
“Raddoppio della tratta Valle Aurelia-Vigna Clara. Data attivazione: 2028”.
Questa la laconica notizia che si apprende dal sito del Gruppo FS Italiane dedicato al – defunto? – progetto di chiusura dell’anello ferroviario di Roma.
Attivazione nel 2028. Cioè ben oltre la scadenza annunciata per lungo tempo e oggi disattesa. Senza, almeno nella scheda dell’opera, alcuna spiegazione.
E se non c’è il raddoppio, difficilmente potrà esserci quell’incremento delle corse che dovrebbe finalmente trasformare la tratta Valle Aurelia-Vigna Clara in qualcosa di simile a un vero servizio ferroviario metropolitano.
Con buona pace delle centinaia di pendolari che potrebbero utilizzare questa linea ma che oggi, fra scarsità delle corse e orari poco appetibili, difficilmente possono considerarla una reale alternativa all’auto.
Un dato su tutti. Quando lo scorso luglio una trivella perforò accidentalmente la galleria ferroviaria pochi metri prima della stazione Vigna Clara, si venne a sapere che sul treno coinvolto viaggiavano appena cinque passeggeri.
Sì, cinque. Su circa 500 posti disponibili. Ma quel numero può essere letto anche al contrario: è la linea a non interessare i romani oppure è un treno ogni due ore a rendere la linea poco interessante?
Dal 2027 al 2028
Andiamo con ordine.
Se la chiusura dell’anello ferroviario sembra essere ancora nel libro dei sogni – visto il definanziamento deciso dal ministro Salvini nell’agosto 2023 per dirottare le risorse verso altre opere in corso nel Nord Italia, con la promessa che quanto sottratto sarebbe stato restituito con la Legge di Bilancio 2024, cosa poi non avvenuta – nel giugno 2024 almeno il raddoppio della tratta Vigna Clara-Valle Aurelia sembrava essere diventato una certezza.
RFI, società capofila del Polo Infrastrutture del Gruppo FS Italiane, aveva infatti aggiudicato al raggruppamento temporaneo di imprese costituito da MI.COS. S.p.A./MACEG S.r.l., GEMA S.p.A. e SALCEF S.p.A. l’appalto per la progettazione esecutiva e la realizzazione del raddoppio della tratta.
Un intervento da circa 30 milioni di euro.
All’epoca RFI aveva fatto sapere che sarebbe partita subito la progettazione esecutiva, seguita dall’avvio dei lavori dopo l’estate 2025. Conclusione prevista: fine 2026. Poi il collaudo e le verifiche di sicurezza dell’Agenzia competente.
La messa in esercizio del doppio binario? Metà 2027.
La realizzazione del nuovo binario, accanto a quello esistente, dovrebbe consentire di aumentare sensibilmente il numero delle corse giornaliere e trasformare quello che oggi, con una manciata di treni al giorno, non lo è ancora in un vero servizio metropolitano cadenzato.
La doccia fredda
Ora però arriva la doccia fredda.
Sul sito del Gruppo FS Italiane la data di attivazione indicata per il raddoppio della tratta è diventata semplicemente 2028.
Nessun mese. Nessun giorno. E quando in un cronoprogramma spariscono i mesi e resta soltanto l’anno, qualche domanda è inevitabile.
Potrebbe essere gennaio 2028. Ma potrebbe essere anche dicembre. Rispetto alla metà del 2027 inizialmente annunciata, il ritardo potrebbe quindi arrivare fino a un anno e mezzo.
E, soprattutto, resta un’altra domanda: a che punto sono oggi i lavori?
Una domanda maliziosa
Mettiamo allora in fila i fatti.
La stazione Vigna Clara e il collegamento con Valle Aurelia sono entrati in servizio nel giugno 2022. Da allora il numero delle corse è rimasto estremamente ridotto, nonostante appelli, richieste e petizioni per potenziarlo.
Una frequenza che inevitabilmente limita anche il numero dei passeggeri: è difficile convincere qualcuno a lasciare l’auto a casa se l’alternativa è un treno ogni due ore.
Nel frattempo, la chiusura dell’anello ferroviario è stata definanziata nel 2023 e quelle risorse non sono tornate negli anni successivi.
Adesso anche il raddoppio della tratta Vigna Clara-Valle Aurelia scivola dal 2027 al 2028.
E allora una domanda, magari maliziosa, viene spontanea.
Non è che, a forza di offrire un servizio ridotto, registrare pochi passeggeri, rinviare gli investimenti e allontanare il completamento dell’infrastruttura, qualcuno ai piani alti di Ferrovie e/o del Ministero possa prima o poi arrivare alla conclusione che Vigna Clara non valga più la pena?
Sarebbe un curioso cortocircuito: rendere poco appetibile una linea e poi scoprire che viene utilizzata poco. Fino magari a chiedersi se non convenga chiudere i cancelli della stazione e chi s’è visto s’è visto.
Naturalmente è solo una domanda. Honni soit qui mal y pense.
Claudio Cafasso
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