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Nel Tevere continua la moria di pesci

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Galvanica Bruni

Ancora pesci morti nel Tevere: a denunciarlo è l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali  (OIPA) che segnala la presenza di pesci morti a Ponte Margherita e all’Isola Sacra.

A distanza di due mesi dalle prime segnalazioni che riguardavano le carcasse di migliaia di pesci, continuano le morti misteriose a danno della fauna ittica nel tratto urbano del Tevere.

Si tratta di un fenomeno gravissimo che sta sterminando specie pregiate come il cavedano, il cefalo e la carpa;  peraltro l’evento è stato da taluni minimizzato  e giustificato come “ricorrente” e legato alle piogge abbondanti.

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Ora solo un paese che non ha una seria cultura dell’ambiente può  usare simili espressioni per giudicare una catastrofe ambientale perché in effetti si tratta proprio di questo; il fatto che nel terzo fiume d’Italia, sporco, degradato e inquinato muoiano migliaia di pesci dovrebbe creare allarme e panico e non solo da parte delle Associazioni ambientaliste.

Un fiume che muore è una tragedia  per tutti. E le cause di questa moria? Vallo a sapere. A distanza di due mesi, neanche si stesse cercando “l’elisir di lunga vita”,  ancora non è possibile capire quali sono state le vere ragioni; nonostante i prelievi e le analisi ancora non è dato sapere in quanto nell’acqua del Tevere è stato trovato un po’ di tutto, compresi pesticidi particolarmente dannosi per l’ambiente  come  la Cipermetrina e il Clothianidin; quest’ultimo prodotto, per la sua tossicità, è stato bandito già dal 2018 a causa dei danni gravissimi che provoca alle api.

La diffusione di questo pesticida provoca addirittura nelle api una “perdita di memoria” per cui i poveri insetti dopo aver perso l’orientamento non riescono più a rientrare alle arnie.

Resta comunque il fatto che a distanza di due mesi, non essendo ancora stata accertata l’origine della moria, non è stato neppure adottato alcun provvedimento  tant’è che i poveri pesci continuano a morire.

Per quanto ci riguarda avendo a cuore il destino di questo straordinario fiume continueremo a tenere alta l’attenzione sul suo stato di salute e continuando  a denunciare con forza il suo degrado e abbandono.

Francesco Gargaglia

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3 COMMENTI

  1. Singolare che i pesci muoiano per l’inquinamento ambientale dell’acqua del Tevere e il Comune stia pensando a immettere la stessa acqua, seppur depurata (chissà quanto durerà), all’interno della rete dell’ACEA.

  2. Ma cosa aspettiamo a risanare il Tevere e l’Aniene? L’ACEA parla di sforzi fatti per migliorare la qualità dell’acqua ma si dimenticano che secondo l’Unione Europea l’obiettivo da perseguire per i corsi d’acqua era la dichiarazione del “buono” stato di qualità delle acque entro il 2015; siamo indietro di ben 5 anni e nel frattempo vogliono anche farcela bere!

  3. Fatalità l’inizio della moria inizia con la fine del lockdown forzato, l’inizio delle sanificazioni coatte di uffici, esercizi commerciali e quindi bar e ristoranti. Ma proprio a nessuno viene in mente che può essere tutto l’ipoclorito di sodio (candeggina) che si sta usando per detergere qualsiasi cosa? Se consideriamo che per i pesci tropicali è sufficiente la quantità presente nell’acqua di rubinetto per morire velocemente, pensate che i pesci che popolano il Tevere sono esenti dalla tossicità di questo veleno? Tutto quello che si riversa nel Tevere a base di ipoclorito diventa micidiale per la fauna ittica.

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