Home ATTUALITÀ Ponte Milvio: il 24 settembre fiaccolata per Alessio e Flaminia

Ponte Milvio: il 24 settembre fiaccolata per Alessio e Flaminia

parrochia-ponte-milvio.jpgIl 24 settembre a Ponte Milvio si terranno una messa ed una fiaccolata in memoria di Flaminia Giordani e Alessio Giuliani che il 22 maggio 2008 persero la vita mentre erano in scooter, travolti dalla Mercedes guidata da Stefano Lucidi. Oggi i genitori dei due giovani, si sono incontrati con il vice sindaco Mauro Cutrufo in Campidoglio,accompagnati dall’Associazione dei familiari delle vittime della strada, per ricordare i due ragazzi scomparsi e per annunciare il prossimo evento.

Ma si è parlato anche e molto della sentenza di secondo grado nei confronti di Lucidi che, contrariamente a quanto deciso in primo grado, lo condanna a 5 anni per omicidio colposo e non volontario. Inizialmente infatti Stefano Lucidi era stato condannato a 10 anni per omicidio volontario. Poi in appello, con sentenza  della  prima sezione della Corte d’assise d’appello di Roma depositata lo scorso 18 giugno, ha avuto uno sconto di cinque anni per omicidio colposo.

“Oltrepassare la linea d’arresto, nella consapevolezza che la segnalazione semaforica in quel momento rossa, lo impedisce – scrivono i giudici – non equivale, sempre e comunque, a voler uccidere chiunque altro attraversi l’incrocio. Una cosa è voler infrangere le norme cautelari ed altro è volere l’evento che quelle norme mirano a scongiurare. Correlativamente, sul piano delle deduzioni probatorie, l’accertamento dell’aver l’agente violato consapevolmente più norme cautelari (attraverso l’incrocio ad alta velocità), se può definire un grado di colpa quanto si vuole elevato, e contribuire ad un giudizio di elevata riprovevolezza della condotta, non si traduce di per sè nella prova che l’agente abbia voluto uccidere”. Così recita la sentenza.
Dopo averla letta il papà di Flaminia aveva dichiarato: “non importa l’entità della pena tanto mia figlia non me la restituisce nessuno. Dare l’omicidio colposo significa non dare il giusto valore criminale ad un comportamento come questo. Quanto deciso dal giudice di primo grado era molto importante per chi purtroppo si trova in situazioni come la nostra. Non mi sento più italiano”.  (red.)

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