Home ARTE E CULTURA Flavia Perina, l’informazione senza secondi “fini”

Flavia Perina, l’informazione senza secondi “fini”

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Residente a Roma in zona Via Cortina d’Ampezzo, dove ha trascorso gran parte della sua vita, Flavia Perina, 52 anni, in gioventù compagna di liceo di Piero Marrazzo ma anche amica d’infanzia di Isabella Rauti (moglie del sindaco Alemanno), parlamentare PdL finiana “di ferro” e quindi appartenente ora al gruppo FLI, direttore de Il Secolo D’Italia – organo ufficiale della destra italiana dal MSI ad AN – è una delle pochissime donne al vertice di un quotidiano. L’informazione è ancora un appannaggio maschile? Di questo, del XX Municipio e di altro ancora ne ha parlato con VignaClaraBlog.it in questa intervista.

In Italia sono pochissime le donne a dirigere un quotidiano. Paradossalmente le troviamo agli antipodi: lei al Secolo d’Italia e Concita De Gregorio all’Unità. Il giornalismo è ancora un mondo predominato dagli uomini? No, le giornaliste donne nell’arco di vent’anni hanno conquistato posizioni importantissime. Le loro firme sono predominanti nelle pagine di politica, nelle grandi inchieste, negli approfondimenti. Fanno ottime trasmissioni e buoni ascolti in tv, penso alla Annunziata e alla Gabanelli. Se le direzioni al femminile sono poche è perché gli editori italiani sono un pò arretrati, come in generale tutta la nostra imprenditoria: l’idea di una donna che guidi una squadra è ancora vista con diffidenza. Non è casuale che le scelte del “Secolo” e dell'”Unità” siano state fatte da due politici fortemente innovatori come Gianfranco Fini e il Veltroni del Lingotto.

Montanelli, Biagi, Longanesi, Pisanò, Scalfari, Feltri, Mieli e ne dimentichiamo tanti altri. Sono grandi firme del giornalismo italiano. Quale a lei il più vicino e quale il più lontano? Facile. Montanelli e Feltri.

Il giornalismo, quello veramente libero, è passione, è pancia prima della testa, è sacrificio e nottate in bianco. Ma questa è una professione per cui vale ancora la pena studiare, sudare, sgomitare, bruciare tutto il proprio tempo, insomma crederci? Il giornalismo è stato per me soprattutto un lavoro divertente, ogni giorno diverso. Oggi, poi, le sfide tecnologiche, l’affermarsi dell’on line, il mondo dei blog, ha aggiunto sale a tutto, ampliato la prospettiva. In generale diffido di chi parla di questo mestiere come in qualcosa in cui “credere”: il giornalista, per fare bene il suo mestiere, non deve essere né missionario né militante, deve conservare un pò di distacco, di leggerezza, di ironia. E più che sudare deve leggere, capire, essere curioso.

Flavia Perina deputata, su 6722 votazioni alla Camera, contate dall’inizio della legislatura a metà settembre 2010, è stata presente per il 73% delle volte. Un buon dato rispetto alla media. Come riesce a conciliare l’animus da deputato, che a volte deve scendere a compromessi, con quello da giornalista battagliera? Non mi sono mai trovata davanti a contraddizioni insormontabili, e quando è successo ho fatto le mie scelte anche in autonomia dal gruppo. Mi è capitato di votare in difformità dalla maggioranza a cui appartengo, ad esempio sull’omofobia o sulle ronde. Mi sono battuta, talvolta con successo, perché norme che giudicavo sbagliate non arrivassero neanche al voto. E qualche volta ho dato il mio contributo: penso alle regole sui medici-spia, cancellate dal pacchetto sicurezza dopo la petizione di Alessandra Mussolini alla quale ho dato una mano.

Cosa significa oggi essere di destra? E subito dopo le domandiamo: qual è l’essenza dell’essere finiani? Essere di destra: legalità come precondizione della politica, difesa dell’interesse nazionale, senso dello Stato, i diritti contro l’arbitrio, il merito contro il familismo, la giustizia sociale contro la legge del più furbo o del più forte. Essere finiani: idem.

