Home AMBIENTE Roma – sotto il cappotto niente, nuova forma di accattonaggio ai semafori

Roma – sotto il cappotto niente, nuova forma di accattonaggio ai semafori

Un cappotto strappato e legato alla vita con una corda, aperto quanto basta per far vedere che sotto non c’è nulla. E poi gambe nude e piedi scalzi. Preferibilmente sporchi. Uomini, ma anche donne, che con lo sguardo sofferente tendono la mano e tentano di impietosire. Una nuova forma di accattonaggio sta “prendendo piede” ai semafori della Capitale.

Li trovi agli incroci ed ai semafori più trafficati, in silenzio chiedono l’elemosina senza offrire nulla in cambio. Non vendono fazzolettini di carta o accendini, non puliscono i vetri. Un modo studiato per eludere l’ordinanza del sindaco Alemanno n.184 del 20 ottobre 2009 (clicca qui) emessa per contrastare tutti coloro che offrono la pulizia dei vetri, che vendono merce di ogni tipo e quelli che sostando, ciondolando o indugiando sulla sede stradale ostacolano la sicurezza della circolazione dei veicoli.
Una ordinanza una cui maglia è rimasta troppo larga perché disponendo che lavavetri, venditori e postulanti non possono sostare “su sedi stradali pubbliche” se ne può dedurre che se restano sul marciapiedi la fanno franca.

E questi da “sotto il cappotto niente” l’ordinanza sembrano averla ben studiata, perché oltre a non vendere, non ciondolano e non indugiano sulla strada. Stanno fermi al semaforo ed appena scatta il rosso trascinano i loro piedi sull’asfalto e chiedono l’elemosina. Come scatta il verde tornano sul marciapiede.
Valli a prendere in flagranza, mica facile.

Tutto studiato dunque. Sia l’abbigliamento che l’atteggiamento rispondono a standard che non possono essere casuali visto che sono rispettati da ogni questuante. Il che lascia dedurre che non si tratti di un fenomeno sociale, di deboli, di disadattati, ma che alle loro spalle ci sia un’organizzazione che li prepara e li impiega sul territorio, con orari di lavoro predeterminati comprensivi di pausa pranzo.

Lo ha rilevato anche Fabrizio Santori, Presidente della Commissione sicurezza urbana del Comune di Roma, che qualche giorno fa ha inviato una lettera al Comandante del Corpo della Polizia Municipale di Roma e all’Assessore alle Politiche Sociali, Sveva Belviso, invitandoli ad approfondire la tematica.
“E’ alquanto inquietante – scrive Santori – la presenza di mendicanti seminudi ai semafori degli snodi più importanti della viabilità cittadina, vestiti tutti allo stesso modo per catturare l’attenzione e impietosire i passanti.”

Anche Santori ipotizza che dietro tali dinamiche si nasconda “un fenomeno di sfruttamento dell’accattonaggio alle spalle di questi soggetti, legati tra loro da una sorta di divisa di riconoscimento” e che sembra evidente che si sia diffusa l’idea, tra chi è solito ricorrere a mendicare per sopravvivere, “che la semplice presenza al semaforo, in mancanza della vendita di un prodotto o di un servizio, valga ad escludere la perseguibilità prevista dall’ordinanza sindacale 184 del 2009, un provvedimento pensato invece proprio per scardinare il fenomeno del racket che approfitta dei soggetti disagiati per presenziare i semafori della Capitale”.

Ma sarà il tempo, o meglio il clima, a porre rimedio. Con l’arrivo della primavera uomini e donne in cappotto non saranno più credibili. Quale altro look escogiteranno?  (red.)

*** riproduzione riservata ***

 

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome