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Roma Film Fest: Io Sono Con Te e Kill Me Please perle dell’ottava giornata

Prima dell’attribuzione dei riconoscimenti (la cerimonia di premiazione è prevista per oggi alle 18.30), la V Edizione del Festival del Film di Roma ci ha regalato ancora una giornata assai godibile ed interessante, soprattutto grazie a due film in concorso, diversissimi tra loro ma davvero ben  riusciti (Kill Me Please e Io Sono Con Te), e grazie al documentario A Mao e a Luva.

Nel pomeriggio un gruppo di precari ha inscenato una manifestazione occupando la zona vicino ai cancelli dell’auditorium   La nostra ottava giornata allla V Edizione del Festival del Film di Roma comincia alle 15 al Teatro Studio dove, preceduta dall’interessante cortometraggio Breve Film d’Amore e di Libertà di Costanza Quatriglio, che racconta lo strappo tra una madre e un figlio separati dalla guerra, è in programma la proiezione di A Mao e a Luva, il documentario firmato dal regista italiano Roberto Orazi ed incluso, in concorso, nella categoria L’Altro Cinema Extra.

Siamo nello stato del Pernambuco, nel nord est del Brasile, più precisamente ci troviamo in una delle zone più povere e degradate della città di Recife, la favela Pina. In questo contesto, il regista Orazi incontra Ricardo Gomes Ferraz, 35 anni, conosciuto da tutti come KCal. Musicista, poeta e visionario, KCal, che a-mao-e-a-luva.jpgin 15 anni ha sacrificato le sue scarse risorse economiche nell’acquisto di libri usati, ha trasformato la sua palafitta in una biblioteca che è diventata un punto di riferimento per i bambini e per gli adulti della comunità, consentendo alle persone di immaginare un destino diverso e costituendo un antidoto contro la droga e contro la prostituzione. E’ la storia di un trafficante di libri, di un uomo testardo e sognatore che sostiene che ogni libro è un grido di libertà” e che iniziò questa sua folle impresa acquistando A Mao e a Luva (La Mano e il Guanto) dello scrittore Machado de Assis. Nel 2008 Kcal riceve un importante riconoscimento per questa sua meritoria attività, mentre l’anno successivo la sua opera è stata presa ad esempio dalle istituzioni brasiliane con la nascita di un progetto governativo che ad oggi ha attivato 514 biblioteche in tutto il paese. Questo documentario è davvero un film bello ed appassionante, le cui immagini ci mostrano una realtà fatta di estrema povertà ma anche di grande dignità: sopratutto attraverso gli occhi e le parole dei bambini riusciamo a scorgere una scinitilla di speranza, il sogno di una vita diversa. Da tenere in considerazione per la vittoria finale in questa categoria del festival.

Usciti all’esterno, diamo un’occhiata al red carpet dove sta sfilando il nutrito cast de Le Cose che Restano, la miniserie per la tv firmata da Gianluca Maria Tavarelli che racconta la storia di una famiglia che confusamente resiste e che, alla ricerca di una nuova identità, faticosamente si ricompone. Questo evento protesta2.JPGspeciale include tra i suoi protagonisti Paola Cortellesi, Claudio Santamaria ed Ennio Fantastichini. Appena terminato il tappeto rosso degli artisti – le 17 sono passate da pochi minuti – sentiamo del trambusto ed una voce che parla attraverso un megafono. I fotografi ed il pubblico si precipitano verso l’ingresso dell’auditorium dove un gruppo di circa duecento persone ha occupato la zona situata nelle vicinanze dei cancelli del complesso ideato da Renzo Piano. Si tratta di una manifestazione di un gruppo di lavoratori che sta inscenando una protesta contro il precariato. “Oggi non si può far festa, oggi si festeggia San Precario“, dice la voce al megafono mentre gli altri manifestanti mostrano i cartelli “più case meno caserme”, “no ai tagli: garanzie occupazionali, salari, dignità per i dipendenti trambus”, “no ai tagli, servizi sociali…bene comune (operatori sociali)”. Cancelli chiusi e polizia in tenuta antisommossa a presidiare la zona. Dopo il lungo sit-in davanti all’auditorium, i manifestanti si allontanano lungo viale De Coubertin scandendo slogan contro Berlusconi ed Alemanno.

