
Chiuso lo storico Piper di via Tagliamento. Sul locale sono stati messi i sigilli dagli agenti della Questura di Roma a seguito di controlli. Si tratta di un sequestro preventivo, avvenuto dopo verifiche svolte ieri all’interno della discoteca attiva fin dagli anni Sessanta.
Ai responsabili del Piper è stata contestata la modifica non autorizzata degli impianti, insieme a condizioni igienico-sanitarie estremamente precarie.
A questo si aggiungono criticità nei percorsi di evacuazione e una presenza di avventori superiore alla capienza autorizzata. Il provvedimento disposto dalla Questura è un sequestro che dovrà ora essere convalidato dall’autorità giudiziaria.
Ad aver innescato l’operazione è stato anche l’aumento degli interventi all’interno dei locali cittadini dopo la tragedia di Crans-Montana, che ha riportato in evidenza la necessità di controlli accurati.
Non è la prima volta che la storica discoteca subisce provvedimenti di questo tipo: i precedenti non mancano, anche recenti. “Smodata somministrazione di alcol e continui bollettini di feriti e contusi tra gli avventori”. Questa, in sintesi, la motivazione con la quale la Questura di Roma ne aveva deciso la chiusura per quindici giorni nel maggio del 2025. Chiusura che faceva seguito a quella di novembre 2024, quando il Questore di Roma decretò la sospensione della licenza a causa delle criticità riscontrate sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica.
Un triste epilogo per il locale cult di tante generazioni fondato da Giancarlo Bornigia, “uno dei protagonisti dell’invenzione dei giovani”, come disse di lui Renzo Arbore ai funerali del gran patron del Piper, svoltisi nella parrocchia Santa Chiara, a Vigna Clara, nell’agosto del 2013. E viene spontaneo guardarsi alle spalle.
Non c’è più il Piper di una volta
Il Piper di via Tagliamento era un vecchio cinema vuoto, destinato – nelle intenzioni di Vittorio Gassman – a diventare una sala del Teatro Popolare Italiano. Accantonata poi l’ipotesi, nel febbraio del ’65 Giancarlo Bornigia e Alberico Crocetta decisero di trasformarlo nel primo locale espressamente dedicato ai giovanissimi e alla loro voglia di ballo, di aggregazione, di stare insieme in uno spazio tutto loro, anziché nelle feste in casa del sabato pomeriggio sotto gli occhi vigili dei genitori.
Per i sedicenni romani l’apertura del Piper fu un evento esaltante. Per la prima volta avevano un locale tutto per loro nel quale, tre pomeriggi a settimana, dalle 16 alle 20 (la sera era dedicata ai maggiorenni, e allora lo si diventava a 21 anni), era possibile scatenarsi in pista o illanguidirsi lontani da occhi indiscreti. Era il periodo del twist, del surf, soprattutto dello shake, ma anche il tempo del ballo della mattonella.
Per i giovanissimi il rito era sempre lo stesso: all’uscita dal liceo le ragazze tornavano a casa per smettere gli abiti “da scuola” e indossare, di nascosto dai genitori, minigonne e magliette attillate – piuttosto che cambiarsi direttamente nei bagni del locale – mentre i ragazzi si davano appuntamento al Bowling di viale Regina Margherita, poco distante dal Piper e aperto fin dalle 10 del mattino (e quindi spesso meta dei “segaioli”). Un pezzo di pizza bianca calda e ben oliata, una coca-cola e partite a ripetizione servivano a far passare il tempo.
Poi, alle 16 in punto, ragazze e ragazzi si accalcavano davanti all’ingresso del locale che li accoglieva con un’enorme sala illuminata da 350 luci multicolori e un impianto sonoro per quei tempi davvero d’avanguardia, grazie allo spiegamento di 85 sistemi di altoparlanti.
Ma a tutto questo si aggiungeva un tocco magico. Perché poteva capitare che alle 18 in punto salisse sul palco una ragazza bionda, trasgressiva, sensuale, dalla voce capace di suscitare brividi: Nicoletta, poi Patty Pravo, di appena due o tre anni più grande dei ragazzi in platea, che magnetizzava l’attenzione dell’intera sala cantando “La bambola” o “Ragazzo triste”.
Dal punto di vista musicale è certo che al Piper è nata la musica beat italiana: qui si sono esibiti tutti i gruppi emergenti di quel periodo, dai The Rokes di Shel Shapiro all’Equipe 84 di Maurizio Vandelli, e poi i Dik Dik, Mal, Mimì Bertè (poi Mia Martini), Loredana Bertè, Renato Zero.
Ma vi hanno suonato anche gruppi internazionali come i Pink Floyd e i Procol Harum di Gary Brooker, del suo organo Hammond e del suo brano, icona della seconda metà degli anni Sessanta: A Whiter Shade of Pale.
Tra musica e arte, Bornigia volle portare al Piper Club anche opere di arte contemporanea che decoravano il fondale ed erano qualcosa di straordinario per quegli anni: due dipinti di Andy Warhol, opere di Mario Schifano, Piero Manzoni, Mario Cintoli e Robert Rauschenberg facevano bella mostra di sé negli ampi locali.
Questo il Piper di allora, quel Piper che oggi viene chiuso un giorno sì e l’altro pure per modifiche strutturali agli impianti, criticità nei percorsi di evacuazione, assenza di certificazioni, sovraffollamento e condizioni igienico-sanitarie inaccettabili. Segni evidenti di un mito che sopravvive ormai solo nel ricordo. (cc)
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Felice di poter dire “io c’ero”. C’ero quando cantava la biondina, c’ero quando potevi ballare sul cubo, c’ero quando gli altoparlanti ti facevano sentire la musica dentro. Orgogliosa di avere vissuto momenti stupendi.