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Il Campidoglio avvia inchiesta amministrativa sull’effettiva scolarizzazione dei rom

Differenze tra dati Arci e scuole, 3.6 milioni la spesa annua, pulmini vuoti: lo rivela Bruno Vespa nel libro Un’Italia diversa. E il Comune di Roma cambia rotta ed avvia un’inchiesta (di Emanuela Micucci).  

banchi-vuoti.jpg9.000 euro l’anno: il doppio degli istituti scolastici privati più cari ed esclusivi della città. Tanto spende il Comune di Roma per mandare a scuola un solo ragazzo rom. Poco male se servisse a garantire una reale frequenza scolastica dei nomadi. Invece, nonostante i 3,6 milioni di euro all’anno destinati alla loro scolarizzazione, i banchi restano vuoti.

Non solo, i dati di frequenza forniti dall’Arci, una delle cooperative che gestisce il servizio, sono smentiti da quelli ufficiali forniti dalle scuole. Tanto che l’Assessore alla Scuola del Campidoglio, Laura Marsilio, ha annunciato di aver deciso di avviare in merito un’inchiesta amministrativa.

E’ quanto emerge dai dati raccolti dal giornalista Bruno Vespa nella preparazione del suo nuovo libro “Un’Italia diversa. Viaggio nella rivoluzione silenziosa” in uscita il 3 ottobre da Rai Eri Mondadori. Numeri che confermano quanto anticipato da VignaClaraBlog il 7 agosto in occasione dell’approvazione in Consiglio del XX Municipio della Risoluzione n. 32 del 4 agosto 2008 sulla scolarizzazione dei bambini rom.
A proporla il Presidente della Commissione municipale Politiche Sociali, Stefano Erbaggi (Pdl), che già il mese precedente (vedi VignaClaraBlog del 5 Luglio) aveva denunciato dati sconcertanti sull’effettiva frequenza scolastica dei bambini nomadi nelle scuole del XX Municipio, dati però contestati dal Coordinatore territoriale del Progetto Scolarizzazione di Arci Solidarietà Lazio, Pietro Ferrara, col suo intervento dell’8 Luglio sulle nostre pagine.   

I dati del libro di Bruno Vespa
Adesso il libro di Vespa conferma la mala gestione del servizio da parte della precedente giunta comunale. Vespa ha notato discrasie tra i dati Arci e quelle delle scuole quando ha chiesto all’Assessore alla Scuola del Comune di Roma, Laura Marsilio, e all’ufficio stranieri del Ministero dell’Istruzione una verifica dei dati ricevuti dalle associazioni. “Finora il riscontro è stato possibile soltanto su due importanti campi rom, Castel Romano e Tor de’ Cenci”, spiega Vespa.

Secondo l’Arci sono 257 i bambini Rom iscritti alla scuola di Castel Romano. Di questi solo 1/3, cioè 82 ragazzi, frequenterebbe più o meno regolarmente tra rom-castel-romano.jpgi 180 e i 140 giorni all’anno. In 68 andrebbero a scuola solo tra i 70 e i 140 giorni all’anno, in 33 da 18 a 71 giorni. Ben 81 non ci mettono piede. “Ma la differenza clamorosa e sconcertante è con i dati ufficiali forniti dalle scuole – continua il giornalista -. Intanto gli iscritti sono 224 e non 257: 30 alunni in meno”. I bambini rom che frequentano le lezioni scolastiche tra i 144 e i 180 giorni sono appena 3. Al contrario, sono 66 quelli che vanno in classe tra i 77 e i 140 giorni e che quindi non superano ragionevolmente l’anno scolastico. Ancora, 73 entrano a scuola per meno di due mesi. E ben 82 ignorano i banchi.

Per il Campo Rom di Tor de’ Cenci Vespa scrive che “su 89 iscritti a sette scuole elementari e a una scuola media non ce ne è uno – uno solo – che sia rom-tor-de-cenci.jpgandato a scuola per almeno 144 giorni, tanto da compiere una frequenza regolare. Ce ne sono 47 che vanno a scuola per meno di 140 giorni, 30 che frequentano tra i venti giorni e i due mesi e 19 che non frequentano affatto. Sconfortanti, in particolare, i dati della scuola media: su 39 iscritti soltanto sei frequentano per più di 100 giorni e meno di 120″. “Con tre/quattro mesi di assenza non c’è nessun profitto possibile – prosegue – Vediamo a questo punto quali sono i dati forniti dall’Arci. Se alla scuola non risulta nessun alunno con frequenza regolare, l’Arci ha assicurato al comune di Roma che la frequenza media è stata di 22.7 alunni per mese. Ventitré alunni contro zero. Com’e’ possibile?”.

