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Alemanno: la prossima settimana un’ordinanza comunale sulla prostituzione

Il Comune di Roma intenzionato a battere sul tempo la legge Carfagna (di Emanuela Micucci) 

prostituzione.jpgIl Campidoglio anticipa il Governo. Lo fa con un’apposita ordinanza per la lotta contro la prostituzione in strada. Lo ha annunciato questa sera il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine della presentazione della Fondazione Cutuli Onlus in memoria della giornalista uccisa in Afghanistan nel 2001, Maria Grazia Cutuli. “Il ddl Carfagna avrà un iter lungo – ha spiegato il sindaco – Con questa ordinanza aiuterò dalla prossima settimana  tutte le forze di polizia a liberare le strade di Roma da questo degrado per ridurre tutto quello che è sfruttamento della prostituzione e la strumentalizzazione di tanti esseri umani”.

Ieri, infatti, il disegno di legge sulla prostituzione del ministro delle pari opportunità Mara Carfagna ha ottenuto all’unanimità il via libera del Consiglio dei ministri. Cambia dopo 50 anni la legge Merlin ma senza riaprire le case chiuse. La prostituzione in strada diventerà reato e verrà punito sia chi la esercita sia i clienti delle lucciole. Le sanzioni previste vanno dalla multa al carcere (dai 5 ai 15 giorni, oltre a un’ammenda da 200 a 3.000 euro). Sarà invece ancora consentita la prostituzione in forme e luoghi privati. Pugno di ferro anche per chi sfrutta la prostituzione minorile: arresto da 6 a 12 anni, multe da 15.000 a 150 mila euro, rimpatrio assistito per i minori stranieri senza tutela. Una serie di provvedimenti che, in attesa della definitiva approvazione della legge, il Comune di Roma sembra voler attuare fin da subito.
Emanuela Micucci

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2 COMMENTI

  1. In breve si vuole abrogare la prostituzione proletaria mentre le annoiate modelle “d’alto bordo” con appartamenti adornati di “mazzi di fiori” ed i loro ricchi clienti continueranno ad essere attivi.
    Sarebbero state necessarie misure di ben altro tenore, che da una parte rispondessero alla sicurezza e alla tranquillità delle zone residenziali e, dall’altra, permettessero a chi liberamente vuole prostituirsi di farlo contando su tutele e garanzie.
    lo stato offrirebbe servizi sanitari e, in cambio, chiederebbe il contributo fiscale…, i proventi delle tasse provenienti dalla prostituzione potrebbero essere devoluti in opere umanitarie… evitando così l’insorgenza di eventuali sensi di colpa…

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