
Prima il trasferimento al poliambulatorio all’interno del Ministero degli Esteri del servizio di ecocardiologia e pneumologia avvenuto a gennaio 2023, poi quello di chirurgia generale trasferito a febbraio 2023. A maggio 2025 arriva lo stop ai prelievi ematici, il 2 di questo mese viene chiuso lo sportello al pubblico. Non resta più nulla all’interno della sede Asl di viale Tor di Quinto 33/A.
Sede che infatti nei prossimi giorni, dopo decenni di operatività, chiuderà definitivamente i suoi battenti. Da domenica 31 agosto l’Asl Roma 1 di Tor di Quinto non esisterà più.
A darne notizia è la stessa azienda sanitaria informando che al suo posto verrà aperta una nuova sede ubicata in via della Stazione di Prima Porta 8, nell’omonimo quartiere, a due passi dall’ufficio anagrafico del Municipio XV in piazza Saxa Rubra.
Lì, nella nuova sede, da lunedì 15 settembre riapriranno regolarmente al pubblico, nei giorni e negli orari riportati sul portale della Asl Roma 1, i seguenti servizi:
- Assistenza Domiciliare (e-mail: ad20@aslroma1.it)
- Assistenza riabilitativa Disabili Adulti (e-mail: disabiliadulti15@aslroma1.it)
- Servizi di Assistenza Protesica (e-mail: assistenzaprotesica15@aslroma1.it)
- Medicina di base (e-mail: sportello.distretto15@aslroma1.it per scelta medico, esenzioni, ticket; meba20@aslroma1.it per assistenza sanitaria all’estero, rimborsi cure dialisi/trapianti/centri specializzati, etc.)
L’Asl informa infine che nel periodo dal 1° al 15 settembre i cittadini potranno inviare le proprie richieste agli indirizzi e-mail sopra riportati.
Da parte nostra ricordiamo ai residenti di Ponte Milvio, Vigna Clara, Fleming e quartieri adiacenti che per fruire di assistenza specialistica ambulatoriale (quindi visite, prestazioni specialistiche, diagnostica strumentale e di laboratorio) è pienamente operativo il “Poliambulatorio Ministero Affari Esteri”: per tutti i dettagli cliccare qui.
Carmen Martina Gomez
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Una buona e brutta notizia allo stesso tempo. E’ positivo il fatto che finalmente Prima porta veda aggiungere anzichè togliere servizi di pubblica utilità ( vedi ad esempio prossima chiusura del mercato in via Villa di Livia) mentre appare molto problematica la scelta (che immagino sia in realtà obbligata) della sede in quella via angusta nella quale la presenza della scuola elementare adiacente al nuovo poliambulatorio determina già gravi difficoltà di viabilità. Per non parlare poi della totale assenza di aree sosta in tutta la zona intorno al punto nevralgico del quartiere ( Piazza Saxa Rubra). Qui infatti oltre al transito obbligato di tutta la viabilità locale, gravita la sede degli uffici anagrafici del Municipio, la Stazione ferroviaria principale del quartiere con l’area di scambio dei BUS ATAC, la Parroccchia SS Urbano e Lorenzo, la Banca e numerose attività commerciali. La presenza della stazione ferroviaria determina peraltro l’occupazione dei pochi parcheggi disponibili, da parte di quanti provengono con mezzi privati dai comuni limitrofi o da aree decentrate del quartiere per poi prendere il treno per Roma.
La cosa più grave è che il Fleming, Vigna Clara, Ponte Milvio e le zone limitrofe siano private di un servizio vitale,soprattutto per le persone che non dispogono di un mezzo di trasporto autonomo!
Pensa, e cosa ci metteranno, un altro ristorante giapponese? Noi del quartiere non abbiamo più negozi e servizi di prima necessità. Da ragazzina (anni ’70) la zona era un mortorio e pochi la conoscevano, e va bene il cambiamento, è allegra e frequentata, ma è diventato un ristorantificio (con cambi di gestione ogni 2 anni sospetti).
