe a dire in un recente comunicato (clicca qui).

Ed è di questo che si è parlato nella riunione di oggi, alla quale, oltre ai consiglieri Fabrizio Santori, presidente della commissione, e Ludovico Todini membro della stessa, hanno partecipato il Comandante del XX Gruppo della Polizia Municipale, Giuseppe Bracci, il delegato del Vice Capo di Gabinetto del Sindaco, Alfredo Mantici, ed i rappresentanti del Comitato, Carlo Maria Mosco e Lucio Maria Frizzoni, tutti d’accordo nel considerare Via Gradoli “una priorità”.

Per quanto riguarda l’emissione di nuove ordinanze di sgombero, i presenti hanno convenuto che occorre effettuare ulteriori verifiche che rendano giuridicamente inattaccabili nuovi provvedimenti ed a tal fine, assieme alla ASL, si terranno quanto prima dei nuovi sopralluoghi per avere un quadro generale delle reali condizioni delle unità immobiliari sotto tutti i profili amministrativi e normativi.

E’ stato anche deciso che la commissione chiederà agli uffici competenti se le unità immobiliari, ove abitano nuclei familiari residenti, siano conformi alle norme sull’idoneità alloggiativa e come sia stato possibile, in caso di inidoneità, rilasciare il certificato.

Pare dunque che la volontà di proseguire sulla riqualificazione di via Gradoli, “una vera priorità” ci sia tutta da parte del Campidoglio.

Fabrizio Azzali

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6 COMMENTI

  1. al momento -7 febbraio- non si è ancora mosso nulla…attendiamo i prossimi controlli e le iniziative che ne seguiranno.

  2. Ritengo doveroso ringraziare l’on. Ludovico Maria Todini per il suo interessamento e ugualmente il presidente on. Fabrizio Santori per aver sollecitamente convocato in tempi brevi la Commissione con all’o.d.g. la situazione di via Gradoli.
    Detto questo, debbo rilevare come da questa riunione e da quella tenutasi il 31 gennaio presso l’ Ufficio Coordinamento Politiche della Sicurezza – Patto Roma Sicura emerge che allo stato degli atti non é prevista a breve l’emanazione di alcuna ordinanza di sgombero, così come incautamente promesso dal delegato del sindaco alla Sicurezza Giorgio Ciardi il 14 ottobre, dopo lo “storico sgombero” al civico 65.
    Considerati i tempi della macchina amministrativa….,in attesa dell’adozione di provvedimenti risolutivi, il Comitato pretende che si provveda URGENTEMENTE alla rimozione dai locali interrati delle bombole GPL, che continuano ad essere detenute e utilizzate in violazione delle normative sulla prevenzione incendi, come più volte rilevato dai sopralluoghi del Comando Provinciale dei VV.FF: “i bidoni di gpl non devono installati in locali o vani a livelli più bassi del suolo( cantinati, ecc.) o in locali direttamente adducenti a cantinati, sottosacale e ripostigli”.

    Lucio Maria Frizzoni

  3. Circa la presenza di bombole GPL nei locali interrati, il Comitato, dopo una ricognizione delle fonti giuridiche, richiama l’attenzione sui seguenti punti.
    1. Premesse
    2. Necessità di adeguata formazione del personale dedito all’installazione.
    3. Disciplina sul posizionamento delle bombole nei locali

    1. PREMESSE
    Nel 2008 si sono verificati 142 incidenti con un totale di 24 morti e 145 feriti.
    La principale causa degli incidenti (35,9%) è dovuta alla carenza di manutenzione che ha causato il 12,5% dei decessi.
    La disattenzione insieme all’uso scorretto o errata manovra ha causato il 28,2% degli incidenti e il 16,7% dei deceduti.
    L’insufficiente ricambio d’aria ha causato il 6,3% degli incidenti e il 8,3% dei deceduti.
    L’utilizzo di apparecchi/materiali difettosi e/o obsolescenti è stata la causa del 8,5% degli incidenti e del 4,2% dei deceduti.
    Lo 0,7% degli incidenti è stato provocato dall’installazione non conforme con l’8,3% dei deceduti.
    Lo 0,7% degli incidenti è stato causato da interventi esterni.
    Non è stato possibile accertare la causa per il 19,7% degli incidenti ed il 50% dei decessi.
    ALCUNE RIFLESSIONI SULLE CAUSE DEGLI INCIDENTI
    In generale è stata rilevata la concorrenza di più cause nel determinare tali incidenti, in particolare:
    a. la violazione degli obblighi di manutenzione;
    b. la violazione di prescrizioni di legge/normative relative alla corretta ubicazione degli apparecchi, in riferimento ai locali d’installazione;
    c. la mancanza o la non idoneità, nei casi dovuti, delle aperture di ventilazione.

