Home CRONACA Cassia, chiuse le indagini sulla morte di Maddalena Urbani

Cassia, chiuse le indagini sulla morte di Maddalena Urbani

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Si avvicina il processo per Abdul Aziz Rajab, il siriano di 64 anni nel cui appartamento in via Vibio Mariano, a Tomba di Nerone, lo scorso 27 marzo venne trovato il corpo senza vita di Maddalena Urbani, figlia del professore Carlo Urbani, medico e microbiologo che per primo identificò e classificò la Sars di cui rimase vittima lui stesso nel 2003.

A rischio processo anche Kaoula El Haouzi, la 23enne che accompagnò Maddalena Urbani a casa del siriano.

Le indagini sono infatti terminate in queste ore e quel che si prospetta è una richiesta di rinvio a giudizio per i due, accusati di aver ucciso e di non aver soccorso, a seconda delle posizioni, Maddalena Urbani.

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Secondo l’accusa, Maddalena morì a causa di un mix di droghe che stando alla ricostruzione degli inquirenti vennero assunte nell’abitazione del siriano nella notte fra il 26 e il 27 marzo del 2021. La ragazza poteva però essere salvata se anziché chiamare presunti medici che le iniettarono naloxone o le fecero massaggi cardiaci ma che in realtà sarebbero stati solo pusher o amici del pusher, fosse stato chiesto subito aiuto al 118.

La Procura sostiene infatti che i due hanno omesso “di fare pervenire tempestive e adeguati soccorsi sanitari, in particolare il servizio 118, che avrebbero consentito di evitare l’evento letale, nonostante la sintomatologia di intossicazione o comunque di severo malessere si fossero manifestate già nelle ore serali del precedente giorno”.

In quelle ore accadde infatti di tutto intorno a Maddalena. La ricostruzione è nel nostro precedente articolo, leggi qui.

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