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Cassia Villa Manzoni – Importante ritrovamento archeologico

Lo ha confermato a VignaClaraBlog.it Marina Piranomonte, Funzionario Archeologo responsabile della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

Area del ritrovamentoUn importante mosaico figurato pertinente la residenza imperiale di Lucio Vero è venuto alla luce durante l’ultima campagna di scavo a Villa Manzoni attuale sede della Ambasciata del Kazakistan.

Le ultime indagini archeologiche concentrate nella zona Nord-Est del parco a ridosso del grande muro di sostruzione a nicchie, hanno riservato questa bella sorpresa al termine di quasi due anni di attività di scavo mirato all’acquisizione di ulteriori dati storici dell’antica dimora. L’architetto Maria Gloria Leonetti – Direttore dei lavori -, da noi contattato, ha dichiarato che la Soprintendenza Archeologica di Roma sta prendendo accordi con l’Ambasciata per verificare la disponibilità a rendere visitabile il sito una volta conclusi i lavori di restauro e di sistemazione dell’intera area. Le immagini e le informazioni dell‘’importante ritrovamento saranno probabilmente rese note solo al termine dei lavori con una comunicazione ufficiale congiunta Soprintendenza/Ambasciata.

Dalla sequenza delle immagini satellitari che trovate qui sotto, tratte da Google Earth, utilizzando la funzione che consente di viaggiare indietro nel tempo ,è possibile ricostruire le varie fasi del ritrovamento e dello scavo del sito.

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Nella prima immagine del 27 Luglio 2005 si nota come nell’area non è in atto nessuno scavo mentre nella seconda immagine del 26 Settembre 2006 si può notare in alto a sinistra la prima campagna di scavo. L’ultima immagine del 20 Luglio 2007 mostra l’area degli scavi. Il luogo del ritrovamento del Mosaico è nella parte bassa dell’immagine

Ricordiamo che Villa Manzoni è un complesso storico-monumentale con annesso parco di circa 9 ettari situata all’ottavo chilometro della via Cassia al al civico n. 473. La Villa fu edificata tra il 1924 ed il 1925 sui resti della villa dell’Imperatore Lucio Vero dall’Architetto Armando Brasini su commissione del Conte Gaetano Manzoni. Il complesso, Villa e Parco, sono stati ceduti all’ambasciata del Kazakistan nel 2004 dal Gruppo Carlyle senza che né il Campidoglio né il Ministero dei Beni Culturali esercitassero allora il diritto di prelazione previsto dalla legge.

Qui di seguito invece la mappa del ritrovamento su Google Map.

Interpellato in merito l’archeologo Fabrizi Vistoli ci ha gentilmente messo a disposizione due contributi sulla Villa e sul persona di Lucio Vero. Fabrizio Vistoli è l’autore del libro sull’Acqua Traversa, ormai riferimento scientifico per tanti studiosi e conoscitori della storia del nostro territorio: Emergenze storiche archeologiche di un settore del suburbio di Roma: la Tenuta dell’Acquatraversa. Atti della Giornata di Studio, Roma 7 giugno 2003, a cura di Fabrizio Vistoli, Roma,ODP,2005.

L’archeologo tratta lo studio di una delle più importanti dimore storiche della zona nord di Roma quale Villa Manzoni e del patrimonio archeologico circostante. L’autore ha pubblicato recentemente due articoli sul conte Manzoni Gaetano ( F.Vistoli “Manzoni Gaetano”, in Dizionario Bibliografico degli Italiani, vol.69,Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2007,pp.325-328;ID., “Gaetano Manzoni: vita e carriera di un romagnolo illustre nell’Europa dei nazionalismi”, ne “I Quaderni del Cardarello. Annale di studi romagnoli della Fondazione Casa di Oriani” di Ravenna, vol. 16, 2007, pp.195-260) Fabrizio Vistoli è anche un profondo conoscitore delle opere dell’architetto Armando Brasini progettista della villa. E’ da segnalare inoltre la prossima uscita di una sua più estesa biografia sul Conte Manzoni.

