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Referendum Giustizia, Municipio XV: il voto quartiere per quartiere

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Nel Municipio XV non esiste un voto unico. Esiste un percorso. E basta muoversi di pochi chilometri, dal centro verso nord, per vedere cambiare in modo netto il risultato.

I dati, elaborati sezione per sezione a partire dalle rilevazioni ufficiali pubblicate su Eligendo, il portale del Ministero dell’Interno, mostrano un quadro chiaro.

Nel complesso, su 68.885 votanti, il Municipio XV si presenta in equilibrio con una leggera prevalenza del No, attorno al 52–53%, contro un 47–48% di Sì.
(* vedi errata corrige in calce)

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L’affluenza: una svolta netta

Se il risultato appare equilibrato, il dato più significativo arriva però dalla partecipazione.

Con circa il 63% di affluenza, questa tornata segna una netta inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, nei quali il Municipio XV si era spesso distinto per livelli tra i più bassi della città.

Basta guardare alle consultazioni più recenti:

referendum 2025: affluenza al 27,5%
elezioni europee 2024: 40%
elezioni regionali 2023: 31%

Il salto è evidente. Non si tratta di una semplice crescita, ma di un vero cambio di passo, con una partecipazione che raddoppia rispetto al referendum precedente e supera di oltre venti punti le regionali.

Un elemento che rende ancora più significativo il risultato finale, perché esprime un voto maturato su una base molto più ampia.

Il centro del Municipio

Nel cuore del Municipio il voto si distribuisce in modo diverso da zona a zona.

A Ponte Milvio il risultato è in bilico: il Sì oscilla tra il 49% e il 54%, con una sezione in cui prevale il No.

A Vigna Clara il Sì è complessivamente avanti, ma il comportamento è disomogeneo: si passa da sezioni oltre il 60% a casi, come la 2220, in cui il No supera il 57%.

Al Fleming, invece, il quadro cambia: qui il Sì prevale in tutte le sezioni, con percentuali comprese tra il 53% e il 58%, senza oscillazioni significative.

Anche nella zona di via Cortina d’Ampezzo il Sì resta avanti in tutte le sezioni, ma con valori più moderati: il vantaggio si colloca tra il 51% e il 56%.

Lungo la Cassia

Procedendo lungo la Cassia il risultato cambia progressivamente.

A San Godenzo il Sì raggiunge quasi il 52%. Un risultato che segna una sorta di area di cerniera tra i quartieri centrali, dove il Sì tiene, e quelli successivi lungo la Cassia, dove invece il No diventa via via dominante.

A Tomba di Nerone il dato cambia: in tutte le sezioni il No è attorno al 55–56%.

A Grottarossa il comportamento resta identico, con il No tra il 52% e il 56%.

A La Giustiniana il quadro cambia: il Sì prevale di misura, con il 50,5% contro il 49,5% del No. Un risultato che segna una zona di passaggio lungo la Cassia, a metà tra i quartieri dove il No è dominante e quelli in cui il voto resta più incerto.

A La Storta il Sì prevale nettamente col 52%. Un risultato che conferma come anche all’interno dello stesso asse territoriale il comportamento elettorale non sia uniforme.

All’Olgiata, arriva la conferma di quanto sopra, qui il Sì prevale, attestandosi attorno al 55%.

Lungo la Flaminia

Sull’altro asse del Municipio il comportamento elettorale appare ancora più uniforme.

A Labaro il No supera stabilmente il 56% in tutte le sezioni.

A Prima Porta il dato si rafforza ulteriormente: il No supera il 57% ovunque.

A Valle Muricana si raggiunge il punto estremo: il No si attesta attorno al 57,7%, con una uniformità quasi totale.

Il quadrante nord

Nel quadrante più esterno del Municipio il quadro resta coerente.

A Isola Farnese il No supera stabilmente il 56%.

A Cesano si afferma il Si con un tondo 55% mentre a pochi passi, a Osteria Nuova il risultato è tutto a favore del No con oltre il 55%.

Una geografia del voto

Il risultato complessivo, apparentemente equilibrato, nasconde una struttura molto chiara.

Nel centro del Municipio il voto è articolato e in parte favorevole al Sì
Lungo la Cassia il No cresce progressivamente fino a diventare dominante
Lungo la Flaminia il No è forte e uniforme fin da subito
Nelle aree più esterne il comportamento resta compatto, con un’unica eccezione evidente, rappresentata dall’Olgiata.

Una domanda aperta

Resta, alla fine, una domanda.

