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Cartelle TARI errate: cosa sta succedendo, come difendersi

cartelle tari errate
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Nelle ultime ventiquattro ore il caso delle cartelle TARI “impazzite” è esploso definitivamente. Davanti allo sportello AMA della Montagnola si sono presentati cittadini esasperati, molti dei quali con in mano avvisi di accertamento ricevuti da pochi giorni: richieste di pagamento per annualità che risalgono fino al 2019, intestazioni errate, metri quadrati che non tornano, immobili venduti da anni ma che per AMA risulterebbero ancora nella disponibilità del destinatario.

I numeri confermano che non si tratta di fenomeni isolati. AMA ha reso noto di aver inviato, nel solo mese di ottobre, oltre 72mila cartelle Tari per omessa dichiarazione.

Nel giro di poche ore le istanze di sospensione hanno superato quota ottomila, mentre online si moltiplicano i messaggi di cittadini che faticano anche solo a mettersi in contatto con un operatore.

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Nel Municipio XV

E Roma Nord non fa eccezione. Lungo l’asse della Cassia, zona popolosa per eccellenza, ma anche in tanti altri quartieri del Municipio XV si moltiplicano le segnalazioni: famiglie che si ritrovano cartelle tari con richieste legate a immobili ceduti da tempo, residenti ai quali vengono attribuite superfici inesatte, utenti che scoprono per la prima volta l’esistenza di presunte omesse dichiarazioni risalenti a varie annualità.

È un municipio molto abitato – oltre 160mila residenti – con un’elevata mobilità residenziale e una lunga storia di compravendite e successioni: terreno fertile per qualsiasi errore di allineamento tra catasto, anagrafe e banca dati TARI dell’Ama.

In tanti in queste ore si stanno rivolgendo anche ad alcuni consiglieri municipali e assessori di buona volontà alla ricerca di un aiuto, un consiglio, un intervento sul Comune. In tutto questo bailamme, Ama ha detto la sua.

La posizione ufficiale di AMA

In questo clima di crescente confusione, AMA ha diffuso un comunicato nel quale rivendica la portata dell’operazione e prova a rassicurare i contribuenti.

Nel solo mese di ottobre – spiega l’azienda – sono stati notificati oltre 72 mila avvisi di accertamento esecutivo per omessa dichiarazione TARI, riferiti agli anni d’imposta dal 2019 al 2024 e frutto di incroci automatizzati di banche dati.

A livello complessivo, nel biennio 2024-2025, gli atti notificati sarebbero circa 500 mila, la più grande campagna di recupero dell’evasione degli ultimi anni nella capitale.

Le istanze di autotutela arrivate finora sarebbero circa 8 mila, pari al 9% del totale, un numero che AMA definisce molto più contenuto rispetto allo scorso anno, quando le richieste rappresentavano il 33% degli avvisi notificati.

La società afferma inoltre di aver potenziato i canali di assistenza, incrementando di 400 gli appuntamenti disponibili agli sportelli TARI e invitando i cittadini a utilizzare in via prioritaria gli strumenti digitali: lo 060606, attivo 24 ore su 24, e la modulistica online per presentare l’autotutela via PEC o posta.

Nella stessa nota AMA ricorda che la precedente campagna di accertamenti ha consentito alla Giunta capitolina di approvare una riduzione delle tariffe TARI – circa l’1% per le utenze domestiche e oltre il 2% per le non domestiche – accompagnata da maggiori investimenti nei servizi di pulizia, spazzamento e rinnovo dei mezzi.

Una versione ufficiale che, tuttavia, convive con l’esperienza quotidiana dei residenti: le prime disponibilità per un appuntamento allo sportello risultano fissate direttamente al 2026, generando un cortocircuito evidente tra le scadenze imposte dagli atti e i tempi reali per potersi difendere.

Come difendersi dalle cartelle Tari errate

Quando le cartelle Tari arrivano, il primo impulso può essere lo smarrimento. Ma la regola d’oro è una sola: non ignorare l’avviso, anche quando appare palesemente sbagliato.

Il primo passo è leggere attentamente tutto il documento, verificando nome, indirizzo, metri quadri, annualità e natura dell’immobile. A volte la discrepanza è così evidente da balzare subito agli occhi; altre volte occorre scavare più a fondo, soprattutto se si tratta di una casa venduta anni fa o di un contratto d’affitto cessato da tempo e mai registrato come tale.

La seconda fase è recuperare la documentazione utile. Atti notarili, vecchi contratti, ricevute di pagamento, certificati di cessazione delle utenze: tutto ciò che può dimostrare che l’intestazione è errata o che si è già adempiuto negli anni passati. Non serve avere archivi perfetti; basta recuperare i documenti essenziali.

l’autotutela

A questo punto entra in scena lo strumento principale: l’autotutela. E’ un modulo da compliare, si tratta di un’istanza formale con cui si chiede ad AMA di verificare e, se necessario, cancellare o correggere l’avviso.

Come avverte Ama in calce allo stesso, una volta compilato tale modulo va consegnato agli sportelli in Piazzale dei Caduti della Montagnola 39 (con prenotazione obbligatoria), oppure spedito con raccomandata AR all’indirizzo AMA S.p.A. Ufficio TARI – Piazzale dei Caduti della Montagnola 40 – 00142 Roma, oppure spedito via PEC all’indirizzo tari@pec.amaroma.it e, infine, direttamente sul sito dell’AMA ma per fare questa operazione occorre essere in possesso di SPID.

Attenzione, l’importante è farlo entro le scadenze indicate, perché l’autotutela non sospende automaticamente gli effetti dell’atto e la tempestività è fondamentale per non complicare la situazione.

Per scaricare tale modulo cliccare qui

Consegnarlo agli sportelli? Utopia

Il vero nodo resta la difficoltà di accedere agli sportelli fisici. Gli appuntamenti fissati nel 2026 sono incompatibili con i 60 giorni previsti dalla legge per pagare o impugnare l’accertamento.

Per questo, anche chi non ha dimestichezza con strumenti digitali dovrebbe farsi aiutare da un familiare o da un commercialista, o da un’associazione consumatori per inviare comunque una richiesta scritta con data certa. È l’unico modo per dimostrare di essersi attivati in tempo.

Tribunale Tributario

Se l’autotutela non produce effetti o se l’errore appare evidente, resta la possibilità di ricorrere alla Corte di Giustizia Tributaria, un percorso più complesso ma previsto dalla normativa. Anche qui, però, il limite è sempre lo stesso: 60 giorni dalla notifica.

Conservare tutto – copie delle email, ricevute PEC, schermate, moduli inviati – è essenziale. In una fase in cui la macchina amministrativa mostra tutta la sua fragilità, la tracciabilità diventa la migliore assicurazione per chi deve dimostrare la propria posizione davanti a una cartella Tari errata.

 

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