Antiche dimore nel suburbio nord della Capitale: La villa dell’imperatore Lucio Vero al V miglio della via Clodia di Fabrizio Vistoli

I ruderi romani esistenti nella vasta area destinata nel 1924 dal conte Gaetano Manzoni alla costruzione della sua residenza nella Capitale, ed ancora oggi parzialmente visibili all’interno del parco che la circonda, furono identificati almeno dagli inizi del Seicento – sulla base dei reperti ivi rinvenuti – con quelli della suntuosa villa suburbana di rappresentanza che l’imperatore Lucio Vero – fratello adottivo del più famoso Marco Aurelio – si fece costruire al V miglio della via Clodia, anticamente coincidente nel primo tratto con la Cassia.

Villa Manzoni

Villa Manzoni fotografata nei primi anni 80

Le ricerche “private” ed occasionali nell’area iniziarono proprio in coincidenza e in connessione, possiamo dire, con l’identificazione dei resti emergenti, che essendo pertinenti ad una villa imperiale lasciavano presagire consistenti e remunerativi ritrovamenti, da poter immettere poi nei tortuosi canali del mercato antiquario.

Dal principio del XVII secolo infatti, momento in cui il complesso, che sorgeva all’interno della Tenuta di Acquatraversa, divenne di proprietà della famiglia Borghese, il sito non cessò mai di costituire una miniera inesauribile di reperti e opere d’arte di ogni genere: mosaici, affreschi, stucchi, colonne, capitelli, statue, ritratti ora dispersi tra i Musei Vaticani, il Museo Nazionale Romano, la Collezione Torlonia, il Louvre e le esposizioni permanenti di Londra (Victoria and Albert Museum), Monaco (Kunsthistorisches Museum), Berlino (Staatliche Museum), New York (Metropolitan) e Boston (Museum of Fine Arts).

Che la dovizia di ritrovamenti fosse tale è testimoniato anche dall’episodio raccolto nell’opera del Tomassetti sulla Campagna Romana relativo ad un raccoglitore di erbe spontanee che si arricchì a tal punto per il piombo (probabilmente derivato dalle condutture idriche della Villa) e forse per altri materiali architettonici e scultorei trovati in questi luoghi che ebbe dai suoi compaesani il soprannome di «conte». Del resto vengono forse di qui i marmi impiegati da Sisto V nella Cappella del Presepe della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, mentre sicuramente ornavano questa augusta dimora le due colonne di alabastro cotognino giallo-avorio che oggi sostengono il portone centrale del Braccio Nuovo dei Musei Vaticani.

Lo spoglio sistematico della villa continuò con meticolosa regolarità nei secoli successivi, specie nella seconda metà dell’800, anni in cui scavi, sempre incontrollati, immisero sul mercato antiquario romano un’enorme quantità di lastre vitree colorate pertinenti alla decorazione della Villa che raccolte alla rinfusa in grandi ceste, furono vendute a diversi Musei o destinate ad arricchire le raccolte di voraci collezionisti dell’epoca come il conte russo Grègoire Stroganoff (1829-1910) ma soprattutto il famoso tenore Evan Gorga (1865-1957), il quale cominciò proprio con la raccolta di vetri – acquistati addirittura a casse, essendo considerati materiali di scarso valore – la sua frenetica e maniacale attività di collezionista interessato ad ogni sorta di oggetti, antichi e moderni.

È proprio la grandiosa presenza del vetro, adottato non soltanto dunque per la realizzazione di manufatti e oggetti di uso domestico ma – secondo una consuetudine raramente attestata in edifici pubblici o in lussuose residenze di committenza privata – come rivestimento di mobili e nella decorazione architettonica di edifici, che sta il notevole interesse scientifico della Villa.

