Home ATTUALITÀ Roma-Nord: nei mercati rionali la sporta è mezza vuota

Roma-Nord: nei mercati rionali la sporta è mezza vuota

shopper.jpgIn tempi di acuta crisi economica siamo andati a fare un giro nei maggiori mercati rionali del XX Municipio per tastare il polso della situazione. Considerato che anche i consumi  alimentari sono diminuiti, come si orienta la spesa dei consumatori di Roma Nord? Gli operatori commerciali accusano le restrizioni economiche? Per rispondere a queste domande vi offriamo un breve tour nei nostri quartieri.

Iniziamo la nostra indagine dal nuovo mercato coperto di Ponte Milvio inaugurato lo scorso maggio presso il modernissimo Centro Commerciale di Via Riano, una traversa di Via Flaminia Vecchia, poco distante dalla storica sede dell’antico mercato che era sito in Viale Tor di Quinto. I banco-mercato-labaro.jpgproblemi sono iniziati subito (leggi Vignaclarablog del  31.8.2008), come ci conferma il Signor Eugenio che ha un banco di frutta e verdura nella piazzetta del mercato nuovo: “Dopo che il mercato di Ponte Milvio si è spostato qui nella nuova sede, mentre i miei clienti fissi sono rimasti, quelli che arrivavano e  lasciavano la macchina in seconda fila facendo una rapida spesa sono spariti. Ora il parcheggio è sotterraneo e costa 2 euro l’ora, gratis se fai una spesa di minimo 30 euro, ma con i tempi che corrono è difficile…”. Gli domandiamo se è da molto che esercita questo mestiere  “Eccome – ci risponde – mio padre ottenne la licenza nel 1947. Pensi che i banchi che si trovano attorno alla piazzetta sono i più antichi di tutto il mercato”. Mentre i racconti  volgono al passato, notiamo che l’uva (frutto di stagione) lui l’uva la vende a 2 euro al chilo, più cara che a Torino e Bari dove nei giorni scorsi non superava 1,30 euro al chilo. Ci conferma che la spesa del consumatore medio è cambiata: “La gente acquista circa il 50% in meno anche se il nostro mercato non è caro e i prezzi sono livellati in tutti i banchi. Non si butta più nulla, si compra ancora ma in quantità minore”. Anche la macelleria di Giovanni Papi è molto antica e risale mercato-pmilvio.jpgaddirittura ai primi anni venti del secolo scorso. Il titolare ci informa: “Mia nonna ottenne la licenza come vedova di guerra, la prima guerra mondiale. Nonna Fernanda abitava a Borgo, in Via Traspontina e scriveva sonetti per il Rugantino, la più antica testata romana scritta in romanesco, fondata nel 1848. Poi il banco venne ereditato da mio padre e ora ci lavoro io.” Da noi incalzato prosegue “Si, anch’io confermo che il lavoro è diminuito, si vende meno, il cliente sceglie ora carni meno care. Si è passati dalla bistecca allo spezzatino. Con la crisi economica è certamente cambiato il modo di mangiare, si preferiscono per necessità tagli meno pregiati”. Ci dirigiamo verso la bancarella di Ivano accanto alla Macelleria. “Io vendo abiti usati a prezzi stracciati” ci dice subito “e da me c’è la fila, al contrario dei negozi di grandi firme ai piani superiori. Anche questo è un segnale di crisi”. L’ultimo banco visitato è quello del pane e della pizza. “Siamo gli unici qui che vendiamo pane, pizza, dolci e biscotti, il pane lo vendiamo a un ottimo prezzo 2,50/2,80 euro al chilo. Abbiamo aperto lo scorso giugno e certamente anche noi abbiamo notato che la clientela è molto più attenta e oculata nello spendere”.

mercato-fleming.jpgIl successivo mercato visionato è quello del quartiere Fleming in Piazza Monteleone da Spoleto, sorto circa una quarantina di anni fa. Qui parcheggiare è impresa ardua, l’auto viene sempre accostata in seconda, se non in terza fila. “C’è stato un calo nei guadagni del 60%” ci dichiarano con aria rassegnata marito e moglie che gestiscono un banco di alimentari. “Si guadagna poco e niente. Il quartiere si è invecchiato e la maggior parte dei pensionati non riesce ad arrivare a fine mese”. Notiamo che nel banco accanto di frutta e verdura l’uva viene venduta a 4 euro. Evitiamo i commenti.

