Home ARTE E CULTURA Al Teatro Olimpico Neri Marcorè è un (delizioso) certo Signor G

Al Teatro Olimpico Neri Marcorè è un (delizioso) certo Signor G

neri-1.jpgE’ in scena fino al 14 marzo al Teatro Olimpico (Piazza Gentile da Fabriano,17) Un certo signor G, un’ora e mezzo di riflessioni e canzoni rispettosamente tratte dal teatro canzone di Giorgio Gaber. Il protagonista è uno strepitoso Neri Marcorè, che, coadiuvato dalle bravissime pianiste Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger, ripercorre con grande efficacia e puntualità il repertorio, accuratamente selezionato, della prestigiosa ditta Gaber & Luporini.

Il connubio artistico tra Giorgio Gaber e Sandro Luporini, ottantenne pittore e scrittore, risale all’inizio degli anni Sessanta (i primi frutti sono le canzoni Così Felice e Barbera & Champagne) e prosegue, consolidandosi, durante il lunghissimo periodo della scrittura teatrale (i due firmano tutti gli spettacoli del teatro canzone e della prosa d’evocazione dall’inizio degli anni Settanta fino al 2000) per terminare, dopo la registrazione di due album (La mia generazione ha perso e Io non mi sento italiano) con la morte di Gaber avvenuta il primo gennaio del 2003.
La collaborazione tra Gaber e Luporini ha, dunque, lasciato un’eredità ricchissima, un patrimonio di musica e parole che ha un valore inestimabile e nel quale le riflessioni dell’uomo qualunque su se stesso, sul senso della propria esistenza, sull’amore e sui rapporti di coppia, sulla società in cui vive, colpiscono per profondità e acume, per ironia e originalità, per la loro freschezza, essendo veicolate dal grottesco e dal ridicolo (che le evidenziano, le rendono chiare a tutti) e, attraverso la poesia, venandosi e colorandosi di speranze e aspirazioni per reagire allo sconforto e alla desolazione e per usare la consapevolezza del non piacersi affatto come trampolino per una vita nuova.
Chi si cimenta con questa palla di fuoco rovente e multicolore, chi maneggia questo materiale così intriso di vitalità e umorismo, sempre al di fuori dei clichè e mai etichettabile, rischia di farsi male e di andare incontro ad una figuraccia. Dovendo, oltretutto, fare i conti con l’inevitabile paragone con Gaber animale da palcoscenico, con la sua straordinaria mimica del viso e del corpo, con la sua gestualità e fisicità travolgente.

Neri Marcorè decide di correre questo rischio, si prepara scrupolosamente e vince la sfida. E’ perfettamente calato nel ruolo del signor G senza imitare l’originale (lui che è un imitatore sopraffino, avendoci regalato eccezionali reinterpretazioni di Gasparri, Di Pietro e Casini, per ricordarne solo alcune), è fluido nei movimenti e preciso nella gestualità che accompagna le parole e le canzoni, è un bravissimo cantante e suona bene la chitarra. Si diverte, oltre ad essere assai concentrato, e lo sa trasmettere al pubblico. Riempe la scena e calamita l’attenzione per tutti i novanta minuti senza mai sbagliare un locandina-un-certo-signor-g.jpgcolpo. Con leggerezza, maturità e preparazione. Si coordina perfettamente con le due pianiste che per tutto il tempo restano con lui in scena (una stanza nera, le porte e le finestre fatte di giornali): Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger sono puntuali e bravissime, convincenti anche nell’interazione senza musica. L’elaborazione musicale di Paolo Silvestri è eccellente, concertistica. Così, ecco che si sussegue una accurata selezione di classici del teatro canzone tratti soprattutto dalle prime esperienze del signor G, da Dialogo tra un impegnato e un non so, Far finta di essere sani e Anche per oggi non si vola; ecco i monologhi e i brani musicali nei quali il signor G si interroga su se stesso, sul significato della sua vita, fa i conti con le proprie ipocrisie e paure, si accorge, togliendosi una benda dagli occhi, che può vivere anche senza, ma ne è spaventato. Si chiede se sarà mai capace di amare, ma quanto ama se stesso! E’ nevrotico, il lavoro gli toglie tutto, anche le parole che non sa più dire all’amico, è invidioso e vuole accumulare le cose che accumulano gli altri. La sua è un’esistenza vuota, i suoi illusori riferimenti scompaiono. Per dirla con Gaber, “è un individuo che soffre dei mali più comuni e alla moda: nevrosi acuta, condizionamento totale, visione delle cose vicino allo zero: una persona normale”. Nella sua desolazione cerca rifugio nella cattiveria e si meraviglia, ritraendosi, degli sprazzi di bontà che sorprendentemente gli arrivano dal prossimo, della compassione che inaspettamente prova per gli altri. Le sue nevrosi, le sue paure, le sue ipocrisie fanno sì che disprezzi i suoi simili. Sotto traccia, è sempre presente un amore infinito per questo personaggio, “sempre sfiorato dal pericolo del qualunquismo e dell’imbecillità”. E come potrebbe essere diversamente? Il signor G è Gaber, siamo noi tutti, in un modo o nell’altro.

Avviandosi lo spettacolo verso il finale, si passa dall’introspezione personale alle riflessioni sulla società, sulle istituzioni e sull’essere (per fortuna o purtroppo!) italiano.Tutto scorre fluido, non ci sono intoppi. Le elucubrazioni del signor G, alla fine, producono un topo gigante con gli occhi rossi. Tutto quello che non ci piace di noi stessi, le nostre meschinità e bassezze, le nostre paure e ipocrisie, le nostre debolezze, la nostra incapacità, si sono materializzate: le abbiamo tirate fuori e ora ce le troviamo di fronte.Questo topo fa paura ma si può domare. Spunta la speranza di un nuovo umanesimo, che rigeneri noi stessi, la nostra società, la nostra classe politica.
neri-2.jpgApplausi, applausi, applausi. Per Neri, le pianiste, il regista e tutta la produzione. Da solo, torna sul palco Marcorè, si siede, imbraccia la chitarra. Ci regala una canzone piena di speranza, nella quale dice di essere un uomo felice, in solitudine, mentre spunta il sole sull’autostrada che sta percorrendo. Applausi, applausi e ancora applausi. Un nuovo inizio è possibile, in ogni momento, nonostante tutto.

Quanto ci mancano Fabrizio De Andrè e Giorgio Gaber! Ma siamo fortunati, c’è chi sa “maneggiarli” con cura e riportarceli con amore.
Giovanni Berti

 

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2 COMMENTI

  1. io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono…………

    Meraviglioso Gaber. Bravissimo Marcorè, bravissimo anche l’autore di questa recensione, simpatici voi tutti della redazione

  2. Neri Marcoré è un artista davvero completo. A me piace tantissimo la canzone che ha cantato con Bungaro, “Il piacere di vederti”, sul nuovo album del cantautore salentino, “Arte”

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