Home ARTE E CULTURA I colori del potere: l’Augusto di Prima Porta. Prima parte

I colori del potere: l’Augusto di Prima Porta. Prima parte

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Un testimone dell’epoca racconta la policromia della statua.

20 Secoli di VentesimoCiò che queste pagine vi racconteranno spero possano portare sul piatto della bilancia qualcosa di nuovo; la notizia pur se rientra nella definizione di curiosità ha di per se un valore storico molto importante.

Il protagonista di questa storia è ancora una volta Il Nuovo Giornale Illustrato Universale e come solitamente succede facendo ricerca su argomenti differenti, alla fine ci s’imbatte casualmente in altro, come in questo caso.
Nel 1868 un cronista del tempo racconta, a distanza di cinque anni dal suo ritrovamento, come doveva apparire agli occhi degli scopritori l’Augusto di Prima Porta

Ritrovamento della statua di cesare augusto a prima porta. Collezione Andrea Venier.

Una bella incisione fa da cornice al testo che descrive lo stato frammentario in cui versava la statua; nonostante questo non fu difficile “..riprodurre l’antico originario disegno, senza l’aggiunta di materiale estraneo..

La Statua di Augusto, incisione dal Nuovo giornale illustrato universale.

Statua di Augusto, articolo, dal Nuovo Giornale Illustrato

Statua di Augusto,  articolo,  dal Nuovo Giornale Illustrato

La profonda ammirazione per questa straordinaria opera che traspare dalle parole dell’autore, emerge non appena ci si cala nella lettura puntuale delle forme, delle linee e delle decorazioni che impreziosivano la statua del “..saggio sovrano che seppe sopra nuove basi ricostruire il crollante stato di Roma..”

Statua Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani.

 Statua Augusto di Prima Porta, Musei Vaticani.

Ma l’essenza eccezionale del testo che ha catturato la nostra attenzione è stato scoprire quali colori ancora si potevano vedere e percepire su quel marmo ormai invecchiato dal tempo. Così contravvenendo alla lezione sull’antico del Winckelmann, che considerava il colore una parte minore nella partecipazione alla bellezza, incarnata dalla struttura che costituisce la vera essenza, quella statua come tante altre sculture antiche doveva mostrare il colore “..in tal modo essi distinguevano le diverse parti e in maniera diversa le pennelleggiavano.

Nella mostra intitolata i Colori del Bianco del 2005 i Musei Vaticani, in collaborazione con la Gliptoteca di Monaco e la Gliptoteca di Ny Carlsberg di Copenaghen esposero alcune ricostruzioni di opere antiche, mostrandole come effettivamente dovevano essere state concepite, ossia “colorate”. Anche il calco dell’Augusto occupava una parte della sala.

Grazie ad alcune indagini condotte dai restauratori sulla statua, che misero in luce tracce di policromia sulla superficie marmorea, fu possibile ricostruire la “tavolozza” utilizzata per decorare la scultura: blu egiziano per le frange, le strisce di cuoio del gonnellino e per alcuni dettagli dei rilievi della corazza, il rosso per il manto e per alcune parti delle vesti e tracce lievi di colore anche per gli occhi e per le labbra, che furono ricostruiti tramite alcuni confronti con ritratti della stessa epoca dell’Augusto.

Licia Capannolo

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