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Martedì 21 aprile, all’età di 85 anni, è morta Sagitta Alter, per oltre mezzo secolo accanto a Gigi Proietti, scomparso nel 2020. Se n’è andata serenamente, circondata dall’affetto delle figlie Susanna e Carlotta.
Da decenni viveva sulla Cassia, a Tomba di Nerone: prima in via Santi Cosma e Damiano, poi in un comprensorio tranquillo poco prima dell’incrocio con via di Grottarossa, dove era rimasta anche dopo la morte di lui.
Una presenza discreta, familiare per il quartiere. Una “cassiarola doc”, come qualcuno l’ha chiamata in queste ore sui social.
Ma ridurre Sagitta Alter a una definizione sarebbe ingeneroso. La sua è stata una storia che si intreccia con quella di Roma e con una delle figure più amate del teatro italiano, senza mai cercare il riflettore.
Nata in Svezia nel 1941, arrivò a Roma giovanissima, lavorando come guida turistica. Fu nei primi anni Sessanta che incontrò Proietti, in una città ancora sospesa tra il bianco e nero e la voglia di diventare moderna. Si conobbero quasi per caso, a una festa, tra musica e leggerezza. Da lì, una scelta semplice e radicale: restare insieme. Sempre.
Non si sposarono mai. Non per caso, ma per convinzione. Lui amava dire, con il suo sorriso ironico, che erano “antichi concubini”. Lei spiegò una volta che, dopo aver costruito una famiglia solida, il matrimonio sembrava superfluo. In un’epoca in cui certe scelte facevano discutere, loro andarono dritti per la loro strada, senza bisogno di etichette.
Dietro le quinte, però, Sagitta c’era sempre. Non come figura ornamentale, ma come punto fermo. Chi ha conosciuto da vicino la vita artistica di Proietti sa quanto fosse presente: una presenza silenziosa, ma decisiva, capace di accompagnare senza invadere, di sostenere senza apparire. Una complicità che si è riflessa anche nei momenti più importanti della carriera di lui, dal teatro ai grandi progetti culturali romani.
Dopo la scomparsa di Proietti, Sagitta non si è ritirata nel ricordo. Al contrario, ha continuato a lavorare perché quella storia non si spegnesse. Nel 2021 è nata, anche grazie a lei, la Fondazione dedicata all’attore, con l’obiettivo di custodirne l’eredità e trasmetterla alle nuove generazioni. Eventi, iniziative, progetti: un modo concreto per trasformare la memoria in qualcosa di vivo.
E forse è proprio questo il tratto che resta più forte oggi. Non solo la lunga storia d’amore, che pure ha attraversato decenni senza incrinarsi, ma la capacità di darle continuità anche dopo. Senza clamore, senza bisogno di raccontarsi.
Roma, in queste ore, la saluta così: con un affetto quieto, quasi domestico. Quello che si riserva a chi, pur restando sempre un passo indietro, è riuscito a diventare parte del paesaggio umano di una città e, in piccolo, anche di un quartiere.
Perché alla fine Sagitta Alter è stata questo: una presenza. Costante, discreta, essenziale. E, a modo suo, indimenticabile.
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