Se il No prevale nel Municipio XV – e lo fa in modo così netto e uniforme lungo interi quadranti del territorio – è legittimo chiedersi da dove nasca questo risultato.

È il segno di una maggiore consapevolezza sul merito del quesito referendario, maturata nel corso della campagna?
Oppure è anche l’espressione di un orientamento più generale, che va oltre il contenuto specifico del voto e intercetta un sentimento politico più ampio?

Probabilmente entrambe le letture contribuiscono a spiegare il risultato. Ma ciò che emerge con chiarezza è un altro elemento: quando la partecipazione cresce in modo così significativo, come avvenuto in questa tornata, il voto diventa più rappresentativo e restituisce un’immagine più nitida del territorio.

Ed è proprio questa immagine, fatta di differenze marcate tra quartieri anche vicini, a raccontare oggi il Municipio XV: non un blocco uniforme, ma un insieme di realtà diverse, ciascuna con una propria identità, che si riflette anche nelle scelte elettorali.
E forse è proprio in questa differenza che si misura oggi il vero volto del Municipio XV.

Claudio Cafasso

(*) errata corrige
l’affermazione “il Municipio XV si presenta in equilibrio con una leggera prevalenza del No, attorno al 52–53%, contro un 47–48% di Sì” non è esatta. I dati finali dicono che nel Municipio XV è prevalso il SI col 50,72%, pari a 1252 voti in più del NO. 
Ci scusiamo con i lettori

 

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6 COMMENTI

  1. Questo “referendum” non ha riguardato la giustizia (a chi volete che importi la questione delle correnti nel CSM….) ma l’operato del Governo; i dati, anche quelli nazionali, ci dicono che il SI ha prevalso dove c’è più ricchezza mentre il NO dove le condizioni economiche sono più sfavorevoli. Un risultato che viene da lontano e precisamente dalla manovra economica che ha deluso e fatto incazzare molti (non hanno neppure avuto il coraggio di tassare gli extra utili delle banche che nel 2024 sono stati di 12 miliardi).
    Se a questo si aggiunge l’incapacità a gestire l’ordine pubblico, una vergognosa sudditanza nei confronti di USA e Israele, una premier che gira il mondo anzichè occuparsi degli affari di casa propria allora il risultato del referendum appare in tutta la sua chiarezza: un giudizio negativo nei confronti dell’operato del governo.
    Chi aveva votato a destra si aspettava da Meloni e Co. una vera “rivoluzione sociale” (quella che dovrebbe essere nel DNA delle destre!) e invece ha avuto un bel “niente”.
    In effetti non c’è proprio “niente” di nuovo……

  2. Il voto per il referendum va analizzato da diversi punti di vista: in tanti hanno votato sul merito dei quesito posto; infatti un5 / 10 per cento ha votato diversamente dai partiti che votano; un 20 % circa di votanti ai diversi partiti si è astenuto. Vi è stata anche una forte motivazione politica: un voto contrario al governo e un segnale affinchè cambi le politiche a livello globale (rapporti con Trump e guerre) e a livello nazionale (economia, fisco, sicurezza). Nel Municipio XV nei quartieri in cui vivono professionisti, imprenditori, famiglie di medio alto reddito hanno prevalso considerevolmente i Sì. Nei quartieri più periferici e con famiglie a medio basso reddito prevalgono o si equivalgono i No. Come interpretare un confronto su un possibile voto politico o amministrativo non è semplice. Le distanze tra i due schieramenti politici si è ridotta. La contendibilità è possibile. Con la sconfitta del sì sarà più difficile l’approvazione di una riforma sulla legge elettorale che rimarrà, probabilmente a doppio turno. Nel secondo turno nel Municipio Roma XV vincerà chi riesce ad avere una alleanza sociale e di liste più ampia ed inclusiva. Manca un anno alle elezioni e a maggio 2027 il referendum e il suo impatto sarà digerito. Conterà la qualità delle candidature e la capacità di proporre programmi sentiti dalla cittadinanza; da quella del Fleming, Farnesina e Vignaclara e da quella di Labaro, Grottarossa, Tomba di Nerone, la Storta, valle Muricana e Cesano. Chi saprà mediare meglio i diversi interessi esistenti avrà più opportunità. Da capire quanto sarà trainante la vittoria a livello cittadino che vede il rinnovo probabile dell’attuale sindaco e le sue proposte di programma saranno utili anche per la conferma nel municipio XV.