L’enorme quantità di tasselli di vetro policromo conservati nella Collezione Gorga (circa 30.000 su un totale di circa 150.000 manufatti in vetro), e quelli dispersi in altri collezioni private e museali, abilmente “mischiati” e composti a formare pannelli con motivi geometrici o vegetali e poi applicati con grande maestria su pavimenti e pareti, dovevano stupire e confondere gli ospiti della residenza imperiale, abbagliandoli con un vortice di immagini e colori e confermando a posteriori le parole spese da Giulio Capitolino, biografo di Lucio Vero, sulla dissolutezza del personaggio ed il fasto e lusso in cui viveva.

Capitolino ricorda, infatti, di quella volta in cui Lucio invitò nella proprietà sulla Clodia il fratello Marco, il quale trascorse cinque giorni interi, da ospite, amministrando la giustizia al posto del primo, impegnato a banchettare con i suoi liberti e con gli amici degni di lui; oppure di quel banchetto in villa in cui lo scapestrato sovrano regalò agli amici le preziosissime coppe di cristallo di Alessandria nelle quali avevano bevuto, riservandone per sé una “di capacità superiore al bere di un uomo”, che aveva chiamato con lo stesso nome del suo cavallo preferito, fatto seppellire come una persona entro uno splendido sepolcro oltre Tevere nell’agro Vaticano.

Prescindendo dall'”eccezionalità” della sua ornamentazione, certamente ispirata ai più diffusi modelli in marmi preziosi (le tessere in pasta vitrea imitano fedelmente – infatti – il serpentino, l’alabastro verdognolo e altre pietre tra cui il porfido, il brecciato e il rosso antico), siamo a conoscenza di vari particolari della pianta della Villa sia per il tramite di limitati scavi archeologici effettuati alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso, sia attraverso alcuni rilievi rinascimentali conservati presso l’Eton College Library di Windsor Castle in Inghilterra e presso l’Ermitage di S. Pietroburgo. In particolare i disegni sembrano mostrare un avancorpo monumentale con colonnato a giorno che collega due emicicli dai corridoi anulari coperti da volta a crociera, sorgente su un’alta terrazza con fronte a nicchie. Di tutto il complesso attualmente restano proprio l’imponente muraglione di sostruzione a nicchie, alcuni pilastri in laterizio, diverse conserve d’acqua di varia epoca e lo spiccato di muri di pochi ambienti con decorazione a mosaico

Il corpo centrale della villa imperiale, infatti, fu quasi completamente obliterato dalla costruzione della novecentesca Villa Manzoni, il cui progetto, attribuito al celebre architetto Armando Brasini, in collaborazione con Guido Beretta, ingegnere specializzato nella costruzione di villini residenziali, venne esaminato e quindi approvato dagli organi competenti grazie alle pressioni su di esse esercitate da Gaetano Manzoni (amico di Benito Mussolini e diplomatico di spicco del Regime), in assoluto spregio delle considerevoli emergenze archeologiche pertinenti al «suburbano ritiro» di uno dei più spregiudicati protagonisti della millenaria Storia di Roma.

Una “Lapidaria” precisazione infine è suggerita dal nostro autore per chiarire definitivamente che il conte Manzoni non è parente del più famoso Alessandro; Gaetano dei conti Manzoni di Chiosca e Poggiolo (Lugo di Romagna, 1871-Kandersteg [Berna], 1937), fu infatti “romagnolo di nascita, si formò tra Lucca, Firenze e Roma, e percorse la carriera diplomatica in vari gradi e destinazioni, rivestendo cariche di primo piano in seno al Ministero degli Affari Esteri del Regno d’Italia, in un periodo assai delicato per la storia del nostro Paese, a cavallo tra la fine dello Stato liberale e l’avvento del regime fascista”.

Non aveva dunque niente a che fare con l’autore dei “Promessi Sposi”; il suo è un ramo della famiglia Manzoni insediatosi nella Bassa Ravennate molto prima dell’Ottocento, pur derivando la nobile schiatta dalla Val Brembana!!!

