
Gli appuntamenti più importanti per gli italiani? Ovvio, i cenoni di fine anno. Prima quello della Vigilia di Natale e poi quello della sera del 31 dicembre. E come tradizione vuole, il primo con i parenti – poesia del nipotino compresa e lo zio scapolo venuto apposta da un’altra città – il secondo con gli amici, e pure con gli amici degli amici, i cosiddetti imbucati last minute (senza però spostare l’ora, come accadde al prode rag. Fantozzi).
-Ma cosa importa? Che festa sia! L’importante è stare insieme e in allegria, dice lui.
-E fare pure bella figura aggiunge lei, la moglie, nonché regina della casa, che giustamente ci tiene a non sfigurare con gli invitati.
Domenica 8 dicembre, tarda mattina
Giornata dedicata a fare l’albero di Natale. Quest’anno cade di domenica, meglio così. Dopo la colazione lei, che ha fatto tirar giù dal soppalco l’albero sintetico e gli addobbi, si appresta al rito.
Lui invece pensa già al cenone e quindi controlla che il tavolo da pranzo si allunghi bene (ehi, qui serve la cera, i binari non scorrono!), che le sedie siano nel numero giusto e tutte in buone condizioni con le gambe che non traballino (eh già, verrà anche quel tontolone di mio cognato che ha il vizio di dondolarsi!), che la scorta dei vini iniziata da settimane sia sufficiente.
Caro – dice lei – tanto che ci sei tira fuori e controlla anche il servizio d’argento della nonna
– Ma non stai esagerando? brontola lui
– Niente affatto – risponde lei – se non lo uso a Natale quando lo uso?
– Ma non lo vedi che è tutto nero? ribatte lui dopo aver faticato a estrarre la scatola delle posate d’argento dal soppalco
Tutto nero?!? Apriti cielo. Lei per poco non sviene. A poco più di due settimane da Natale si accorge che il servizio di posate d’argento è tutto scuro.
E non è tutto. Un rapido controllo all’angolo nascosto della dispensa le svela che la guantiera con olio, aceto, sale e pepe una volta d’argento sembrano non esserlo più. Stessa sorte per il secchiello che serve a tenere in fresco il vino.
Un singhiozzo le strozza la gola quando poi si rende conto che anche il bel servizio da thè della bisnonna, teiera zuccheriera e cucchiaini in argento, sembra essere diventato di bronzo.
Aiutoooooo!
Lunedì 9 dicembre, mattina presto
Aiuto! ha gridato lei il giorno prima. E lui, solerte, si è messo a googlare alla ricerca di aiuto scoprendo che l’aiuto c’è chi può darglielo, basta però pensarci per tempo e non ridursi alle ultime ore.
Lunedì mattina quindi, di buon ora, salgono in auto (hai preso tutto, ma proprio tutto? dice lei) e si dirigono in via Camposampiero 82, zona Tor di Quinto, a Roma Nord.
Ad accoglierli, all’interno dell’ampio complesso di artigiani, c’è Aurelio Bruni, titolare di terza generazione della Galvanica Bruni, che nel giro di pochi giorni restituirà loro tutta l’argenteria come fosse nuova di zecca.
Con settanta cinque anni d’esperienza alle spalle, la Galvanica Bruni, tra le aziende romane più apprezzate del settore, può venire in vostro aiuto perché riargentare oggetti antichi, restituire allo splendore iniziale posate, vassoi, candelabri, servizi da the o caffè in argento che hanno perso il loro smalto è proprio mestiere suo. E lo sa fare in modo egregio.
Martedì 24 dicembre, sera
Cenone di Natale. Tutti a tavola, parenti vicini e parenti lontani, la nipotina che ripassa la poesia, il nonno al posto d’onore.
Ma l’oggetto della meraviglia non è il magnifico albero di Natale, non il gran piatto di spaghetti alle vongole, non la superba spigola arrosto distesa su un letto di patate fumanti, non il pandoro poggiato tatticamente sul termosifone.
Ad attirare lo sguardo di zie, cugine e cognate sono le posate, il secchiello per il ghiaccio, il vassoio e i sottobicchieri d’argento che brillano lucenti come stelle.
Lei gongola, e alla cognata che le chiede come faccia a mantenere l’argenteria bella e lucida, risponde a bassa voce: “ssstt, è un segreto, non lo dire a nessuno: è grazie a Galvanica Bruni“.


