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Cartelle Tari errate, appuntamenti nel 2026: caos anche a Roma Nord

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AGGIORNAMENTO del 15 novembre
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Negli ultimi tempi a Roma sta accadendo qualcosa che, per molti cittadini, ha il sapore dell’assurdo. Avvisi di accertamento TARI stanno arrivando a raffica in ogni quartiere, e anche Roma Nord non fa eccezione.

Lungo l’asse della Cassia, zona popolosa per eccellenza, in molti si sono ritrovati nella cassetta della posta una cartella che chiede di versare somme per immobili venduti anni fa, per utenze chiuse da tempo o per indirizzi che non hanno nulla a che fare con l’attuale residenza.

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La testimonianza di un commercialista con ufficio sulla Cassia: “In questi giorni sono stato preso d’assalto dai cittadini per richiesta, da parte dell’AMA, di accertamenti Tari non dovuti o perché gli immobili sono stati lasciati per fine locazione o perché ci sono già i familiari che pagano da sempre. Inoltre, il primo appuntamento utile agli sportelli ha la data del 26 gennaio 2026, ma se si vuole fare ricorso lo si deve fare entro 60 giorni dalla data della cartella, quindi prima del prossimo 26 gennaio…

Migliaia di avvisi

È un fenomeno che non sembra circoscritto a poche sviste. Da qualche tempo AMA sta inviando decine di migliaia di avvisi relativi agli anni dal 2019 al 2024.

Una parte di queste verifiche è certamente fondata, ma in mezzo si infilano errori, incroci sbagliati di banche dati, vecchie posizioni mai aggiornate o cessazioni che non risultano registrate.

E così, anche chi pensava di aver chiuso ogni rapporto con un immobile ormai lontano nel tempo si ritrova improvvisamente a dover gestire un presunto debito.

Un orologio a due velocità

Il vero problema, però, non è soltanto il contenuto degli avvisi. È quello che succede subito dopo. Perché chi prova a contestare, a chiedere chiarimenti, a far presente che c’è qualcosa che non quadra, deve passare attraverso una procedura che sembra uscita da un paradosso amministrativo.

Gli sportelli AMA dedicati all’autotutela, cioè al riesame dei casi sospetti, risultano infatti prenotabili non nelle prossime settimane, né nei prossimi mesi, ma addirittura a gennaio 2026.

Un cittadino riceve l’avviso oggi, deve pagare o impugnare entro sessanta giorni, ma l’unica possibilità di parlare con un operatore di persona — magari perché ha documenti vecchi, o perché non ha dimestichezza con SPID e PEC — è fissata per l’anno successivo.

È come se ci fosse un grande orologio amministrativo che corre a due velocità: rapidissimo quando si tratta di far partire la cartella, lentissimo quando si tratta di dare al contribuente la possibilità di difendersi.

“Come faccio a chiarire?”

Il risultato è che a Roma Nord molti residenti si sentono incastrati in un meccanismo che non controllano. Una signora della Cassia che ha venduto casa quindici anni fa si vede arrivare l’avviso come se fosse ancora lei l’intestataria; un altro residente racconta di un’utenza cessata e mai registrata come tale; altri ancora si ritrovano a dover recuperare vecchi atti notarili per dimostrare ciò che dovrebbe essere già noto all’amministrazione. Tutti accomunati dalla stessa domanda: “Come faccio a chiarire se l’appuntamento me lo danno nel 2026?”.

Diffuso senso di incertezza

La sensazione diffusa è che serva una risposta immediata, perché il tema va oltre il singolo errore. Riguarda la fiducia. I cittadini pagano la TARI per un servizio essenziale, e quando qualcosa non va si aspettano la possibilità di risolverlo in tempi ragionevoli. Invece oggi Roma si scopre con una macchina amministrativa targata AMA che chiede rigore ma non concede margini, che pretende puntualità ma offre tempi impossibili.

E così, tra Tomba di Nerone e La Storta, ma anche in altri quartieri di Roma Nord, si moltiplicano dubbi, telefonate, tentativi di prenotare online e un diffuso senso di incertezza.

Nessuno discute il diritto di AMA a verificare che tutti paghino quanto dovuto. Ma è altrettanto legittimo pretendere che, quando il sistema sbaglia, il cittadino non debba aspettare un anno per farlo presente.
In fondo, è una questione semplice: gli avvisi arrivano adesso. La possibilità di chiarire deve arrivare adesso, non nel 2026.

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1 commento

  1. A me hanno inviato una comunicazione di credito, cioe’ avrei diritto ad un rimborso ma sulla stessa non c’e’ scrirto come fare per averlo. Per cui chiamo lo 060606 del comune di Roma e l’impiegata mi dice di scaricare il modello 610 dal sito. Scarico il modello, lo compilo e barro la casella “rimborso” invece che quella a compensazione(si poteva scegliere) e invio il tutto tramite pec all’indirizzo indicato sul modulo. Mi rispondono che la richiesta non e’ andata a buon fine(senza specificarne i motivi) e che il rimborso verra’ compensato con le prossime bollette(forse 2026?)perche’ la mia utenza e’ ancora attiva. Inoltre mi
    scrivono di effettuare tutte le richieste sul sito. Roba da pazzi!!!!!

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