Veniamo al territorio in cui vive, prima di tutto la politica locale. Quanto è di destra – nell’accezione di cui sopra – il governo ed il Consiglio del XX Municipio? Per favore, non glissi dicendo che non le interessa la politica locale… Al contrario, mi interessa moltissimo. Fra l’altro mio fratello Marco è assessore alla Cultura proprio nel XX, che considero un laboratorio straordinario. Il XX, ad esempio, è l’unico municipio dove il centrodestra ha “retto” nella campagna elettorale del 2006, quando Veltroni fece bingo in tutte le circoscrizioni romane: un dato che dovrebbe far riflettere il Pdl sulla necessità di non deludere le aspettative. È il municipio anagraficamente più giovane di Roma. E’ quello che ha ispirato non solo autori come Moccia ma un intero filone di cultura generazionale tra romanzo e cinema, penso al Niccolò Ammaniti di “L’ultimo capodanno” o alle “Finte bionde” di Vanzina

Il XX Municipio è un territorio dalle grandi contraddizioni, il più vasto e il più disomogeneo della capitale in termini di residenzialità, distanze, viabilità, fasce sociali, concentrazione di extracomunitari: qual è il suo rapporto con questa parte di Roma? Ho sempre pensato al XX come a un “paese”, dove alla fine si conoscono un pò tutti e anche i problemi di convivenza tra fasce sociali disomogenee sono ammorbiditi da una generale tolleranza, proprio come succede nei piccoli centri. La viabilità ha fatto enormi passi avanti con il sottopasso, ma la Cassia resta una tragedia. Mi è dispiaciuto enormemente il trasferimento del mercato di Ponte Milvio al coperto: il mercato era l’anima del quartiere, farlo sparire in un brutto palazzo è stata una follia. È come se a Padova avessero nascosto i banchi di Piazza delle Erbe o a Monaco il Viktualienmarkt. Bisognava al contrario ampliarlo, renderlo più bello e più comodo.

Da giornalista e da residente, ci confessi come vive le periodiche “incursioni” del colonnello Gheddafi in via Cortina D’Ampezzo con relativi bagni di folla al femminile. Ho visto le “gheddafine” sbarcare dai pullman. Uno spettacolo avvilente. Avrei voluto che il centrodestra alzasse la voce contro questo show.

Nei pochi giorni in cui è stata riaperta via Cassia Antica al doppio senso di marcia, lei, da residente di via Cortina d’Ampezzo, era favorevole o contraria? Ci dia la sua ricetta per risolvere l’annosa questione fra guelfi e ghibellini di via Cassia Antica. Quando hanno “richiuso” non me ne ero accorta. Ho preso tre multe in due giorni. Sono la persona meno indicata per dare un’opinione super partes: la controversia su quei duecento metri è ridicola, è ovvio a chiunque che debbano essere riaperti. Ed è incredibile che si usino le multe per fare cassa, con gli ausiliari del traffico nascosti dietro la prima curva per segnare le targhe di chi sgarra anzichè piazzati visibilmente all’inizio della strada per disincentivare le violazioni.

I suoi ricordi da diciottenne di Roma Nord: shopping a Vigna Clara o alla macchina da scrivere in una sezione MSI? Non tutti lo sanno ma a Roma Nord, in una piccola traversa di Corso Francia, tra il 1974 e il 1975, si sviluppò una delle esperienze politico-culturali che più hanno inciso nell’immaginario della destra: era il “covo” di Sergio Caputo, un posto dove si faceva musica, grafica alternativa, poesia, underground. Lì nacque il poster serigrafato che è stato il manifesto politico di tre generazioni, con il profilo di Ezra Pound e la frase: «Se un uomo non è disposto a rischiare qualcosa per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui». Una citazione così evocativa e potente che Gianfranco Fini l’ha scelta per concludere il suo famoso discorso a Mirabello. Beh, io ho cominciato ad avvicinarmi alla politica lì, intorno ai 14 anni. Quanto allo shopping, all’epoca l’idea che fosse un modo di passare il tempo era molto limitata: si andava nei negozi quando serviva qualcosa.

Chiudiamo tornando ad un tema a noi caro, l’informazione on-line. Lei è uno dei pochi politici a non avere un sito web personale, un fatto atipico di questi tempi… Faccio il direttore di giornale, e le cose che penso le scrivo tutti i giorni sulla carta stampata o sul sito del “Secolo”. Non ho un sito personale perché dovrei affidarlo ad altri, non ho tempo di gestirlo personalmente, e mi sembrerebbe sleale: sul web, se ci si sta, bisogna starci in prima persona, anche per dialogare e non solo per esibirsi.