La questione non riguarda solo la mancata frequenza scolastica dei ragazzi nomadi, ma anche le enormi spese a carico del Comune.
“Se andassero a scuola tutti – continua Vespa nel suo libro – i 500/1600 che risultano a vario titolo frequentarla, il costo individuale sarebbe di circa 2300 euro ciascuno. Ma analizzando i dati effettivi dei 313 alunni provenienti da Castel Romano e Tor de’ Cenci e considerando che soltanto un terzo frequenta per qualche mese all’anno, il costo individuale salirebbe a circa 7000 euro. Se invece il costo per il campo di Tor de’ Cenci si divide soltanto per i 23 alunni che frequentano per almeno cento giorni all’anno sui 180/200 regolamentari, il costo individuale sale a 9000 euro all’anno”. 

I nuovi piani del Campidoglio
“Il confronto con i dati forniti dalle scuole abbatte fortemente l’attendibilità delle associazioni – commenta l’Assessore Laura Marsilio – L’elemento più allarmante che emerge dalla lettura dei dati provenienti dalle scuole è che una percentuale considerevole di alunni iscritti non hanno mai frequentato o frequentano in modo laura-marsilio.jpgsporadico le aule scolastiche”. “Perché si è arrivati a questo? -prosegue – Perché nessuno se n’è accorto? Perché l’agenzia di controllo sul Comune di Roma non è intervenuta?”. Domande a cui risponderà l’inchiesta amministrativa avviata dall’Assessore.
La nuova amministrazione capitolina punta inoltre a coinvolgere i dirigenti scolastici nel controllo del servizio di scolarizzazione. A questo scopo Marsilio ha inviato mercoledì una lettera ai presidi. “Poi abbiamo avviato – spiega – una cabina di regia, formata da esponenti del mio assessorato, di quello dei Servizi Sociali, dal garante per l’Infanzia, l’Ufficio scolastico regionale e il Ministero dell’Istruzione. Per il monitoraggio stiamo predisponendo un avviso pubblico per affidare a un ente di ricerca esterno l’elaborazione dei dati”.
Perché fino ad oggi mancava un l’elemento di controllo in quanto era lo stesso ente affidatario del servizio a relazionarne lo svolgimento. Invece, con il nuovo contratto stipulato tra Comune di Roma e i tre enti gestori, Arci, Ermes e Casa dei diritti, anche i dirigenti scolastici forniranno i dati per poterli confrontare con quelli del gestore. Inoltre, “per la prima volta abbiamo aggiunto – continua Marsilio – nella convenzione una clausola per cui applicheremo da 1.000 euro in su a chi non ci comunica le frequenze scolastiche dei bambini rom o a chi le comunica in modo sbagliato”, che potrà anche vedersi revocata la convenzione. Novità sulla durata del contratto. Il Sindaco Gianni Alemanno ha voluto che sia di un solo anno invece che di 3 per permettere di vigilare in modo più attento.  

Il caso del servizio bus
Raffaele Ciambrone
, direttore dell’ufficio del Ministero dell’Istruzione che si occupa di alunni stranieri, ha detto a Vespa: “Sui cinque pullman da 55 posti scuolabus.jpgciascuno che vanno ogni mattina a Castel Romano non salgono complessivamente più di 30 bambini. Sale invece qualche adulto, che va a Roma per i fatti suoi. Questi dati ci sono stati confermati il 21 giugno 2008 da uno dei responsabili del campo di Castel Romano, Kasim Cizmic, dinanzi a Henry Scicluna, maltese, coordinatore del Consiglio d’Europa per le attività e i diritti dei rom”. “Bisogna cambiare mentalità – insite l’assessore Marsilio – Gli enti affidatari del servizio devono capire che in quel momento ‘sono’ il Comune e che i servizio che offrono deve rispondere a criteri di efficienza. L’ente deve garantire che il numero dei bambini sia congruo al contratto con il Comune”. Anche perché si tratta di risorse pubblica pari a 1,3 milioni di euro per il servizio bus che coinvolge 30 linee per portare i ragazzi a scuola. Gli operatori li accompagnano e forniscono anche le “attività di diritti nei campi” di cui il Comune per la prima volta ha specificato la tipologia: educazione civica, educazione ambientale, prescolarizzazione. “L’obiettivo – conclude Marsilio- è che i rom vengano coinvolti in modo tale che la necessità di un bus tutto per loro in futuro venga a mancare. O meglio, sia utilizzato al pari degli altri bambini: solo per quegli alunni che abitano lontano da scuola.”
Emanuela Micucci

