Home ATTUALITÀ Roma Film Fest si apre col ritratto di Ugo Tognazzi

Roma Film Fest si apre col ritratto di Ugo Tognazzi

Con la proiezione di Ritratto di Mio Padre, il documentario di Maria Sole Tognazzi che ripercorre la vicenda umana e professionale di uno dei colonnelli della commedia italiana, si è aperta con un giorno d’anticipo rispetto all’inaugurazione ufficiale la V Edizione del Festival del Film di Roma. A vent’anni esatti dalla scomparsa di Ugo Tognazzi, una bella fetta del cinema nostrano si è incontrata nella Sala Sinopoli dell’Auditorium per omaggiare lo straordinario attore e regista che era nato a Cremona nel 1922.

Mentre nell’area intorno al Parco della Musica gli operai si danno un gran daffare per rifinire le strutture temporanee che costituiscono il Villaggio del Cinema, all’interno della Sala Sinopoli, a causa di un guasto, con la delegazione del film di Maria Sole Tognazzi rimasta bloccata in un ascensore, la serata di pre-apertura del festival inizia con trenta minuti di ritardo.
Sono infatti le 20 quando Piera De Tassis, direttore artistico della rassegna, dicendosi emozionata ed onorata, invita sul palco la regista della pellicola. Maria Sole Tognazzi, un poco preoccupata per la presenza della madre Franca Bettoja nell’ascensore (“soffre di claustrofobia”) e visibilmente commossa, ringrazia la stessa De Tassis e Gianluigi Rondi, nonchè i testimoni che compaiono nella pellicola, le istitutuzioni e i produttori che ne hanno reso possibile la realizzazione, avendo anche sdrammatizzato la sua preoccupazione per la mamma parlando di situazione da “supercazzola”. Risolto il problema dell’elevatore dispettoso, le due signore sono raggiunte sul palco da Gianmarco Tognazzi e Thomas Robsahm Tognazzi, il figlio norvegese di Ugo, mentre tra il pubblico della platea siedono, vicino al presidente del festival Gianluigi Rondi, la signora Bettoja, i rappresentanti delle istituzioni (Gianni Letta e Nicola Zingaretti), i registi Ettore Scola e Carlo Lizzani, Michele Placido, Valeria Golino, Laura Morante, Beppe Fiorello e Sergio Cammeriere, autore della musica originale del documentario.

Si spengono le luci in sala e le immagini amatoriali ci mostrano l’allegra tavolata natalizia della famiglia Tognazzi. Siamo alle fine del 1989 nell’amatissima casa di Torvajanica, l’indispensabile rifugio, il quartier generale emotivo, l’àncora irrinunciabile dello straordinario interprete de Il Federale, il luogo dove è vissuto insieme alla sua famiglia “anche internazionalmente allargata”, dove si dava convegno il cinema italiano per godere dei piaceri della vita e per parlare di lavoro in un’atmosfera rilassata, nella quale si organizzava il celebre torneo di tennis di ferragosto animato dai divi dello spettacolo (“e che ci vado a fare al Festival di Venezia?”), dove Tognazzi riceveva gli amici a pranzo e a cena, preparando di persona il menù ed invitando i più assidui (“i dodici apostoli”) a votarlo (spassosissime, al riguardo, le testimomianze di Mario Monicelli e Paolo Villaggio).

La casa di Torvajanica e l’ultimo Natale di Ugo Tognazzi: da qui si comincia e qui si ritorna nel narrare questa storia, nel dipingere questo ritratto di un uomo conviviale, complesso ed irrequieto, nel trattegiare i caratteri di un attore (e di un regista) sempre desideroso di mettersi in gioco e di rischiare, attento ad evitare le trappole del “sono arrivato” e a non lasciarsi ingabbiare dal successo.
La casa di Torvajanica è la chiave di volta, il grimaldello per cercare di penetrarne la personalità: Tognazzi era un uomo che odiava la solitudine e che, come dice Ettore Scola nel documentario, aveva un fortissimo bisogno di famiglia, nonostante le sue numerose avventure sentimentali e la circostanza che fosse sovente altrove a causa del suo lavoro. Papà affettuoso, uomo generoso, sebbene spesso lontano da casa: sullo schermo passano le immagini di Gianmarco e di Thomas, che ricorda la vicenda sentimentale di sua mamma ed Ugo, nonchè il suo ingresso ad otto anni nella casa di Torvajanica.

