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Stazioni ferroviarie : spazi di socialità e di promozione della convivenza anche nel XX Municipio

Le stazioni sono luoghi di vita nelle città e devono diventare sempre di più dei luoghi di servizio per tutti, anche a Tor di Quinto, a Labaro, a Prima Porta, alla Giustiniana, a Cesano, a La Storta – cesano.jpgIl 29 ottobre 2008 il sindaco Alemanno, il presidente della Provincia Zingaretti, i responsabili di Ferrovie dello Stato e delle società ferroviarie di Francia, Belgio e Lussemburgo hanno firmato la “Carta europea per lo sviluppo di iniziative sociali nelle stazioni“. Alla base del documento, l’idea che il disagio sociale e l’emarginazione nei grandi nodi ferroviari vadano affrontati “in rete da tutti i soggetti interessati, sia pubblici che privati”. Obiettivi e impegni della Carta: programmare interventi sociali nelle stazioni, coinvolgendo associazioni, volontariato, cittadini, forze dell’ordine; controllare e studiare l’evoluzione del disagio sociale mediante ricerche e analisi; formare il personale ferroviario in materia di gestione del disagio sociale; condividere tra i firmatari informazioni e buone prassi.

Molte le proposte avanzate a margine del documento: l’amministratore delegato di FS, Raffaele Moretti, ipotizza ad esempio di usare l’Ici sulle stazioni per finanziare programmi sociali, come la costruzione di asili nido nelle stazioni stesse. Sul punto il sindaco Alemanno ha affermato la necessità di stabilire un’intesa ad hoc tra Comune e Ferrovie dello Stato. Che coinvolga anche ATAC e MetroRoma aggiungiamo noi. Per migliore i servizi della mobilità e operare in modo coordinato nel rispetto degli orari e degli standard di qualità più volte promessi. Da imprese europee.

Basta promesse. Basta parole scritte e proclamate solennemente. Occorrono progetti verificabili e scadenze che una volta previste siano rispettate.
I firmatari hanno sottoscritto che: “Consapevoli della responsabilità nei confronti della collettività, esse condividono pertanto una stessa visione dell’impegno civico e sociale, in particolare per quanto riguarda le modalità di gestione del disagio sociale e le regole di sicurezza in vigore nelle imprese ferroviarie. L’ intervento sociale nell’ambito della stazione consente di migliorare l’offerta di mobilità e dunque di capitalizzare ricadute positive a livello di territorio urbano. Questo ruolo sociale dell’impresa è centrale per gli interessi generale della collettività. Le imprese firmatarie della presente Carta sono convinte che le problematiche del disagio sociale debbano essere affrontate in rete con tutti gli altri soggetti interessati sia pubblici che privati.

Le stazioni, sono luoghi di vita nelle città e devono diventare sempre di più dei luoghi di servizio per tutti i clienti e per gli abitanti del territorio. “Una stazione fa parte della città e deve funzionare in armonia con la città” : anche a Tor di Quinto, a Labaro, a Prima Porta, alla Giustiniana, a Cesano, a La Storta.
Le stazioni devono diventare spazi di socialità, pertanto si finanziano progetti per cooperative di giovani che le occupino per dare informazioni, per mantenerle sempre pulite, per promuovere eventi culturali, per offrire spazi che favoriscano l’ associativismo e la promozione di servizi sociali in favore delle comunità circostanti.

Per gli effetti della globalizzazione e dell’immigrazione, la grande povertà si rivela in ogni agglomerato urbano dei paesi europei. Le entità che hanno firmato la Carta citata condividono l’esigenza di coniugare le politiche di sicurezza con quelle di solidarietà sociale, che non vanno intese in senso meramente caritatevole, basato sul volontariato, ma devono avvalersi, d’intesa con gli enti locali e le strutture pubbliche, di figure professionali idonee, in grado di offrire agli emarginati che gravitano nelle stazioni risposte adeguate ai loro specifici bisogni e di orientarli verso luoghi di accoglienza specializzati dove avviare percorsi di reinserimento sociale ed economico.

Tempo fa nel Consiglio Municipale di Roma XX due consiglieri hanno chiesto al Comune di Roma di avviare le pratiche presso le Ferrovie dello Stato per acquisire i locali di alcune stazioni della tratta FR3 Roma-Viterbo, da destinare successivamente ad attività sociali culturali e di volontariato. Un’occasione che il Comune ed il Municipio Roma XX non possono perdere in quanto potrebbe rappresentare un’opportunità importante per dare ai quartieri periferici di Roma nord dei veri e propri punti di aggregazione socio-culturale. Quanto tempo occorrerà affinché tali buoni propositi diventino progetti realizzati ?
Vincenzo Pira

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1 commento

  1. Vedo che si apre una nuova friggitoria di aria calda!!

    Ma stiamo scherzando? Iniziamo prima a fare delle stazioni che siano stazioni: con servizi, biglietteria, illuminazione, informazioni, cartelli ed indicazioni, gabinetti e parcheggi. Poi, dopo che il minimo di base sarà stato raggiunto, si darà ampio spazio alle (condivisibili) iniziative di promozione sociale.

    cito:
    e stazioni devono diventare spazi di socialità, pertanto si finanziano progetti per cooperative di giovani che le occupino per dare informazioni, per mantenerle sempre pulite, per promuovere eventi culturali, per offrire spazi che favoriscano l’ associativismo e la promozione di servizi sociali in favore delle comunità circostanti.

    ma mantenere la pulizia di una stazione non è compito dell’ente proprietario? E le informazioni sui servizi di stazione… non è compito, anch’esso, dell’ente proprietario?

    Si finanzino cooperative di giovani che occupino le stazioni…” bene, e così si finirà come con l’area dei campi sportivi di Viale di Tor di Quinto, accanto al poligono, gestita (sia pure con le migliori intenzioni e finalità) non si sa bene da quale soggetto ed a quale titolo.

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