Successivamente ci rechiamo verso la Sala Cinema Lotto dove siamo curiosissimi di assistere alla proiezione di Kill Me Please, la pellicola di produzione kill.jpgbelga, firmata da Olias Barco ed inclusa nel concorso della Selezione Ufficiale, nella quale il Dr. Kruger (interpretato dal bravissimo Aurelien Recoing) dirige una clinica destinata ad assistere il suicidio dei suoi clienti. Il film, fotografato in uno splendido bianco e nero, è una commedia grottesca, nerissima, politicamente scorretta, che ci mostra una galleria di personaggi irresistibili ed è costruita su situazioni comicamente e tragicamente paradossali. E’ un film riuscitissimo ed assai convincente che ci ha riportato alla mente, al netto della leggerezza e con peculiarità tutte europee, l’ultimo Landis di Burke & Hare, visto proprio qui al festival (leggi qui la cronaca della seconda giornata della rassegna con la recensione del film ed il resoconto dell’incontro con il grande regista americano). Sarebbe un gesto davvero coraggioso se la giuria internazionale, presieduta da Sergio Castellitto, volesse attribuire un riconoscimento a questa pellicola davvero intelligente e ben congegnata.

Dopo una puntata nel complesso dell’auditorium, torniamo alla Sala Cinema Lotto dove alle 20 è prevista la proiezione di Io Sono Con Te, la pellicola, firmata da Guido Chiesa ed inclusa nel concorso della Selezione Ufficiale, che è incentrata sulla figura di Maria di Nazareth e sull’educazione di Gesù. Maria è un’adolescente che viene promessa in matrimonio a Giuseppe, un vedovo che già ha due figli e che ha molti anni più di lei. Maria è incinta, ma Giuseppe accetta lo stesso di anticipare il matrimonio. Questo lungometraggio, secondo il nostro giudizio, è il candidato italiano per la vittoria del Marc’Aurelio d’Oro. Si tratta di un film bellissimo ed intenso, che è capace di rendere con profondità e io-sono-con-te.jpgcon un punto di vista inedito il carattere di Maria, la cui personalità si rivela di fondamentale importanza per la formazione di Gesù. Maria è riflessiva e calma, devota al Signore, ma con la sua saggezza precoce distingue tra rituali accettabili e prescrizioni che invece non lo sono (la circoncisione, il sacrificio degli agnelli). Maria è profondamente convinta che Dio vuole misericordia e non sacrifici e, per questa ragione, non è ben vista nè da Mardoccheo, il fratello di Giuseppe, nè da Zaccaria, il marito della cugina Elisabetta, che poi si ricrederà. Non ci sono stelle comete, angeli o presepi in questa pellicola. Maria partorisce, da sola, in una grotta, con la stessa naturalezza con la quale partoriscono le pecore che portava al pascolo, mentre Gesù è un bambino al quale la madre lascia libertà di movimento e di pensiero, un fanciullo che pone molte domande (i “perchè” dei bambini intelligenti) su Dio e sulla religione.
Questo film, nel quale i personaggi parlano in arabo e in greco antico, si avvale di interpreti femminili molto convincenti (Nadia Khlifi è Maria adolescente mentre Rabeb Srairi è Maria adulta) e comprende nel cast artistico due mostri sacri del cinema e del teatro italiano: gli straordinari Carlo Cecchi, nella parte di Erode, e Giorgio Colangeli nei panni di uno dei sapienti.

La proiezione che conclude la nostra ottava giornata al festival è l’episodio pilota di Boardwalk Empire, la serie tv articolata in 12 parti, ideata da Terence Winter (il creatore de I Soprano) e prodotta da Martin Scorsese, che firma proprio la prima puntata (tutta la serie sarà trasmessa da Sky a partire da gennaio 2011). La vicenda si svolge negli anni ’20 ad Atlantic City, New Jersey: con il proibizionismo i gangsters mettono in piedi un redditizio e rischioso commercio clandestino di alcol, destinato a diventare la causa di vicende sanguinarie, alle quali si intrecciano storie più intime e personali. I protagonisti della serie, costata più di 60 milioni di dollari, sono lo strepitoso Steve Buscemi, che interpreta un politico corrotto dall’animo malinconico, e Michael Pitt, che veste i panni di un giovane ambizioso, intelligente e spietato che vuole risalire in fretta la gerarchia del potere. Ricostruzione perfetta del boardwalk, cast stellare, regia impeccabile, scenografie di prim’ordine, azione e ritmo serrato: ci sono tutti gli ingredienti perchè questa serie, il cui primo episodio è da solo costato 18 milioni di dollari, abbia un grande successo di pubblico.

Giovanni Berti

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