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Cassia – aperta una nuova sede del Movimento Difesa del Cittadino

mdcsmall.jpgIl Movimento Difesa del Cittadino (MDC), associazione di consumatori di rilievo nazionale nata nel 1987 e presente in tutte le regioni italiane, ha inaugurato una nuova sede territoriale a Roma Nord, sulla Cassia, nel quartiere La Giustiniana, per rispondere all’esigenza sempre più avvertita da parte di consumatori ed utenti che risiedono nel XX Municipio, uno dei più popolosi di Roma, di avere  assistenza e consulenza.

La nuova sede è stata aperta da 3 avvocati ed un dottore commercialista, ciascuno esperto nei diversi settori ove solitamente insorgono problemi che coinvolgono quotidianamente i cittadini ed i loro uffici a La Giustiniana sono operativi dallo scorso Gennaio. Si trovano  in Via Martiri de la Storta n. 39, a pochi metri dall’uscita n. 3 del GRA, e sono aperti il mercoledì ed il venerdì dalle 16 alle 18, ma solo su appuntamento, da concordare telefonando, sempre negli stessi giorni, al numero 06.60513521 oppure via e-mail all’indirizzo romanord@mdc.it.

VignaClaraBlog.it ne ha parlato con l’avv. Marilena Panariello la quale ci ha spiegato che presso questa nuova sede di MDC, a fronte del solo contributo associativo, si può ottenere consulenza su ogni tipo di controversia, da quelle relative ai contratti di telefonia, mobile e fissa, a quelle relative alle utenze domestiche ed ai rapporti con le banche, dalle questioni inerenti le multe e le cartelle esattoriali alle controversie che possono insorgere in occasione di acquisti, anche a distanza (via internet o per corrispondenza). Anche i problemi di mobbing sui luoghi di lavoro ed i più banali litigi condominiali possono trovare una risposta presso l’associazione.

Avvocato, qual è il primo obiettivo dell’associazione? E’ quello di informare. Riteniamo, infatti, che la migliore prevenzione delle liti e, quindi, lo strumento più efficace per evitare contenziosi defatiganti, sia quello della conoscenza dei propri diritti e dei modi per tutelarli, che da tempo non sono più soltanto di natura giudiziale. Da anni il nostro legislatore sta incoraggiando l’uso di metodi alternativi di risoluzione delle controversie incentivando i tentativi di conciliazione prima di adire le Autorità Giudiziarie. Presso la nostra sede è possibile attivare, con tempi rapidi e costi molto bassi o nulli, non solo le conciliazioni presso i vari organismi all’uopo deputati ma anche la cosiddetta “conciliazione paritetica” con la quale, sulla base di un protocollo stipulato da associazioni di consumatori e grandi società (ad esempio Telecom, Vodafone, Poste, Enel, Acea etc), la trattativa e il tentativo di composizione della lite avviene tra due conciliatori che rappresentano le parti senza l’intervento di un terzo soggetto super partes, come invece avviene per la conciliazione classica. La conciliazione paritetica si caratterizza per la rapidità e l’economicità (praticamente gratuita per il consumatore) ed è lo strumento più adatto per affrontare il primo grado di una controversia.

Cos’è che ha spinto lei ed i suoi colleghi su questa strada?  Personalmente, ho iniziato una proficua ed entusiasmante collaborazione con MDC nel 2006, immobili.jpgallorquando, con il presidente, il dott. Antonio Longo, decidemmo di aprire uno sportello mobbing per prestare consulenza su uno dei temi lavoristici più caldi e controversi degli ultimi anni. Dopo quattro anni di utile cooperazione con MDC, insieme ad alcuni giovani colleghi avvocati e commercialisti abbiamo deciso di mettere a disposizione le nostre competenze, acquisite nel tempo anche in materia consumeristica, in favore di una platea diversa, più territoriale, nella zona nella quale già operiamo come liberi professionisti e non solo in ambito lavoristico. Ma ciò che, con l’associazione, intendiamo proporre, non è il vecchio modello avvocato/cliente, commercialista/cliente, bensì una relazione “di servizio” al cittadino, nell’ambito della quale riuscire a trovare la soluzione più celere e meno dispendiosa delle questioni di minore entità che si verificano nella vita di tutti i giorni e che necessitano di un approccio non convenzionale, più snello e maggiormente libero da intralci e farraginosità burocratiche.

Cosa distingue MDC dalle tante altre associazioni di difesa dei consumatori? Non vorrei sembrare di parte, ma devo dire che, sin da quando, nel 2006, ho avuto modo di conoscere il dott. Antonio Longo sono stata colpita dall’onestà intellettuale e dalla sincera passione, libera da condizionamenti e pesi politici, con la quale porta avanti la sua infaticabile azione, muovendosi, in maniera sempre indipendente da partiti politici e da sindacati, nelle diverse attività di informazione al cittadino e di promozione, nelle varie sedi istituzionali, della tutela dei diritti non solo del consumatore tout court, ma del cittadino in senso ampio, nelle sue differenti vesti (cittadino-consumatore, cittadino-utente, cittadino-risparmiatore, cittadino-paziente, cittadino-lavoratore).