  3. Avrebbero dovuto occuparsi dei tempi lunghi della giustizia con i quali combattono i cittadini normali e non di una riforma che stava a cuore a Berlusconi e a una casta di politici. Sconfitta meritata.

  4. La separazione delle carriere e la nomina dei magistrati al CSM per sorteggio era una cosa da fare e il non averlo fatto peserà sul destino di questo sciagurato paese; Antonio Di Pietro in una intervista ha ricordato come proprio il Governo Prodi avesse messo in cantiere questa riforma che poi non fu fatta a causa delle dimissioni di Mastella: perciò Berlusconi e la “casta di politici” non “c’azzeccano” niente! Questo è stato un voto contro le politiche del governo….anche se poi c’è un altro aspetto: il Sud dell’Italia ha votato “NO” anche perchè ha fatto pagare alla Meloni la decisione (giustissima) di eliminare il “reddito di cittadinanza”.
    Nel paese della pizza e mandolino è così che si ragiona….non credo ci sia altro da dire.

    • C’e’ molto altro da dire.

      Cominciando dalla fine:
      – l’abolizione del reddito di cittadinanza, una misura verso le classi economicamente più disagiate presente in tutti i paesi fondatori dell UE, e’ il sintomo del dispregio classista di questa maggioranza e del suo appiattimento verso una ideologia smaccatamente liberista già in disarmo in molte parti del mondo;

      – unita a questa misura ci sono le mancate promesse (elettorali) di questo governo, diminuzione delle accise (averle diminuite un pochino per 20 gg. Tre giorni prima del referendum e’ la dimostrazione plastica della demagogia del navigare a vista senza un programma politico), della mancanza di coraggio e dignità sulle tasse degli extra-profitti (energetici e delle banche) sotto ricatto dei maggiorenti che appoggiano e finanziano questo governo, tutte non-scelte che hanno penalizzati le classi più disagiate economicamente;

      – i giovani (quelli che di fatto hanno creato i presupposti per questa sconfitta della Meloni & Co) che possono solo continuare ad espatriare in cerca di Nazioni che sappiano tenere a conto la loro estrema ricchezza e valore aggiunto all’economia di un Paese, ma si continuano politiche che di fatto costringono a lavorare laureati ma pagati meno di una donna delle pulizie (senza offesa per questo dignitosissimo lavoro);

      – il trattare servizi pubblici essenziali come sanità e scuola come una scomoda appendice succhia soldi, trattando i loro dipendenti con stipendi da fame tra i più bassi dei paesi fondatori UE, sempre in attesa di privatizzare il più possibile con la scusa che non funzionano (quando sono mandati alla malora proprio per poterli privatizzare ad amici e parenti);

      – utilizzare ogni scadenza (vedi olimpiadi invernali) per fregare il pubblico e i suoi fondi per arricchire speculazioni devastanti di territori e comunità, al fine ancora una volta di arricchire il privato a danno del pubblico;

      – riempire la compagine governativa di parenti, amici ed amichetti (alla faccia dell’amichettismo denunciato dalla Meloni un paio di anni fa) con l’unico pregio di essere affidabili e fedeli, non c’ero competenti e lo si e’ visto nel conteggio delle dimissioni.

      Questo elenco parziale c’entra poco con la Riforma oggetto del referendum?

      C’entra invece perché di fronte a quesiti squisitamente tecnici ci si orienta verso la fiducia che da il proponente.

      E il risultato si e’ visto.

  5. Non intendo certo far valere a tutti i costi il mio punto di vista ma io credo che a volte bisognerebbe avere il coraggio di dire, indipendentemente dalla posizione ideologica, la verità: a parte il fatto che il liberismo economico non è in disarmo da nessuna parte (“fondi per arricchire speculazioni devastanti……”), il reddito di cittadinanza (presente in molti paesi europei dove la corruzione però è di gran lunga minore) è stata una vera iattura. Tanti sono quelli che se ne sono serviti e altrettanti quelli che lo hanno percepito senza averne diritto (perfino pregiudicati, camorristi e detenuti) il tutto pagato dal contribuente-lavoratore. Invece di creare opportunità di lavoro abbiamo buttato al vento una carrettata di miliardi che potevano servire veramente per scuola e sanità. Ma la cosa più grave è che non ci si rende conto che questo governo non è diverso dagli altri: forse in futuro (ma non è detto…) vedremo un ribaltamento di ruoli con stesse critiche, stessi problemi, stesse accuse, stesso gioco di poltrone, stessi stipendi e pensioni basse, stessa immigrazione, stessa insicurezza…..insomma stesso di tutto. E’ così da sempre.

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