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8 COMMENTI

  1. Il mio primo pensiero va a quei genitori che non trovano posto per i figli nella scuola del loro quartiere, perché molti posti sono riservati a bambini o ragazzi che non ci hanno mai messo, continuano a non metterci, né mai ci metteranno piede! Quello che mi chiedo e vi chiedo: al di là di ogni valutazione socio-politica-cultural-religiosa-politicamente correta o scorretta, vi sembra una cosa logica? Vi sembra una cosa “normale” (mi sembra che D’Alema ripeta sempre che vuole vivere in un paese “normale”) che questa situazione vada avanti così da anni? Vi sembra una cosa giusta che chi ha voglia di studiare non lo possa fare? e perché?

  2. Il mio secondo pensiero invece corre a quanto possa ammontare il ricavato di questa carità pelosa , spesso elargita da varie organizzazioni.

    L’Arci quanto ci guadagna ?
    E tanto per essere equanimi nei sospetti , e visto il polverone che sta sollevando sull’argomento anche il Romano Osservatore ( un miracolo di santa lucia nel caso non guasterebbe e rimarrebbe poi tutto in famiglia , cristiana s’intende ! ), pure loro , quant’è il tornaconto economico ?

    Una curiosità.
    Seguendo il suggerimento di Camilloni ( che sembra ora occuparsi di tutto perlomeno a livello dialettico , quindi se tutto ve bene siamo rovinati ), sono andato su google earth per vedere via mastrigli.
    Non ho trovato la discarica ma ho trovato che esiste anche una onlus a via mastrigli e sono andato a vedere quante ce ne stanno e riconosciute a livello comunale , risultato , una marea.

    Se non ci sono disagiati e se non si raggiungono dei risultati , l’esistenza delle stesse è superflua ed improduttiva.
    Quindi i “disagiati” debbono continuare ad esserci , anzi più sono meglio è , ed i risultati debbono a tutti i costi essere presentati e pure positivi.
    Così si spiegano tante cose.

  3. Terzo pensiero.
    Quindi, la contestazione dei dati forniti forniti da Stefano Erbaggi da parte del Coordinatore territoriale del Progetto Scolarizzazione di Arci Solidarietà Lazio, Pietro Ferrara, col suo intervento dell’8 Luglio sulle pagine di VignaClaraBlog era sbagliata. Un errore dell?Arci alquanto sospetto…

    Facendomi un giro su questo blog ho ritrovato queste notizie utile anche a Aragon per sapere quanto ci guadagnano le associaizoni, almeno al XX Municipio:

    https://www.vignaclarablog.it/200807212746/la-scolarizzazione-dei-rom-nel-xx-municipio/

    Stefano Erbaggi sui soldi spesi dai contribuienti per il servizio. “Non si spende neanche una parola nello spiegare come vengono impiegati i soldi dei contribuenti e soprattutto quanti: mi risulta ben 280.000 euro l’anno per mandare a scuola più o meno 50 ragazzi per non più di 50 giorni scolastici”.

    https://www.vignaclarablog.it/200808072906/xx-municipio-rom-nessuno-completa-lobbligo-scolastico

    “Durante la riunione consigliare (del XX Municpio n.dr.), infatti, sono emersi i costi sostenuti dalla precedente giunta capitolina per il progetto: oltre 10 milioni di euro in 3 anni, 3,5 all’anno. Cifre su cui si è acceso il confronto tra maggioranza e opposizione. Il Pd ha chiesto di continuare ad affidare il servizio alla stessa cooperativa perché possiede un’esperienza pluriennale sul campo”.

    …Esperienza pluriennale ma, a quanto pare, incapace di gestire bene il servizio.

    Quanto all’Osservatore Romano, siceramente non capisco le insinuazioni di Aragon.