Il fatto che negli anni siano fiorite tante associazioni è segno di un mercato turbolento, non trasparente, dove il rischio per il consumatore è sempre dietro l’angolo?  Certamente con l’avvento del consumo post-moderno, cambia il modo in cui vengono prese le decisioni: non più la scelta di una soluzione help.jpgefficiente ad un problema, quanto una logica, apparentemente contraddittoria, in cui a farne le spese è, anzitutto, il mito della razionalità delle scelte, sostituita da una forma di post-razionalità. Nel modello decisionale – non standardizzato e mutevole, proprio come l’ambiente sociale – trovano spazio anche tutti quegli aspetti irrazionali, antitetici come l’apparenza, il piacere dei sensi, il frivolo, l’emozionalità.
Nel postmoderno, pertanto, i rischi di scelte di consumo non consapevoli, anche perché indotte da pubblicità spesso ingannevoli, sono maggiori che in passato. Il mercato è “turbolento” proprio in quanto caratterizzato da continui cambiamenti di prospettiva, in cui i nuovi punti di riferimento non vengono inglobati nei precedenti, ma costituiscono nuovi punti di avvio. Un esempio di questa situazione è la differenza che passa tra lo sfogliare e leggere un libro e la navigazione ipertestuale di Internet.

In che modo e con quali modalità si è affermata anche in Italia una cultura consumeristica? Prima degli anni ’60 non v’era alcuna normativa che riguardasse il consumatore, quale anello debole del mercato. Del resto, non v’è menzione alcuna del “consumatore” quale soggetto giuridico nella nostra carta costituzionale. Anche il codice civile del ‘42 ha questa stessa impostazione: il mercato, fino all’emanazione della legge italiana antitrust (legge n. 287/1990), non era autonomo oggetto di tutela; gli imprenditori, nel rapporto con altri imprenditori, era l’angolo visuale. I consumatori, così come gli utenti nei confronti della pubblica amministrazione, erano soggetti ad una tutela “di secondo livello”, quale conseguenza della soluzione delle frizioni nelle relazioni tra le imprese. Il fenomeno del consumerism, di evidente derivazione d’oltreoceano, comincia a diventare un problema particolarmente avvertito sul finire degli consumer.jpganni ’60 dapprima in alcuni paesi europei con l’emanazione delle prime discipline normative rivolte all’informazione del consumatore. Ma, la vera svolta, al di là di sensibilità dei singoli Stati avviene nel progressivo cammino in direzione dell’integrazione europea. A partire dagli anni ’70 la politica di protezione dei consumatori ad opera delle istituzioni comunitarie ha conosciuto un notevole sviluppo fino a diventare un costante punto di riferimento per l’azione comunitaria ed è così che il consumatore “entra” anche nel nostro codice civile con la legge n. 52/1996; due anni dopo, la legge n. 281/1998, ha definitivamente consacrato questa cittadinanza, estesa anche alle loro associazioni.

Riconosciuta legalmente l’esistenza del consumatore, come nascono gli strumenti di tutela a sua difesa ? Accanto al riconoscimento cresce, parallelamente, l’interesse ad individuare gli strumenti di tutela. Anzitutto, la sicurezza e la responsabilità del produttore, affinché i prodotti immessi sul mercato non siano difettosi, pericolosi o non sicuri. A seguire, l’esigenza di attribuire un adeguato livello informativo sull’operazione economica da compiere. In quest’ottica si inseriscono la disciplina sulla pubblicità ingannevole e comparativa e tutti gli obblighi di disclosure previsti per la vendita fuori dei locali commerciali e a distanza. Il consumatore si “disarticola” in “acquirente”, “utente”, “risparmiatore”, a seconda della vicenda: si pensi ai viaggi tutto compreso, alla multiproprietà, ai contratti assicurativi, ai servizi di investimento, etc. La tutela viene poi resa effettiva con meccanismi “di ripensamento”, sotto forma del diritto di recesso, quando il consumatore – si presume – non abbia potuto maturare una decisione di acquisto consapevole (vendita fuori dei locali commerciali), ovvero qualora, come nella vendita a distanza, non possa, a cagione del mezzo, materialmente “toccare” il bene.
Si può recedere anche dagli acquisti di immobili in multiproprietà, soprattutto in carenza di informazioni sul bene. Sempre per restare in tema di tutela, un recesso.jpgsignificativo spostamento della sua effettività passa attraverso la possibilità di azioni collettive da parte delle associazioni dei consumatori o, comunque, dell’estensione a queste associazioni di poteri di denuncia e di attivazione di procedure di soluzione delle controversie, a latere degli ordinari strumenti giurisdizionali. Nell’ambito di un generale disegno di semplificazione e di riassetto normativo, nel 2005 è nato il cd. Codice del Consumo, che, finalmente, fornisce un insieme organico di regole relative alle diverse situazioni del vivere quotidiano dei consumatori..