Il Mercato di Via Luigi Diodato ex Via Tuscia si trova in una traversa di Via Flaminia, subito dopo la Stazione inutilizzata di Vigna Clara. E’ conosciuto come il mercato di Vigna Clara ed è sorto nel 1965. Di mercato-luigi-diodato.jpgfronte al mercato c’è un comodo parcheggio. “I nostri clienti provengono dai quartieri Parioli, Fleming, Vigna Clara” sottolinea la Signora Franca. “Abbiamo prodotti di prima scelta”, mentre una cliente ci confida “Un po’ cara, ma è la bancarella migliore”. Prosegue la titolare del banco frutta “Si anche da noi c’è stata una forte diminuzione nei consumi, diciamo circa la metà, poi da alcuni giorni, dopo il forte calo delle borse la situazione è ulteriormente peggiorata, acquisti fermi ma forse è anche una questione psicologica. Il consumatore ora non butta più niente. La fascia dei poveri è aumentata. Noi lasciamo una cassetta piena di merce ancora in buono stato per i pensionati, e per gli extracomunitari e notiamo che viene raccolta anche da gente cosiddetta normale…

Il Mercato di Prima Porta si trova a Roma Nord sulla via Flaminia nella Piazza di Saxa Rubra. Non ha parcheggio e si svolge nei giorni di martedì e sabato. Anche qui i soliti problemi descritti nei mercato-prima-porta.jpgmercati già visitati: calo dei consumi e dei clienti. Ovviamente notiamo subito che i prezzi dei prodotti esposti sono meno cari perché ci troviamo in periferia. La Signora Claudia è invece una assidua frequentatrice del Mercato di Labaro, rione situato in collina sopra Prima Porta. Il mercato è nuovo, posto in una strada di recente costruzione in Via Magnano in Riviera ed è dotato di parcheggio. “I prodotti sono convenienti, freschi e di buona qualità. Si compra bene, anche se in giro si vedono acquirenti con la sporta della spesa meno piena. Si fa più attenzione al portafoglio e non si spreca più nulla. Vedo più gente nelle bancarelle dei vestiti o dove si possono trovare scarpe a 20 euro.”

Il Mercato di Grottarossa nella via e nel rione omonimo, subito dopo il Parco Papacci è molto grande e offre di tutto: banchi di frutta e verdura, alimentari, abbigliamento a prezzi stracciati, giocattoli, bancarelle di merceria ecc… c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il mercato è aperto solo il mercoledì e non ha un parcheggio, quindi anche in questo caso la macchina si deve accostare al marciapiede. Incontriamo la Signora Anita, che di mestiere fa la sarta, mentre fa mercato-grottarossa.jpgacquisti al banco della merceria. Ci dice “dove abito non ci sono mercerie,  eccetto una che reputo troppo cara per le mie tasche. Ma ho notato che anche in questo mercato i prezzi degli  articoli per cucire sono molto aumentati. Faccio subito un esempio: i sigaroni vengono venduti a 1,50 euro mentre al mercato di Val Melaina nel quartiere Nuovo Salario li compro a meno di un euro. Tutto è aumentato in questo mercato e non è più conveniente fare la spesa qui” Diamo una controllata nei vari banchi e i prezzi sono in via di massima simili a quelli del mercato di Ponte Milvio. “Si, la gente compra meno, non si fa più la spesa in grande il sabato ma pochi acquisti mirati, giornalmente. La massaia accorta controlla i prezzi e fa più volte avanti e indietro lungo i banchi per capire dove si possono trovare i prodotti a minor prezzo. Abbiamo perso circa il 50% dei guadagni” rivela Mario, titolare del banco di frutta e verdura. Una giovane cliente ci dichiara “io preferisco di gran lunga venire al mercato a fare la spesa anche perché si stabilisce un rapporto umano di confidenza e fiducia reciproca con il rivenditore, rapporto che non trovo quasi mai in un supermercato. Qui poi la qualità è decisamente migliore, i prodotti sono nostrani e freschi”. Dove notiamo una ressa di signore è nella bancarella riservata alla maglieria. Sono esposti golf spacciati per cachemire di ogni tipo e colore. Ci avviciniamo ad una cliente che se ne sta provando uno e ci dice “Sono morbidi e di buona qualità. Perché spendere tanto in un negozio? Non sono più tempi per scialare, questi”.

Conclusioni ? Siamo diventati tutti degli economisti fai-da-te, attenti alla piccola spesa quotidiana come a quella grande del fine settimana, teniamo sempre i conti di quel che spendiamo, evitiamo gli sprechi e rimandiamo le spese non indispensabili. Serviva la crisi per acquisire questo minimo buon senso ?
Alessandra Stoppini

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