Super8, foto di famiglia, spezzoni di trasmissioni televisive e di molti film, brani di interviste rilasciate ad Enzo Biagi e Gianni Minà, backstage mai visti, le testimonianze di Ettore Scola, Carlo Lizzani e Pupi Avati, le parole di Marco Ferreri, Bernando Bertolucci e di Ricky Tognazzi, i ricordi di Michel Piccoli, Valeria Golino, Michele Placido e Laura Morante: tutto questo preziosissimo materiale aggiunge tasselli su tasselli, componendo tessera dopo tessera il mosaico della vicenda umana ed artistica di Ugo Tognazzi e presentandoci un eterno ragazzo, un uomo complicato e difficile da comprendere, una persona curiosa, anche di sapere come funziona l’asta del pesce ad Anzio, un uomo conviviale ed amante dei piaceri della vita, un conquistatore che “avvicinava le donne ancor prima di diventare attore”, un individuo che aveva voglia di essere moderno, anche con l’acquisto di un’improbabile vettura, un uomo, forse, indolente ma anche tenace ed ambizioso, che non inseguiva il successo tanto per il successo, che aveva la voglia e la necessità di osare, un attore e un regista originale, disponibile e protettivo nei confronti dei giovani artisti (emblematiche al riguardo le testimonianze di Valeria Golino, Laura Morante e Michele Placido), “un uomo troppo serio, per niente serio”, per citare il brillante e rivelatore ossimoro di Michel Piccoli.

In questo documentario la vicenda artistica, oltre a quella personale, è ricostruita con un montaggio di prim’ordine (sincere congratulazioni a Walter Fasano): gli anni ’50 e la televisione (Un, due, tre) insieme a Raimondo Vianello, i film di cassetta, la grande occasione cinematografica (colta) con Il Federale (1961) di Luciano Salce (suo stretto amico ed anche la persona che gli consiglierà di acquistare i lotti di terreno a Torvajanica), La Marcia su Roma di Dino Risi e La Voglia Matta, ancora di Salce; l’intuizione di acquistare i diritti de La Vita Agra di Bianciardi, da cui Lizzani trarrà il film che lo vede superbo protagonista, l’incontro con il “matto”, ossia con Marco Ferreri, il milanese che per farsi accettare parlava in romanesco, il regista che tutti i produttori e i benpensanti temevano, con il quale girerà ben 5 film tra il 1963 e il 1973. Poi, le pellicole come regista, tra cui Il Fischio al Naso, ed ancora Tognazzi attore che, insieme a Gassman, la Sandrelli e Mastroianni, viene diretto da Ettore Scola ne La Terrazza, i film con Monicelli (Romanzo Popolare e la trilogia di Amici Miei),  la grande soddisfazione di lavorare con Bertolucci all’inizio degli anni Ottanta: per la sua interpretazione de La Tragedia di un Uomo Ridicolo vincerà la Palma d’Oro per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes (premiato, dirà: “è uno scherzo? Se è uno scherzo, vado a suicidarmi sulla croisette, con una forchetta e gli spaghetti naturalmente!“). E, rischio dopo rischio, intuizione dopo intuizione, un grande successo in teatro con  Sei Personaggi in Cerca d’Autore, a Parigi e in francese. Poi, ancora a teatro, è L’Avaro di Moliere e recita insieme ad un giovanissimo Arturo Brachetti in M.Butterfly.
Applausi, applausi scroscianti sui titoli di coda. Per un ritratto intenso e preciso, commosso, penetrante e commovente.

La7, che coproduce questo straordinario film, lo trasmetterà domenica 31 ottobre alle 13.55. Non perdetelo: è un resoconto mirabile anche di un pezzo della nostra storia comune.

Giovanni Berti

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