    2. NECESSITA’ DI ADEGUATA FORMAZIONE DEL PERSONALE DEDITO ALL’INSTALLAZIONE
    Il GPL è considerato uno dei gas più pericolosi rispetto ai rischi di esplosione ed incendio. Un impianto alimentato con bombole di G.P.L. deve essere ben realizzato e mantenuto per essere sicuro…
    In effetti il problema principale è che le istallazioni sono spesso “fatte in casa” perché tuttora le bombole vengono di fatto vendute al singolo che poi provvede ad installarle da solo.
    Purtroppo chi installa le bombole di G.P.L. in casa da solo non sempre verifica:
    • La presenza delle fascette bloccatubo,
    • La scadenza delle tubazioni di collegamento
    • La presenza di superfici di ventilazione (ogni anno avvengono moltissimi casi di intossicazione da monossido di carbonio ad esempio nelle case di campagna per l’utilizzo improprio di stufette nelle camere..)
    • Il posizionamento delle bombole in un locale idoneo (fuori terra, di volumetria adeguata ecc..).
    In effetti oggi per installare una bombola di G.P.L. è necessario poter disporre di una adeguata formazione; questo è previsto dal Decreto Ministero dell’Interno, 15 gennaio 2007, “Approvazione dei requisiti degli organismi formatori, del programma e delle modalità di svolgimento dei corsi di formazione, rivolti ai rivenditori e agli installatori di bombole GPL, ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo 22 febbraio 2006, n. 128“.
    Inoltre il Decreto Legislativo 22 febbraio 2006, n. 128 “Riordino della disciplina relativa all’installazione e all’esercizio degli impianti di riempimento, travaso e deposito di GPL, nonché all’esercizio dell’attività di distribuzione e vendita di GPL in recipienti, a norma dell’articolo 1, comma 52, della legge 23 agosto 2004, n. 239” prevede, tra l’altro:
    Art. 11. – Formazione degli addetti
    1. Al fine di garantire la sicurezza antincendio nelle attività di installazione ed utilizzo delle bombole, ogni azienda distributrice di GPL in bombole provvede, mediante apposito corso di addestramento tecnico, a far istruire i propri rivenditori sull’uso corretto dei recipienti e dei loro annessi, secondo le vigenti norme di sicurezza.
    ….Omissis…….
    Art. 16. -Norme in materia di assicurazione della responsabilità civile
    1. I recipienti, consistenti in bombole e serbatoi di cui al decreto del Ministero dell’interno del 14 maggio 2004, riempiti con GPL, a qualunque uso destinati, non possono essere detenuti in deposito, messi in distribuzione od installati se l’impresa distributrice non abbia provveduto all’assicurazione:
    a) della responsabilità civile cui e’ tenuta essa impresa o qualsiasi altro soggetto per danni conseguenti all’uso dei recipienti e relativi annessi, compresi gli strumenti di connessione all’impianto di utilizzazione, causati a persone, cose ed animali;
    b) della responsabilità civile dell’utente o delle persone con esso conviventi conseguenti all’uso dei recipienti e relativi annessi.
    …….Omissis……
    Dalle norme riportate appare quindi da un lato riconosciuta la necessità di possedere una adeguata formazione per poter installare una bombola di gpl, mentre dall’altro lato non si indica chiaramente il divieto di effettuare installazioni fai da te richiamando comunque la necessità, per le imprese che distribuiscono le bombole, di stipulare una idonea assicurazione.
    Ogni anno nel nostro paese avvengono troppi incidenti a causa di errate installazioni di bombole di G.P.L. o per la mancata manutenzione dell’impianto; non bisogna infatti dimenticare che una singola bombola, se coinvolta in un incidente, può causare danni enormi, fino a causare il crollo di edifici. Sarebbe importante poter fare chiarezza sul divieto di installazione non effettuata da personale abilitato, garantendo in questo modo il necessario livello di sicurezza.

