Home AMBIENTE Sulla Flaminia una ciclabile a uso solo delle capre

Sulla Flaminia una ciclabile a uso solo delle capre

monte delle grotte
Galvanica Bruni

Monte delle Grotte, il sito archeologico sulla Flaminia balzato alle cronache a inizio anno per presunte frane che hanno causato la chiusura di Via Flaminia per circa 24 ore, ha una storia millenaria. Insediamento etrusco e poi romano, è all’interno di un’area di grande interesse archeologico sottoposta nei secoli a gravi spoliazioni per fare posto a impianti industriali e abitazioni civili.

Prima di gennaio 2025, di Monte delle Grotte si parlò a gennaio del 2021 per lo stesso motivo: uno smottamento che comportò la chiusura del cantiere sottostante dove si stava realizzando pista ciclabile come opera di compensazione edilizia da parte del Consorzio Quarto Peperino. Cantiere da allora rimasto fermo.

In attesa di interventi definitivi, dal costone ogni tanto si sono staccati frammenti e terra come quelli che hanno portato alla breve recente chiusura della Flaminia. Distacchi di frammenti e terra che negli ultimi anni hanno causato la chiusura del cantiere e diffuso degrado ambientale: ancora oggi l’insediamento abusivo ai piedi della parete tufacea non è stato sgomberato e bonificato.

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Dall’ingresso del camping sulla Via Flaminia (previo deposito di un documento di riconoscimento) è possibile salire sul costone percorrendo prima in auto e poi a piedi la pista ciclabile.

Una rete metallica è stata posizionata sulla sinistra a protezione dei futuri ciclisti (il costone si estende per centinaia di metri fino alle strutture dell’ex molino) anche se il gregge di capre che staziona in zona ha creato numerosissimi varchi. C’è anche un cancello metallico ma non costituisce certo una barriera invalicabile.

Il tratto di pista ciclabile che dal campeggio sale fino alla zona panoramica, bellissima, per poi ridiscendere non è fruibile e lentamente sta andando in malora. Ad usufruirne solo le indisciplinate capre che la usano per i bisogni fisiologici.

Anche i sopravvissuti sei pini che erano visibili da molto lontano sono oramai tutti ammalorati e sicuramente vanno abbattuti prima che i tronchi si schiantino sulla sottostante strada.

Da quanto è possibile vedere la pista ciclabile non è interessata da ammaloramenti e la rete metallica (anche se non è stata fissata al terreno) fornisce la necessaria sicurezza a chi potrebbe decidere di raggiungere il punto panoramico.

“Monte e delle grotte” anche senza le sue “grotte” è un luogo di particolare interesse con una vegetazione selvaggia che ricorda i territori sardi; dalla sommità è possibile osservare un panorama di Roma e del Tevere che non ha eguale. E allora perché non aprirla questa pista ciclabile e farne godere anche i ciclisti e non solo le capre?

Francesco Gargaglia

 

 

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