    Angela

  4. Lascio le cifre a chi le sa leggere e le vuole interpretare.
    Per me che sono ignorante , rappresentano una montagna di soldi mal spesi e peggio impiegati che avrebbero forse potuto e magari dovuto trovare migliore e più utile indirizzo.

    D’altronde è sotto gli occhi di tutti non tanto la più o meno riuscita scolarizzazione dei rom , tanto quanto la loro voglia di aderire e partecipare alla cosa.

    Quanto all’osservatore romano mi risulta sinceramente difficile digerire il fatto che interloquisca in modo decisamente aggressivo nei confronti di provvedimenti che tutelano la nostra popolazione.
    Quasi che loro vivano nell’alto dei cieli , e se così fosse che scendessero un attimo per verificare la situazione.
    Ma secondo Lei , Angela , se io cercassi di scavalcare le mura vaticane o forzassi nottetempo il portone della conciliazione , cosa succederebbe ?
    Sarei bene accetto con carità cristiana o mi sbatterebbero subito fuori memori di Gesù nel tempio ?
    Io opto per la seconda.

    Ed allora perchè andare contro leggi e normative che cercano di evitare il diffondersi di ulteriori sacche di emarginazione e povertà ?
    Non ci bastano quelli che fanno le salsicce con i cani per sopravvivere ?

    E’ questa solidarietà a tutti i costi che mi da fastidio e mi induce a pensare che oltre allo spirito cristiano ci possano essere dietro anche motivazione derivanti dai milioni di euro che ad esempio la caritas ( così come altre strutture ) riceve annualmente dallo stato come contributi.
    Non sono di quelli che affermano che per 1€ speso la caritas ne riceve 5€ tra offerte e contributi però ..
    E’ come se protestassero nel timore di veder diminuire la fonte della loro ragione di esistere.
    Come se di poveri e disagiati non ce ne fossero già a sufficenza.

  5. “I ricchi fanno la beneficenza, ma anche la beneficenza fa i ricchi.” La frase non è mia ma di Bernard Shaw, e serve ad illustrare un bellissimo libro di Mario Giordano “Attenti ai buoni”. Vi leggo alcuni passi della presentazione di copertina: “Negli ultimi tempi la carità è diventata una vera e propria moda. Ma dove finiscono questi soldi? Chi ci guadagna davvero? È tutto oro quel che luccica nel forziere dei molti che si presentano come buoni? Ecco, cifre alla mano, un viaggio rivelazione dietro le quinte di uno dei maggiori business del nostro tempo. Un viaggio denuncia, amaro e coinvolgente. Dai grandi eventi alla piccola elemosina di strada, dalle istituzioni più illustri alle tante associazioni che nascono dal nulla e nel nulla svaniscono, in questo libro di Mario Giordano verranno svelati i trucchi, le truffe e le bugie che si nascondono dietro la parola “solidarietà”.
    Buona lettura!

  6. Facciamo chiarezza.

    L’argomento è la scolarizzazione dei rom da parte del Comune di Roma e eventualmente del MInistrero dell’Istruzione. Tema che non ha nulla a che fare con il volontariato o con l’Osservatore Romano.

    Sul questi altri argomenti credo sia più utile discutee in un altro forum. E se il tema appassiona i lettori del blog chiedete alla redazione di affrontarlo anche se il taglio del blog è locale e qui si va sul nazionale. La redazione forse saprà dare all’argomento la giust aimpostazione locale.

    Solo una breve considerezione per chiudere, almeno per quato mi riguarda, la discussione.

    Cari lettori, sempre attenti a quel che vi circonda nel XX Municipio, non commentete l’errore quando si parla di Chiesa cattolica di rimanere in superficie e di approfondire i temi solo dal punto di vista di chi critica(quasi per aprtito preso) l’operato della Chiesa.
    Dunque, iniziate a non confodnere tra questi piani: l’Osservatore Romano e l’Avvenire, la Chiesa e il Vaticano, la Caritas e l’8×1000.

    Saluti.

    Angela

  7. Cara Angela, non ti viene il sospetto che, almeno ultimamente, sia Famiglia Cristiana a criticare l’attuale governo “quasi per partito preso?”. E non ti riviene ancor di più il sospetto che la critica sia solo un modo per convincere la ggente (la doppia g non è un errore) a devolvere ancora di più l’otto per mille a favore della Chiesa? Per quanto riguarda la Caritas…beh lasciamo perdere per carita(s) cristiana!

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