    3. DISCIPLINA SUL POSIZIONAMENTO DELLE bOMBOLE NEI LOCALI
    La prima regola da seguire con il GPL (sia in bombole che in serbatoi) è che non deve essere mai depositato in locali interrati e che le tubazioni, come abbiamo spiegato, devono essere sempre realizzate a regola d’arte.
    In proposito rileva una vecchia circolare del Ministero dell’interno, la n. 78 del 14/07/1967, che ha per oggetto: “Impianti di g.p.l. per uso domestico. Criteri di sicurezza” .
    Ovviamente, esistono anche alcune norme UNI CIG che forniscono indicazioni sulle caratteristiche dell’impianto interno ( e cioè delle tubazioni e dei dispositivi di sicurezza), ma per il posizionamento delle bombole vale ancora questa vecchia circolare, che illustriamo di seguito.
    Tale atto normativo, dopo un preambolo introduttivo, spiega che per migliorare la sicurezza delle installazioni domestiche di impianti a gas, potrebbero essere inseriti nei regolamenti edilizi comunali o in quelli di polizia urbana i seguenti criteri, che ovviamente possono essere adottati anche in mancanza di previsioni specifiche nei regolamenti edilizi (fatto salvo quanto indicato dai singoli Comuni, che potrebbe essere più restrittivo di quanto previsto dalla circolare del 1967).
    Le misure minime previste sono in sostanza le seguenti:
    1) installazione della bombola di g.p.l. all’esterno del locale nel quale trovasi l’apparecchio di utilizzazione (ad esempio: fuori i balconi o in nicchie chiuse ermeticamente verso l’interno del locale ed aerate direttamente verso l’esterno);
    2) protezione della tubazione fissa metallica, nell’attraversamento delle murature, con guaina metallica aperta verso l’esterno e chiusa ermeticamente verso l’interno. Tale tubazione dev’essere munita di rubinetti d’intercettazione del flusso. La tubazione flessibile di collegamento tra quella fissa e l’apparecchio utilizzatore deve essere realizzata con materiale resistente all’usura e all’azione chimica del g.p.l. Le giunzioni del tubo flessibile, sia alla tubazione fissa che all’apparecchio utilizzatore, devono essere eseguite con accuratezza in modo da evitare particolare usura, fuga di gas e possibilità di sfilamento del tubo stesso;
    3) per evitare la fuoriuscita del gas di petrolio liquefatto in caso di spegnimento della fiamma, può risultare utile l’applicazione di adatti dispositivi in commercio.

    Circa la possibilità di installare una bombola in un seminterrato, qualora il piano di calpestio sia posto al di sotto del piano di riferimento esterno (impedendo la possibilità di realizzare aperture di aerazione verso l’esterno al livello del pavimento) l’uso del GPL è vietato.
    Questo divieto lo trova nel D.M. 12 aprile 1996 (Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti termici alimentati da combustibili gassosi) per gli impianti di potenza superiore a 35 kW e nella UNI CIG 7129 e vale per tutti gli apparecchi utilizzatori alimentati a GPL.

  4. Per comprendere la posizione del Comitato sulle riunioni del 31 gennaio e del 4 febbraio, bisogna fare alcune premesse.
    Pur rendendomi conto della lunghezza dell’esposizione, non posso fare altrimenti; spero pertanto che il lettore sia indulgente con chi scrive.

    Il 14 ottobre 2010 il delegato del Sindaco, Giorgio Ciardi aveva promesso l’emanazione di ulteriori ordinanze di sgombero entro il 31 dicembre 2010.

    Il 21 gennaio 2011, a seguito del silenzio della P.A., il Comitato e i residenti hanno promosso una nuova mobilitazione mediante istanza rivolta alle autorità di governo del territorio e ai mass-media.

    Il 31 gennaio, si è tenuta una riunione presso l’Ufficio Coordinamento Politiche della Sicurezza – Patto Roma Sicura, avente quale oggetto la “Situazione inerente gli immobili siti in V. Gradoli nei civici 65/69 e 35/37”. Hanno partecipato, per il XX° Municipio, il Presidente Giacomini, il Comandante della P.M., dott. Bracci e per l’U.O.T. l’arch. Maio; il Direttore del Dipartimento Promozione Servizi Sociali e Salute, dott. Bultrini; il dott. Taiti e il sig. Romani per il Gabinetto del Sindaco; il dott. Italia per l’Ufficio Coordinamento Politiche della Sicurezza; la dott.ssa Bordi per il Servizio Igiene e Sanità Pubblica – ASL RME, e altri responsabili, tra cui il sig. Funari per la Direzione Attuazione degli Strumenti Urbanistici.
    Giacomini ha “evidenziato la situazione irregolare degli immobili in oggetto”. Il dott. Bultrini ha rilevato come il presupposto per l’emanazione di ulteriori ordinanze sia costituito dallo “stato di pericolo per la salute”. Il funzionario della P.M. ha riferito come molti locali siano “in possesso di concessioni in sanatoria” ovvero di “documentazione attestante la presentazione dell’istanza di sanatoria”. Il sig. Funari, dell’Ufficio Condono Edilizio, ha precisato che, anche in presenza di detti atti, “il rilascio del certificato di agibilità è subordinato ad apposita procedura”.