Facciamo un esempio. Oggi le diverse compagnie telefoniche hanno adottato “il consenso telefonico registrato” per stipulare un contratto. Le pare una prassi trasparente, un consumatore può fidarsi di ciò che gli viene letto telefonicamente senza avere il contratto sotto gli occhi? Proprio per scongiurare il rischio di una scelta contrattuale non consapevole in caso di consenso telefonico registrato, l’AGCOM ha disposto che per attivare un contratto, cambiare gestore o aggiungere un servizio accessorio, il sì al telefono non basta. E nemmeno l’invio del kit a casa: senza consenso scritto, il contratto è nullo, qualunque sia l’offerta. Tutti i contratti che non rispettano le nuove direttive non hanno alcun valore e chi si trovasse con richieste di pagamento non deve pagare e ha diritto al ripristino del contratto precedente senza spese. E se la soluzione tarda, si deve denunciare l’accaduto all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che ha messo a punto le nuove norme e previsto multe decisamente salate, fino a 2,5 milioni di euro. E stabilito un principio fondamentale: la operatore-telefonico1.jpgmancata risposta dell’utente ad una offerta di fornitura non equivale mai ad un consenso. Insomma al telefono non è vero che “chi tace acconsente”.  In base alle nuove norme, prima della conclusione di qualsiasi contratto a distanza, l’operatore deve comunicare, all’inizio di ogni conversazione, il nominativo della società per conto della quale avviene il contatto telefonico, lo scopo della telefonata e il proprio nome e cognome. Al termine della conversazione l’addetto deve comunicare nuovamente il nominativo della società e il proprio nome e cognome. Se chi risponde si mostra interessato, chi ha telefonato deve anche comunicare, al temine della conversazione, il numero della pratica e i recapiti ai quali è possibile rivolgersi per ulteriori informazioni. La conversazione può essere registrata, ma solo se chi risponde al telefono è d’accordo, e in ogni caso si deve essere avvertiti di questa possibilità.
Ma anche se la conversazione è registrata e c’è il consenso al servizio, questo non può partire finché non c’è un contratto scritto. Prima o al più tardi al momento dell’inizio dell’esecuzione del contratto di fornitura, infatti, il titolare dell’utenza telefonica deve ricevere a casa un apposito modulo di conferma del contratto, che deve contenere non solo i dettagli dell’offerta, ma anche le modalità per bloccare il contratto stesso, tramite fax o posta elettronica, con i relativi recapiti. Insomma deve essere possibile cambiare idea fino all’ultimo minuto, ad esempio quando si è verificato, solo grazie al testo scritto, che l’offerta non è conveniente come era stato prospettato al telefono. In ogni caso è vietata la fornitura di servizi non richiesti, anche solo supplementari rispetto ad un contratto già in esecuzione.
Anche per gli optional occorre, dunque, un esplicito ok, sempre in forma scritta, così come per i servizi, che non possono essere attivati “a sorpresa” e mobile-phones.jpgneppure disattivati o modificati senza preavviso e senza consenso. In caso di attivazioni o disattivazioni di linee o contratti o di forniture di beni o servizi non richiesti, i gestori non possono addebitare nessun costo e sono obbligati al ripristino delle condizioni preesistenti come pure al ritiro, gratuito, di eventuali kit inviati a domicilio. Inoltre per i contratti in vigore, in caso di variazioni è obbligatorio il preavviso di un mese e scatta il diritto di recesso senza penali per chi non accetta le nuove condizioni.
Ovviamente c’è sempre il diritto di recedere dal contratto in qualunque momento se il contratto non viene o non può essere attivato.E se, nonostante tutto, arriva la bolletta di servizio non richiesto, il pagamento non è dovuto e in caso di mancato o ritardato pagamento di un singolo servizio l’operatore non può sospendere la fornitura degli altri servizi. Inoltre chi ha presentato formale reclamo contro l’addebito di un singolo bene o servizio, anche supplementare, può sospenderne il pagamento di questa spesa fino alla definizione della procedura di reclamo. Nel frattempo sono dovuti solo gli importi che non sono oggetto di contestazione. Per ogni questione e contestazione di fatture per servizi non richiesti è sempre possibile avviare il tentativo di conciliazione attraverso le associazioni di consumatori.

Un primo consuntivo di questi mesi: qual è la natura della controversia più ricorrente che vi è stata sottoposta? Sicuramente quelle insorte con le compagnie telefoniche, le banche e le agenzie immobiliari per la vendita di immobili “su carta”, cioè ancora da costruire. (red.)

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