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Roma – come diventare un perfetto casalingo

casalinghi.jpgPer l’uomo che non deve chiedere mai, neanche tra le mura domestiche, arriva a Roma il “Master in Home Management” che si svolgerà dal mese di maggio. Ogni corso, della durata di 5 giorni con lezioni di 3 ore ciascuna ed al quale saranno ammessi al massimo 30 partecipanti, e’ rivolto in particolare a neo-separati, single e uomini casalinghi sposati per i quali stirare e’ un vero e proprio incubo e non sapere come programmare la lavatrice e’ ancor piu’ frustrante.

E’ un progetto voluto dall’associazione DonneEuropee-Federcasalinghe e le lezioni per diventare un perfetto casalingo verteranno su economia domestica e finanziaria, ovvero come far quadrare i conti senza rinunciare alla qualità della vita; stirologia applicata, che svelera’ i segreti di una camicia stirata senza casalingo3.jpgbruciature; psicologia del lavoro domestico, come pulire e tenere in ordine la casa senza cadere in depressione; scienza delle pulizie, per insegnare come scegliere e come usare gli accessori piu’ adatti; home fitness, come fare ginnastica rassettando casa. E per finire, lezioni di ‘accoglienza e convivialità’  e ‘galateo moderno’ insegneranno come accogliere con eleganza un ospite e come preparare una bella tavola, sia per un incontro galante, sia per una rimpatriata fra amici.
Single romani, e’ arrivato il vostro momento. (Red.)

 

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10 COMMENTI

  1. mi metterei a piangere
    siamo a questo punto?
    le cose si imparano da soli, se si è fatta la vita da pigroni e non ci si è mossi mai
    in una società dove donne e uomini lavorano
    dovrebbe essere normale essere capaci entrambi ad occuparsi della casa
    non mi dite che ‘sta roba è finanziata con i ns soldi????????

  2. Si. In italia siamo a questo punto: è il paese europeo in cui gli uomini dedicano un tempo minimo al cosiddetto lavoro di cura, monopolio delle donne , poco sostenute da sevizi scarsi. E’ uno dei motivi alla base della scarsa natalità e della bassa occupazione delle donne. Certo basterebbe la buona volontà per dividere paritariamente il lavoro domestico, ma forse questi corsi lanciano dei messaggi utili.

  3. Da sempre i lavori all’interno della casa li dividiamo equamente, io e mia moglie, in base alle nostre capacità. Ricordo che mio padre (anche se mia madre non lavorava) faceva la stessa identica cosa. Conosco dozzine di persone che si comportano allo stesso modo. E’ forse ora di piantarla con queste amenità (altro che stirologia!) e pensare a cose più serie!

  4. le statistiche danno una realtà diversa , che è quella che ancora risulta a tante di noi. Le eccezioni sono stupende e lodevoli e ci sono sempre state: anche nella mia famiglia napoletana c’era molta modernità: avevo una coppia di zii , con quattro figli e mia zia non è stata mai condizionata per il lavoro e l’attività sociale dai compiti familiari, per i quali il marito si assumeva addirittura il maggiore onere, visto che il suo era un lavoro meno impegnativo.
    Ora credo avrebbero cento anni. Ma che significa?

  5. Significa che l’immagine che si vuole dare dell’ uomo all’interno della famiglia non è corretta (certo ci sono le eccezioni, nè lodevoli e neppure stupende): oggi i padri accudiscono i figli, collaborano nei lavori domestici, nella totalità dei casi si occupano della manutenzione domestica, del cane, dell’auto, del giardino…………………….

  6. Dal Rapporto CENSIS 2008

    …….Si tratta in particolare della sfera privata e soprattutto dell’area della famiglia e della cura dove è evidente il sovraccarico femminile, sia per le ore dedicate al lavoro familiare, superiori a quelle delle donne degli altri paesi e di molto inferiori a quelle degli uomini, sia per il sostegno di mutuo aiuto e di cura nella famiglia allargata. Indagini Censis hanno più volte mostrato come sia la madre (37%) più che il padre (11%) e in generale tutte le componenti femminili della famiglia allargata a sostenere il peso della cura familiare.
    Attengono a questa seconda tipologia di confinamento, inoltre, anche aree occupazionali che si sono fortemente femminilizzate nel periodo più recente, come la scuola, le banche o le poste, soprattutto per quanto riguarda le posizioni intermedie e medio-basse e che in concomitanza con questa evoluzione hanno subito una tendenza alla dequalificazione. Una sorta di presenza quantitativa forte ma senza potere che si intreccia in molti casi con la diffusione tra le lavoratrici di nuove tipologie contrattuali soprattutto il part time, in vigore per il 26,9% delle lavoratrici italiane, contro il 31,2% delle donne europee ed il 5% degli uomini italiani.
    Non vi è dubbio, ribadisce il Censis, che il part time costituisca una conquista per molte donne, confermata da molte indagini europee, ma la situazione italiana rimanda spesso a scelte forzate, dettate dalla carenza di meccanismi di conciliazione lavoro-famiglia e di servizi.

    http://www.kila.it/archivio-notizie-in-primo-piano/donne-vincenti-ed-escluse-secondo-il-rapporto-censis-2.html

  7. E’ vero, le statistiche parlano chiaro e l’Italia è ancora un Paese arretrato per quanto riguarda, ad esempio, l’accesso delle donne a un lavoro qualificato o a incarici istituzionali e politici (e non parlo certo della vicenda pietosa e offensiva per le donne delle soubrette di berlusconi al Parlamento Europeo…); ma è un Paese arretrato, a parti invertite, anche sull’affidamento dei figli a seguito di separazione o in generale sul diritto alla paternità. Su tutto ciò siamo ancora indietro, dal punto di vista culturale e normativo, anche se qualche timido passo avanti è stato fatto.
    Sui lavori “casalinghi” credo che la situazione sia, per quanto ancora sbilanciata, molto migliore rispetto a quella di pochi decenni fa. Mio nonno sarebbe andato al ristorante piuttosto che cucinare (ma allo stesso tempo, mia nonna non l’avrebbe mai lasciato entrare in cucina…). Al giorno d’oggi, un padre che cucina ai figli o lava i piatti probabilmente non rappresenta la totalità dei padri, ma non è considerato più un tipo bizzarro.
    Quindi, ben vengano i corsi pratici per stirare in maniera corretta o fare una lavatrice risparmiando tempo, acqua e corrente elettrica (utili anche a tante donne…), ma forse andrebbe migliorata la comunicazione (cito “come pulire e tenere in ordine la casa senza cadere in depressione”, “come fare ginnastica rassettando casa”, “lezioni di ‘accoglienza e convivialità’ e ‘galateo moderno’”…) che scade pesantemente nel ridicolo! Ciò non solo non rappresenta correttamente la realtà, come dice Francesco, ma credo che inibisca anche il successo di questi corsi.. quanto può attrarre un “corso per imbranati che cadono in depressione se rassettano il letto”? Ci vorrebbe un po’ più di serietà e senso del ridicolo.

  8. Cara Rosanna, il tuo commento “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” non mi sembra molto “elegante”….ognuno, credo, è libero di esprimere la propria opinione…non è così che funziona in una democrazia?

  9. caro Francesco, non credevo di averti offeso (a pensarci bene potrebbero offendersi i non udenti), volevo solo invitarti a considerare che i racconti personali purtroppo non bastano a sfatare la realtà dei fatti, che è quella ben descritta non solo nel rapporto Censis, ma in tanti altri documenti, e , soprattutto, per conoscerla, basta guardarsi intorno.

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