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Ponte Duca d’Aosta: sporcizia, degrado e vita randagia

p9060039.jpgDa Ponte Milvio o dall’alto di Monte Mario il ponte Duca d’Aosta con la sua arcata in cemento armato lunga oltre cento metri si mostra in tutta la sua modernità ed eleganza; le ardite forme pensate dall’architetto Vincenzo Fasolo ne fanno uno dei ponti più belli di Roma.Se decidiamo però di attraversarlo o di scendere lungo le sue gradinate l’immagine elegante della struttura sparisce come d’incanto: rimane solo sporcizia, degrado e una incredibile trascuratezza.

Il ponte, intitolato ad Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, venne realizzato tra il 1939 e il 1942 con l’intento di collegare il Foro Mussolini con il quartiere Flaminio; lungo 220 metri venne costruito in cemento armato e ricoperto di lastre di travertino. All’estremità del ponte furono eretti quattro piloni con bassorilievi raffiguranti scene della 1° Guerra Mondiale realizzate dallo scultore Vico Consorti. Per l’epoca fu un ardito capolavoro che, sopravissuto ai tragici eventi della guerra, rischia oggi di cedere sotto i colpi dell’incuria e del degrado.
Nonostante una costosissima opera di restyling compiuta pochi anni or sono per procedere alla completa pulizia, ponte Duca d’Aosta oggi si presenta in pessimo stato. I marmi, specie in prossimità delle gradinate, sono stati tutti imbrattati con disegni e scritte demenziali da writers di ogni razza e credo calcistico che si sono accaniti, con pennelli e spray, sul bianco travertino..
Il marmo è danneggiato in numerosi punti e le erbacce crescono tra le fessure che si aprono tra una lastra e l’altra.

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Sotto le immense arcate bivaccano alcuni sbandati: alle sette del mattino dormono sepolti da uno strato di coperte che li difende dall’umidità della notte. Accanto a loro ci sono pentole, fornelli e avanzi di cibo come fossimo in una delle tante baraccopoli della più sperduta periferia.
Anche le aree adiacenti sono preda del degrado.

Il sottovia dove corre la ciclabile è sporco e imbrattato con numerose scritte mentre il galleggiante dove un tempo sostavano i battelli, danneggiato dalla piena del 2008, se ne sta piegato su di un lato trattenuto da grossi cavi di acciaio: gli alberi ed i detriti portati dalla corrente hanno piegato anche le ringhiere e la scala di accesso.
Le banchine adiacenti al ponte, utilizzate nei mesi estivi per ospitare alcuni stands gastronomici, sono ingombre di rifiuti ed erbacce; la vegetazione è talmente alta che sembra di essere in una foresta. La pavimentazione è danneggiata in più punti e l’assenza dei ‘sampietrini’, portati via dalla corrente, fa pensare ad un tessuto incancrenito.
Per fortuna a rendere meno desolante il paesaggio ci pensa lo splendido galleggiante del Centro Remiero dell’Università del Foro Italico (a proposito, quando entrerà in funzione, considerato che è stato ultimato da oltre un anno e che già inizia a mostrare i danni del tempo?).
Il motivo di tanto degrado è forse legato al fatto che durante la stagione calcistica, ogni domenica, migliaia di tifosi transitano per il ponte; questo non vuol dire però che la struttura debba essere abbandonata a sé stessa.

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Dopo lo scempio compiuto dagli skaters sugli splendidi mosaici opera delle maestranze friulane (leggi qui) ora è la volta di Ponte duca d’Aosta a subire l’aggressione della tifoseria calcistica.
Eppure ad alcune centinaia di metri si sta realizzando il nuovo Ponte della Musica che a giudicare dallo schieramento di materiali e mezzi graverà non poco sul bilancio comunale. E allora, ci si chiede: anziché costruire un nuovo faraonico ponte in acciaio (costo 7,6 milioni di Euro!) perché non si è pensato di utilizzare quei fondi per la manutenzione e la pulizia di quelli esistenti?
Nel percorrere la pista ciclabile che dirige a Ponte Milvio, dal folto canneto che costeggia l’asfalto, viene un flebile lamento: un uomo a terra, tra mucchi di stracci, vomita sangue e chiede aiuto ed una autoambulanza.

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Senza perdere tempo chiamiamo il 112 e mentre attendiamo l’arrivo del mezzo di soccorso scambiamo qualche parola con i compagni dello sventurato: sono romeni arrivati a Roma da alcuni giorni, senza lavoro e senza soldi. Trascorrono la notte nel fitto canneto, tra ratti e rifiuti.
In questa città cotica, sporca e disordinata il degrado e la sofferenza sembra non conoscano confini.
Francesco Gargaglia

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