Il Secolo d’Italia è nelle edicole ma anche in internet. Carta oppure on-line, chi vincerà la sfida dell’informazione nel futuro? VignaClaraBlog.it la sua scelta l’ha fatta. Se per il Secolo lei dovesse abolire una delle due modalità di distribuzione, a quale rinuncerebbe? Se dovessi fare un prodotto nuovo punterei sul web. Ma il “Secolo” ha una tradizione ultracinquantennale sulla carta stampata, è un “brand” legato alla formula tradizionale del quotidiano, e quindi sarebbe sciocco perdere questo posizionamento. Tra l’altro, in Italia, siamo ancora indietro: i media su internet sono ancora giudicati meno credibili di quelli che vanno in edicola. Ed é un peccato, perché spesso sono fatti molto bene come il vostro e sono una fonte preziosa anche per i giornali di serie A“.

Claudio Cafasso

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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11 COMMENTI

  1. Considerando che, la Sig.ra ha la possibilità di conoscere molte persone, vorrei chiedere se è vero che il Sig. Caporlingua (colui che ha realizzato il centro commerciale) ha fatto la proposta ai proprietari dei banchi del mercato, di lasciare lo stabile dove si sono trasferiti 3 anni fa, per ritornare nuovamente sul precedente piazzale. Ovviamanente la Cogeim (società di Caporlingua) costruirebbe gratis i locali al coperto per ospitare il mercato. Sembra che sia importante che nel centro commerciale ormai abbandanato non esisti più il mercato. Quale finalità si cela dietro una offerta così? Questa proposta riporta un operatore del mercato che vende la pasta, è stato fatta nelle ultime riunioni dei commercianti in XX, quando sono stati convocati per la comunicazione dell’inevitabile decisione di fare a doppio senso via Riano, in concomitanza dell’ apertura del ristorante di vetro. Grazie

  2. conosco il fratello Marco, lo stimo e mi auguro che assuma il governo del Municipio prossimamente poichè sono certa che potrebbe migliorare la qualità di vita di noi residenti.
    Questo per dire che la Sig.ra Perina nella mia mente, per quanto leggo e so di lei, affine a Marco per educazione… “la famiglia è una garanzia”, è il mio ideale di rappresentante politico pergiunta donna. Vorrei che il sistema elettorale fosse modificato con il ripristino delle preferenze per poterla votare.
    Grazie VCB per le ottime interviste e le persone che ci fate conoscere.

  3. Concordo, ottima intervista e personaggio molto interessante, soprattutto perchè donna e donna intelligente. Poi ognuno in politica la pensi come vuole, ma la bravura della Perina è innegabile.
    Bravi VCB, chi sarà il prossimo, anzi la prossima ?
    Saluti. Martina

  4. @ Elsa, scusa ma dici che “..la Sig.ra ha la possibilità di conoscere molte persone..” che “c’azzecca” questa domanda…???? Chiedigli di politica, giornalismo, Fini ecc…
    La domanda la avrei rivolta al Giacomini…

  5. Anch’io conosco (di nome) il fratello.
    Se c’e’ da chiudere al transito una via in prossimità di via cortina d’ampezzo è lui l’uomo giusto.

  6. @ Loredana
    Ti rimetto di seguito uno stralcio dell’intervista alla Perina realizzata da parte del giornalista Claudio Sabelli Fioretti nel 2005:

    Il tuo massimo di illegalità qual è stato?
    «I ripetuti reati di apologia di fascismo».
    Disegnavi croci celtiche.
    «Ma non era un reato la celtica».
    Almirante vi aveva ordinato di smetterla con le croci celtiche.

    «È vero. Ma noi continuammo e non è mai stato espulso nessuno per questo».
    Tu sei fascista?
    «Da quando facevo politica con il Msi ho sempre detestato il nostalgismo, il continuo riferimento all’età dei fascisti. Ci facevano ridere quelli che andavano a Predappio, quelli con il busto di Mussolini in casa».

    Mai avuto il busto di Mussolini in casa?
    «Mia madre aveva un bassorilievo di legno con il profilo di Mussolini sul quale un partigiano aveva tentato con un seghetto di staccargli il naso. Un cimelio».

