Home ARTE E CULTURA Incontri d’autore all’Auditorium: Cristiano De André, nel bene e nel male

Incontri d’autore all’Auditorium: Cristiano De André, nel bene e nel male

Dopo i due concerti a luglio e dicembre del 2009 per il tour “De André canta De André”, domenica scorsa , 24 gennaio, Cristiano, il figlio dell’indimenticato Faber, è tornato all’Auditorium di Roma nell’ambito della rassegna “Incontri d’autore”. A fare gli onori di casa Gino Castaldo,  critico musicale  nonché nostra vecchia conoscenza,  lasciato solo per l’occasione dal compagno di mille avventure Ernesto Assante. Senza tergiversare troppo nei convenevoli, il discorso è andato dritto al centro dei dubbi, delle speranze e sopratutto del successo del progetto che ha portato un musicista di immenso talento a confrontarsi con il repertorio di un mostro sacro, che (non) casualmente era anche suo padre.

Il risultato più tangibile che ci ha lasciato la serata è la convinzione che Cristiano, al pari del padre, sia un genio, solo che anziché esprimersi con i testi lo fa in forma meno immediata attraverso le sue doti musicali; del genio infatti ha sia il tratto distintivo epifenomenico di darti l’impressione, quando non ha uno strumento tra le mani, di essere vagamente disconnesso dalla realtà, come se viaggiasse ad un metro di distanza da questa, sia la capacità, non appena le sue dita si poggiano sulle corde di una chitarra o di un violino, di introdurti in un’altra realtà, non meno vera dell’altra, in cui noi, comuni mortali, possiamo avere accesso solo grazie alla sua mediazione.

La serata è iniziata discutendo sulla genesi del progetto “De André canta De André” e di come questo sia arrivato dopo più di cinque anni di silenzio creativo a causa di dolori e sofferenze personali, tra cui anche la scomparsa della madre Puni, da cui non riusciva a rialzarsi. Ma i dolori decantano con il tempo ed arriva un giorno in ti svegli diverso dalla sera precedente, con una nuova forza ed una nuova voglia di affrontare il mondo e così “…tutti hanno cantato le canzoni di mio padre, perché non posso farlo anch’io?… dopotutto lui stesso mi propose di prendere un po’ di sue canzoni e cantarle io; mi sarebbe piaciuto farlo quando era ancora vivo, ma non è stato possibile… alla fine la sento quasi come una cosa che gli devo e penso che lui ne sia contento.” Il resto è storia recente: quella che sembrava una scommessa pericolosa, destinata a sprofondare ancora di più il “ragazzo” (così lo ha affettuosamente appellato Castaldo ad inizio serata) nell’ombra dell’ingombrante padre si è invece rivelata un successo sotto ogni punto di vista: pubblico e critica entusiasti, Cristiano soddisfatto e felice, ma soprattutto, ne siamo più che convinti, Fabrizio contentissimo. Cristiano ci racconta anche le difficoltà, soprattutto in Italia, di essere un figlio d’arte e di riuscire ad avere un suo percorso musicale senza dover sacrificare il proprio cognome. Ci tiene inoltre a precisare come per questo progetto non abbia voluto fare un semplice copia incolla delle canzoni del padre, ma abbia voluto metterci molto di suo; intento riuscito alla perfezione: disco e concerto sono in tutti i sensi un’opera dei De André padre e figlio, se il primo è l’autore delle canzoni originarie, delle quali è rimasto intoccato lo spirito, le musiche, le sonorità, le splendide e poeticissime “esecuzioni” sono decisamente del figlio.

