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Chiara Narracci e ‘Le favole di Bruno’

ciboPer la nostra rubrica cibo per la mente oggi parliamo di “Le favole di Bruno e…” di Chiara Narracci mentre i disegni e la copertina del testo sono di Gintare Buikauskaite.”I disegni rendono il libro un prodotto interattivo” ci confida Chiara Narracci, una laurea in Sociologia, una specializzazione in Analisi Transazionale e in Psicologia Relazionale e che vive a Ponte Milvio.

Nel 2006 ha pubblicato il suo primo libro di racconti, dedicato al figlio “Le favole di Pietro” Edizioni Progetto Cultura. “La grande abbuffata”, edito dalla Regione Sicilia, suo secondo libro, e’ una favola ispirata al rispetto per il mare. Ha partecipato a diversi concorsi letterari. “Le favole di Bruno e…” e’ la sua seconda raccolta di favole dedicata questa volta a Bruno, il suo secondo figlio. Contiene sei novelle dove i protagonisti sono gli animali come il criceto Toma’, il quale sogna la liberta’ che non ha mai conosciuto, un piccolo topolino rosa che indica la strada a due fratellini che si sono persi, “la bellissima Coccinella Camilla, rosso fragola, che regala la fortuna di cui e’ dotata a tutti coloro che hanno un sogno realizzabile”, il cane Rocco amato da un nuovo padroncino anche quando non e’ piu’ il cane perfetto di prima e per questo rifiutato dalla piccola Martina. Un piccolo grande libro da leggere ogni sera ai propri figli perche’ insegna che nella vita “non arriva la fatina con la bacchetta magica, perche’ le vere risorse sono in noi stessi” come ci dice la stessa autrice. Una lettura adatta anche a noi adulti, che fa riflettere e commuovere il bambino che c’e’ in ognuno di noi.

Chiara, quando hai iniziato a scrivere favole? Ho iniziato a scrivere le favole nel 2004 per lasciare un ricordo delle serate passate a inventare storie per rassicurare ed addormentare i miei figli. Pietro non si addormentava, ci metteva delle ore, da li sono nate le prime idee, poi le ho messe per iscritto. Ne ho messa una on-line su di un sito che pubblica gratuitamente, nel giro di poco tempo e’ risultata la favola piu’ letta e piu’ votata. Allora dopo averle registrate ho provato a distribuirle nelle varie case editrici, alla fine ho trovato quella adatta a me.
favole-bruno.jpgLe tue favole che sembrano delle piccole novelle si possono considerare delle metafore? Me lo auguro perche’ la favola propriamente intesa non e’ che mi appartenga molto, nella mia vita non mi sono servita della bacchetta magica per risolvere i problemi. Io nasco dislessica, ho imparato a leggere dopo 10 anni di duro studio. Quando finalmente il leggere divenne un automatismo potei finalmente godere dell’alchimia fra i vissuti e le fantasie dell’autore e le mie… Scrivendo ai bambini vorrei avvicinarli alla lettura per stimolargli la fantasia, non solo intesa nella sua accezione astratta, ma soprattutto nella sua veste pratica, nella capacità di ingegnarsi per la risoluzione dei problemi.
Qual’è il messaggio finale che vuoi donare ai tuoi figli e a tutti i bambini che leggono le tue favole? Di essere liberi nel senso piu’ autentico del termine, liberi di piangere, di impegnarsi in una causa che gli altri considerano persa, di avere personalita’ al di là di tutto.
Cosa si puo’ fare per avvicinare fin da piccoli i bambini alla lettura e stimolare la loro fantasia? Far leggere loro il “Piccolo Principe” per esempio, quale libro migliore di questo per invogliarli e solleticare la loro fantasia? Quando diciamo a Chiara che alcune sue favole ci ricordano questo libro evergreen, ci risponde che non potevamo farle complimento piu’ bello.
Nel Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry, la volpe dice “Ma gli occhi sono ciechi, bisogna cercare con il cuore”. C’è un “Petit Prince” in ciascuno di noi? Certamente, consiste nella liberta’ di donarsi, di essere cio’ che si e’, di sperimentarsi, di lanciarsi oltre i propri limiti e di apprezzarsi e amarsi. Nel mondo di oggi vige una maggiore standardizzazione, se non sei alto, bello, biondo, muscoloso e di successo non vali niente, non condivido questo, alla fine saremo tutti uguali, quindi ha ragione la volpe…

Alessandra Stoppini

Un libro è cibo per la mente. Se non sapete cosa donare a voi stessi o ad un amico, regalate cibo per la mente, è un sano nutrimento: “Le favole di Bruno e…” di Chiara Narracci Edizioni Progetto Cultura 2009 pp. 71, Euro10.

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2 COMMENTI

  1. Ciao a tutti,
    ho iniziato con il primo libro le favole di pietro, lo leggevo a mia figlia la sera, le favole ci piacevano e poi era un modo per condividere, per ridere insieme, per ingannare le fretta che spesso ci allontanava nell’arco della giornata…Poi abbiamo scoperto Le favole di Bruno, il personaggio di viola, con il quale mia figlia si identifica….Le favole sono ben scritte, il linguaggio è semplice e non fiabesco, e sono cariche di sensibilità e di metafore educative ma per niente noiose o retoriche, insomma ci piacciono e le consiglio a tutti, grandi e piccini.
    Veronica B.

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