Lo sai chi é? … Lucio Vero
Lucio VeroLucius Aelius Aurelius Commodus (poi, come imperatore, Lucius Aurelius Verus Augustus) nacque a Roma il 15 dicembre 130 d.C. da Lucio Ceionio Commodo, di origine etrusche, e da una certa Avidia, nativa di Faenza. Poco si conosce della sua prima infanzia, se non che allo scadere del settimo anno di vita (138 d.C.) fu adottato dall’imperatore Antonino Pio assieme con Marco Annio Vero, il futuro Marco Aurelio. Trascorse nella Capitale infanzia, fanciullezza ed adolescenza, praticando tutti gli esercizi propri della gioventù e ricevendo, in parallelo, una solida istruzione dai più rilevanti grammatici e retori del tempo. Alla morte di Antonino Pio, poco più che trentenne, nel 161 d.C., fu associato al trono dal nuove imperatore, Marco Aurelio, con pari diritti: per la prima volta nella storia dell’Impero due persone in contemporanea assumevano il supremo comando (diarchia). Tra il 161 e il 167 d.C. diresse, su incarico del fratellastro, di cui aveva sposato la figlia, alcune operazioni militari in Oriente, alternando – sembra – importanti successi a lussuosi e lussuriosi ozi in Siria. Tornato in Italia da trionfatore, si fece costruire una magnifica villa in posizione eminente lungo la via Cassia-Clodia, trovando la morte presso Aquileia, nel febbraio del 169, a seguito di un colpo apoplettico, di ritorno da una spedizione contro i Marcomanni.

Le fonti antiche ce lo descrivono bello di persona, di volto simpatico, con la barba lunga a mo’ dei barbari, con la bionda chioma ricciuta (da lui sovente cosparsa di pulviscolo d’oro perché lampeggiasse più rutilante) e con un che di venerabile nell’espressione. A questa descrizione corrispondono i suoi ritratti, in cui possono cogliersi alcuni richiami a quella sensualità e quella mollezza che ricordano la corruzione dei suoi costumi, in antitesi a quelli, assai più morigerati, del suo patrono-collega.

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2 COMMENTI

  1. A proposito di Villa Manzoni, che concordo sia scandaloso sia passato di proprietà all’Ambasciata del Kazakistan, forse non tutti sanno che era di proprietà del Comune di Roma che l’ha ceduto, all’interno di un portafoglio immobiliare più ampio, al Gruppo Carlyle.

    Il Gruppo Carlyle, che ovviamente non è un’organizzazione di beneficienza, l’ha rimesso in vendita al miglior offerente che è risultata l’Ambasciata del Kazakistan ma, prima di cederlo, ha dato la possibilità al Comune di Roma di riacquistarlo che però ha preteso uno sconto e pertanto, il Gruppo Carlyle, l’ha ceduto all’ambasciata…

    Trovo scandaloso che il Comune abbia potuto cedere un’immobile di tale valore culturale, archeologico, ambientale e sociale che avrebbe potuto valorizzare l’intera 20° circoscrizione, dandone un’immagine diversa di oggi. Come è scandaloso che il Comune in tanti anni non abbia saputo valorizzarlo, che non abbia “scoperto” il valore archeologico prima della vendita, non abbia avuto la forza di riacquistarlo ma lasciare passivamente che diventasse territorio straniero…

    Mi chiedo come avrebbero agito in Francia, Inghilterra, Germania o qualsiasi altro paese con un minimo di orgoglio patriotico…

    Una vera Kazata.

  2. I fatti riportati da Flavia Moneti non mi sembrano esatti: il Comune non è mai stato proprietario di Villa Manzoni, che apparteneva invece all’INPDAI.
    Come correttamente scritto da VCB , non fu esercitato il diritto di prelazione nè da parte del Comune (nonostante le richieste in tal senso dei Comitati di quartiere) nè del Ministero dei Beni Culturali.
    Soprattutto dopo i ritrovamenti archeologici forse sarebbe bene chei suddetti due Enti rivedessero la situazione, anche perchè credo esista una possibilità di assicurare ai cittadini una parte del parco annesso.

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