    Cara Loredana conosco da tempo il fratello (Marco) della ben più nota Flavia … il suo studio vicino C.so Francia condiviso con il suo amico Angelo era a suo tempo invaso da busti, fermacarte, fasci littori, spille e quant’altro raffiguranti Mussolini. NO COMMENT ! Speriamo, a mio modesto parere che al contrario delle tue affermazioni …. non assuma “mai e poi mai” la presidenza del NOSTRO Municipio !
    Nella speranza che il mio commento venga pubblicato dagli ideatori di VCB … auguro a TUTTI una buona giornata !

  7. …. Bravo GMT!!!! Hai trovato un articolo di 5..!! anni fa…. Ma ti chiedo che ci facevi TU in quell’ufficio, allora, se sei tanto “avverso” ai Perina….??????

  8. @ Decio
    Le persone non si conoscono mai fino in fondo … non finiscono mai di stupire nel bene e nel male. Per Marco … con le tutte quelle promesse, quelle inutili promesse che non hai mai mantenuto mi ha deluso profondamente. Una delle tante … caro generale Massimo Decimo Meridio … la puoi appurare direttamente su questo blog: https://www.vignaclarablog.it/201003099678/via-trionfale-unopera-darte-abbandonata-da-sei-anni/
    Felice giornata con cotanto saluto … che a voi non dispiace:
    il braccio destro teso in avanti-alto con la mano tesa aperta leggermente inclinata in alto rispetto all’intero braccio oppure preferisci affiancare l’avambraccio destro di chi saluta a quello di chi si vuol salutare e scambiarsi una reciproca stretta al di sopra del polso. Cmq … te saluto !

  9. …. Caro GMT a me NON piace assolutamente quel “nostalgico saluto (quello romano era con il pugno sul cuore…) volevo solo ironizzare, perdonami.
    Rimango comunque convinto dell’idea..che sia sempre meglio un fermacarte (ereditato dal nonno) di Mussolini sulla scrivania di un poster alla parete con Previti…
    Che ne pensi….????

  10. Condivido assolutamente il tuo pensiero … che Dio ce ne scampi e liberi di un pluricondannato che dopo aver beneficiato dell’indulto ha scontato (solo perchè legale di Berlusclown) la pena sotto forma di affidamento ai servizi sociali ed è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Per ultimo, la scandalosa vicenda (circonvenzione d’ incapace) dell’ acquisto della villa dalla marchesa Annamaria Casati Stampa … arrivati a questo punto è meglio un fermacarte nostalgico !
    Buona giornata … Decio ! 😉

  11. “Essere di destra: legalità come precondizione della politica, difesa dell’interesse nazionale, senso dello Stato, i diritti contro l’arbitrio, il merito contro il familismo, la giustizia sociale contro la legge del più furbo o del più forte. Essere finiani: idem.”

    Da quando essere finiani vuol dire questo? E, soprattutto, per quanto tale definizione sarà in vigore?
    Consiglio a tutti gli esercizi proposti da Giovanni De Mauro, fondatore e direttore di Internazionale:

    Calcolare il numero di anni in cui è stato alleato di Silvio Berlusconi (sedici).

    Memorizzare almeno un paio di sue frasi famose (“Mussolini è stato il più grande statista del secolo”, La Stampa, 1 aprile 1994; “Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti”, La Stampa, 3 giugno 1994).

    Elencare i nomi dei deputati per cui ha negato l’autorizzazione a procedere o all’arresto (Cesare Previti; Marcello Dell’Utri; Gaspare Giudice; Amedeo Matacena; Umberto Bossi, accusato per la frase “Col tricolore io mi pulisco il culo”).

    Trascrivere i numeri di due delle leggi di cui è stato promotore (189/02, primo firmatario con Umberto Bossi della legge sull’immigrazione clandestina; 49/06 primo firmatario con Carlo Giovanardi della legge che elimina la distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere, e tra consumo e spaccio di droga).

    Tradurre la frase del Guardian a proposito della sua presenza nella questura di Genova durante il G8 del luglio 2001 (“He has never been required to explain what orders he gave”).

    Esercizi da fare per resistere alla tentazione di non trovare poi così male Gianfranco Fini.

    Giovanni De Mauro

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