La ASL era comodissima, non esattamente nuova come struttura ma efficiente e con personale gentile e capace. Ora si dovrà prendere la macchina per andare in un’area già congestionata e senza parcheggi. Pessima notizia.
Il personale era quasi tutto residente nella zona e quindi già conosciuto il che creava un’atmosfera “di paese” E’ questo che mi è sempre piaciuto da quando ho cominciato a bazzicare il Fleming, nel 1958, per poi venirci ad abitare nel 1962.
Mi chiedo, come mai tutti i servizi utili ai cittadini di Roma Nord vengono trasferiti al Labaro? Cosa dicono i Comitati di quartiere? E’ ora di suonare la sveglia!
Dati del 2016, dubito siano cambiati di moltissimo (a meno di cataclismi queste cose hanno delle dinamiche lentissime e di sicuro verso lo spopolamento del centro in favore delle periferie):
https://www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/XV_Municipio_popDEF.pdf
Nella parte sud del XV vivono circa 33.000 abitanti su 160.000. Vuoto per pieno il 20%. Il rimanente 80% vive più a nord, dove si stanno spostando uno per uno tutti i servizi comunali/municipali.
Dubito ci sarà una inversione, con la massiccia urbanizzazione delle zone più a nord e est la zona sud ha da tempo perso la sua centralità.
Egregio Signor FB, lei dimostra nessuna comprensione versa la parte anziana della popolazione che no può o non vuole abbandonare il quartiere dove vive da moltissimi anni. Grazie
Essendo nato e abitando da più di 50 anni a Ponte Milvio, la mia era solo una constatazione derivata dai semplici numeri. La popolazione nel tempo si è spostata altrove, è un dato di fatto. I servizi stanno seguendo a ruota, uno per volta.
I vaccini pediatrici li feci 50+ anni fa al presidio dietro al Commissariato di Ponte Milvio (oggi centro di igiene mentale), per i figli siamo dovuti arrivare, in macchina, a Labaro, ben oltre il raccordo. I nipoti di questo passo dovranno arrivare a Cesano.
Oggi viene chiuso anche il “presidio” di quartiere. Credo parte dei servizi siano stati spostati al Ministero degli Esteri, ma arrivarci non è banalissimo, non a piedi almeno (o fai il giro dal Lungotevere o passi dal Parco Volpi, ma poi devi girare in tondo perché rispetto a 30 anni fa il terrapieno impedisce di arrivare al Ministero degli Esteri direttamente dal bar oggi smantellato).
Stessa cosa per gli uffici. Fino ai primi anni 2000 erano a Via Poma (10-15 minuti di 32, che non girava dietro al Ministero), poi a Saxa Rubra (e già qui il 232 aveva tempi ben più lunghi e partenze ben più distanziate nel tempo), ben più lontano dalla parte sud del quartiere, poi via Flaminia/Euclide e domani chissà…
Il fatto che a me non stia bene (eufemismo) vedere questa parte del territorio abbandonata, un petalo alla volta, non ha alcun impatto sulla realtà: la realtà è che i servizi sono stati spostati altrove e la parte sud è stata lasciata senza. E la popolazione si è spostata fuori.
La “comprensione” andrebbe richiesta al livello dirigenziale che ha realizzato questo scempio (ma se siamo tutti anziani che facciamo, gli tiriamo le stampelle come novelli Enrico Toti???). Ma dovendo cercare voti, meglio accontentare l’80% o il 20%?
Adesso ho compreso il Suo punto di vista: giustissimo.
Credo che non basti considerare il numero di abitanti ma la loro età media, Mi sembra evidente che chi abbandoni la “zona sud” sia la parte più giovane mentre i “padri fondatori” del quartiere non possa no o comunque non vogliano spostarsi. Quelli che restano che non dispongano di auto propria o non possano guidare e non siano più in grado di salire o SCENDERE dai mezzi pubblici siano dipendenti di che li possa accompagnare. La ringrazio per la Sua comprensione,