Dopo molte parole, finalmente le sette note riempiono la sala: viene infatti proiettato il video di Cristiano e Mauro Pagani che suonano “Creuza De Ma” nella gelida sera del Porto di Genova in chiusura dello speciale “Fabrizio 2009” di Fabio Fazio.
Seguono poi i ricordi dell’incontro tra i De André e Mauro Pagani (che nel 2009 fu protagonista insieme a Nicola Piovani dell’omaggio a De Andrè proprio qui all’Auditorium), che all’epoca era appena uscito dall’esperienza rock progressive della PFM e che si era messo a solcare il mediterraneo, e non solo, alla ricerca di nuove sonorità e di nuovi strumenti.
Cristiano ricorda di quando Pagani fece ascoltare ad Alfredo Cerruti, manager della Ricordi (ma anche voce narrante degli Squallor e delle gag “Volante Uno a volante Due” della trasmissione Indietro Tutta di Renzo Arbore), una cassetta, sulla quale aveva inciso una serie di prove frutto di quelle ricerche; al termine dell’ascolto il discografico così chiosò il lavoro di Pagani: “non c’ho capito niente, ma mi fa tirare il ca..o”
Ma il vero frutto delle ricerche di Pagani fu il disco “Creuza De Ma”, un disco che ebbe un successo strepitoso ed aprì nuove strade musicali nonostante i discografici pensassero che avrebbe venduto a stento una decina di copie, tant’è che acconsentirono alla pubblicazione solo per una sorta di rispetto verso Faber (lo stesso Castaldo commenta che, in genere, quando i discografici dicono “siete pazzi” è un buon segno).

Ed ecco il ritorno prepotente alla musica, stavolta suonata dal vivo e non più in video: viene infatti chiamato il talentuoso e giovane chitarrista Osvaldo Di Dio, per il quale Cristiano spende meritate parole di lode, e subito partono le note di “Se ti tagliassero a pezzetti” in versione voce e due chitarre acustiche. Quando si spengono le ultime note della canzone, Castaldo con tono sommesso chiede: “Non rompiamo questa magia, per favore ce ne fate un’altra?”; Cristiano e Osvaldo non se lo fanno ripetere e, dopo un breve parlottare,  attaccano “Andrea si è perso”, “Sulla cattiva strada” e “Il giudice” una dietro l’altra senza soluzione di continuità.

Riprende la discussione e le canzoni appena eseguite diventano il pretesto per raccontare alcuni aneddoti degli anni in cui vennero composte e così si ripensa a quando nel 1974 finalmente Faber, già famosissimo, si decise ad esibirsi dal vivo prima in un concerto a sostegno del Referendum sul divorzio a Piazza Navona e poi al Bussola Domani di Viareggio insieme ai New Trolls (dove eseguì una versione porno de “La canzone di Marinella” che così recitava: “sotto la minaccia del rasoio fosti costretta al biascico e all’ingoio”). Erano quelli gli anni della contestazione, contestazione che non risparmiò neanche De Andrè: i fischi ai suoi concerti non erano inusuali e una volta ci fu anche chi gli gridò contro di essere un venduto; con tutti questi, come era nel suo stile e come era nello spirito “assembleare” dei tempi, De André rispondeva cercando il dialogo e il confronto. Torna la musica, prima con il video di “Amico Fragile”, tratto dal DVD “De Andrè canta De Andrè”, durante il concerto nella Cavea dell’Auditorium (qui trovate il video della stessa canzone in un’altra data del tour), poi Cristiano si lascia convincere ad eseguire qualcosa di suo e regala al pubblico “Notti di Genova” e “Nel bene e nel male” con la promessa di un nuovo disco suo al termine del secondo tour con le canzoni del padre.  Ci si avvia alla conclusione e Gino Castaldo chiede di far partire in sottofondo “Verranno a chiederti del nostro amore”, canzone che ha un forte impatto emotivo per Cristiano in quanto, da bambino, vide il padre cantarla alla madre Puni nel cuore della notte; la chiusura vera e propria della serata è invece affidata alle note di “Canzone dell’amor perduto” eseguita dal solo Cristiano.

Dopo lo spettacolo riusciamo ad incontrare Cristiano De Andrè e, un po’ emozionati, gli chiediamo come mai sul cd non figuri la canzone “Cose che dimentico“, l’unica scritta insieme al padre; Cristiano si è giustificato dicendo che non poteva metterci tutto e una scelta l’ha dovuta fare, ci ha comunque promesso che nel disco del secondo tour ci sarà.

↓seppe Guernica Reitano

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2 COMMENTI

  1. Peccato non esserci stato, dev’essere stata davvero una bella serata.
    L’articolo ha sopratutto il pregio di essere riuscito a trasmettere gran parte delle emozioni che si respiravano nell’aria quella sera.
    Spero di avere presto l’occasione di “gustarmi” Cristiano De André dal vivo.

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