    Il 4 febbraio 2011, su istanza del Comitato e grazie al consigliere Todini, si è tenuta un’audizione presso la Commissione consiliare sulla Sicurezza, rappresentata per l’occasione dal Presidente, on. Fabrizio Santori (PDL), dal consigliere on. Ludovico Maria Todini (PDL), dai delegati degli on.li Naccari (PDL) e Rossin (La Destra); sebbene regolarmente convocati, erano assenti i rappresentanti del PD, dell’UdC e dell’API. All’incontro hanno partecipato il dott. Bracci, Comandante del XX° Gruppo di P.M., e la sig.ra Venanzi dell’unità di Polizia Giudiziaria, il dott. Taiti per il Gabinetto del Sindaco, oltre ai rappresentanti del Comitato per Via Gradoli. È emersa l’impossibilità del Comune di adottare in tempi brevi le misure promesse il 14 ottobre 2010 e l’esigenza di effettuare ulteriori accertamenti congiunti.

    Il Comitato, sebbene apprezzi che Via Gradoli costituisca una priorità nell’agenda dell’Amministrazione, rileva quanto segue.
    1. Siamo molto sorpresi che nell’o.d.g. del 31 gennaio non sia stato menzionato il civico 96, principale fonte di degrado, oltre che di eventi storici e di cronaca.
    Ci chiediamo se vi siano ragioni occulte (non mi riferisco, ovviamente, ai servizi segreti).

    2. Rilevimo come sussista uno stato di pericolo per la salute e la sicurezza, come dimostrato dalle esplosioni del 28 novembre e del 9 dicembre 2009 (il punto sarà illustrato in un secondo commento).

    3. Il Comitato conviene su ulteriori verifiche tese all’adozione di provvedimenti amministrativi giuridicamente inattaccabili.

    4. Riteniamo che l’Amministrazione capitolina dovrebbe verificare la conformità tra le dichiarazioni rese dai proprietari nelle relative istanze e le rilevazioni della P.M. e degli uffici tecnici, provvedendo a segnalare all’Autorità Giudiziaria i casi di discrepanza oltre che a revocare l’eventuale misura di condono concessa.

    5. Richiede che l’Amministrazione provveda con opportuna frequenza all’ispezione dei locali segnalati per la rimozione delle bombole GPL tutt’ora presenti nei locali interrati e fonte di attuale pericolo.

    Per concludere questo primo contributo, Il Comitato ringrazia l’on. Ludovico Maria Todini per l’interessamento mostrato, nonché l’on. Fabrizio Santori per aver convocato con sollecitudine una seduta ad hoc della commissione.

  5. Ieri mattina , 21 febbraio, sono finalmente ripresi gli accessi congiunti ( ASL, VV.UU. , Uffici Tecnici del Comune e del XX^ Municipio) alle palazzine del civico 96, grande assente negli o.d.g. della riunione del 31 gennaio presso l’Ufficio
    Coordinamento Politiche della Sicurezza – Patto Roma Sicura e dell’audizione
    del 4 febbraio presso la Commissione Consiliare Politiche della Sicurezza.
    Forse le recenti e reiterate segnalazioni da parte dei residenti organizzati nella forma del Comitatto ( fax, lettere, e-mail ) hanno avuto il loro effetto.
    E’ necessario che tali sopralluoghi siano estesi a tutte le unità immobiliari abusivamente locate ad uso abitativo e non vengano condotti, come lo scorso anno, mediante campionatura.
    Tutto questo lavoro di indagine dovrà necessariamente portare alla emanazione di nuove ed efficaci ordinanze di sgombero che vadano a spezzare quella odiosa catena di malaffare e sfruttamento che impunemente si perpetua da decenni !

    Lucio Maria Frizzoni

  6. speriamo che il lavoro necessario all’emanazione di nuove ordinanze di sgombero sia portato avanti con decisione e velocità, e che porti rapidamente gli attesi risultati.saluti

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