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Una Madonnina sportiva. A Monte Mario

madonnina.JPGRoma in bianco e nero, che precede quella descritta da “Romanzo criminale” e pure gli anni di piombo. “C’era una volta”, verrebbe da scrivere, consapevoli del fatto che quei momenti non torneranno. Flashback della memoria, ingiallita dal tempo come pagine d’un libro di cent’anni fa. La Madonnina, ecco, è caduta a terra. A lei si rivolgeva il tifoso che all’Olimpico stava in pena per la sua squadra, Roma o Lazio poco importa.

“Madonnina bella, fa che Pierino faccia un gol”, l’invito ad aiutare Prati era quasi un rituale la domenica, quando la partita durava 90 minuti e basta, senza chiacchiere.”Fa che Pulici pari il rigore”, azione di gioco diversa ma sinfonia biancoceleste tale e quale a quella giallorossa.

Sì, quella Madonnina ha unito romanisti e laziali, veniva pregata con uguale intensità. Perché un gol realizzato o subìto per un tifoso è come una manna dal cielo. Sacro e profano, lo sanno bene quelli che hanno scavalcato gli “anta”, gente che ha vissuto il boom economico degli anni ‘60. Gente, meglio, tifosi che s’accavallavano vicino alla statua sacra di Monte Mario per vedere la partita col binocolo.
Bei tempi, bei ricordi.
Poi, un giorno, decisero di coprire lo stadio con una tensostruttura. Inguardabile. “Ma modernissima e utile”, ci dissero.
Da quel giorno non s’è più “gettato l’occhio” lassù, dove lei c’è sempre stata e sempre ci sarà. Anche se è caduta in mille pezzi.

Massimiliano Morelli

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