Home ATTUALITÀ Progetto Stadio Flaminio: il Campidoglio apre la Fondazione Nervi chiude

Progetto Stadio Flaminio: il Campidoglio apre la Fondazione Nervi chiude

Primi ostacoli per il progetto Stadio Flaminio targato Lotito. Mentre il Campidoglio guarda con favore la Fondazione Nervi lo boccia in pieno

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Dopo l’annuncio del presidente della Lazio Claudio Lotito sul progetto di riqualificazione dello stadio Flaminio, arriva una presa di posizione netta e destinata a pesare sul futuro dell’impianto: quella della Fondazione Pier Luigi Nervi, che custodisce i diritti d’autore e l’eredità culturale dell’opera.

Con una nota ufficiale, la Fondazione – guidata da Marco Nervi, nipote dell’ingegnere che progettò lo stadio insieme al padre Antonio – ha preso le distanze dal progetto presentato dal club biancoceleste, dichiarandosi totalmente estranea alla proposta e preannunciando battaglia.

La posizione è molto dura: secondo la Fondazione, l’intervento rischierebbe di alterare in modo sostanziale l’opera originaria, compromettendone l’integrità architettonica e culturale. Per questo l’ente ha già fatto sapere di essere pronto a presentare ricorso nelle sedi competenti qualora il progetto dovesse proseguire senza modifiche sostanziali.

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Non solo. Dalle prime ricostruzioni emerge anche un elemento delicato: all’interno della stessa famiglia Nervi non ci sarebbe una posizione completamente unitaria, con uno dei discendenti coinvolto nella progettazione con la Lazio, mentre la Fondazione e altri membri della famiglia si schierano apertamente contro l’intervento e chiedono al Ministero della Cultura di far valere con forza i vincoli esistenti.

Parole che aprono un fronte culturale e giuridico destinato ad accompagnare l’iter amministrativo del progetto. Il nodo, infatti, non è solo sportivo o urbanistico, ma riguarda la tutela di un’opera considerata a livello internazionale uno dei capolavori dell’ingegneria del Novecento.

Dal Campidoglio segnali di apertura

Intanto, dal Campidoglio filtrano segnali di apertura verso l’ipotesi di riqualificazione proposta dalla Lazio. Il progetto, però, dovrà affrontare un percorso autorizzativo complesso: sarebbero circa venti gli enti coinvolti nella procedura, tra uffici comunali, ministeri e organismi tecnici.

Su tutti, resta decisiva la posizione della Soprintendenza, chiamata a chiarire se e in che modo sia possibile intervenire su uno stadio sottoposto a vincolo. Sarà proprio questo passaggio a stabilire se il progetto potrà andare avanti, e soprattutto in quali forme.

Si apre così una partita articolata, che non si giocherà solo tra Comune e società sportiva, ma anche sul terreno della tutela culturale, delle autorizzazioni ministeriali e, se necessario, dei tribunali amministrativi.

Stadio Flaminio, un capolavoro del Novecento

Lo stadio Flaminio nasce per le Olimpiadi di Roma del 1960, progettato da Antonio Nervi e Pier Luigi Nervi, tra i più grandi ingegneri del cemento armato del XX secolo.

Non è un impianto qualunque. È un’opera che unisce ingegneria e architettura, funzionalità e bellezza strutturale. Le sue tribune, le coperture e le soluzioni costruttive rappresentano un esempio straordinario della ricerca sui materiali e sulle forme che rese celebre il nome dei Nervi in tutto il mondo.

Per anni lo stadio ha ospitato partite di calcio, incontri internazionali di rugby e grandi eventi sportivi, diventando uno dei luoghi simbolo dello sport romano. Negli ultimi quindici anni, però, l’impianto è rimasto progressivamente inutilizzato, entrando in una fase di degrado e abbandono.

È proprio su questo equilibrio fragile – tra recupero e trasformazione, tra uso contemporaneo e tutela dell’opera originaria – che si gioca oggi il destino del Flaminio.

Una scelta che riguarda tutta la città

Al di là delle carte, dei progetti e dei ricorsi, la questione del Flaminio mette Roma davanti a una scelta non banale. Da una parte c’è l’esigenza, concreta, di riportare in vita uno stadio abbandonato da anni. Dall’altra c’è la responsabilità di intervenire su un’opera che non è solo un impianto sportivo, ma un pezzo importante della cultura architettonica del Novecento.

Non sarà una decisione solo tecnica. Sarà, inevitabilmente, una scelta di visione urbana: capire se il Flaminio debba diventare un nuovo stadio contemporaneo o restare, prima di tutto, il capolavoro dei Nervi.

E forse, prima ancora di chiedersi se il progetto si farà o meno, la domanda vera è proprio questa. Se Roma saprà trovare un equilibrio tra la città che vuole costruire e quella che deve custodire.


Il nuovo stadio Flaminio nel progetto targato Lotito

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