Home CRONACA Maddalena Urbani, il fratello: “Una cattiva amicizia ce l’ha portata via”

Maddalena Urbani, il fratello: “Una cattiva amicizia ce l’ha portata via”

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A raccontare chi era Maddalena Urbani, la ventenne trovata morta lo scorso sabato 27 marzo in un appartamento di via Vibio Mariano, a Tomba di Nerone, è il fratello Luca, di cinque anni più grande di lei.

“Mia sorella era la più piccola, quando è morto mio padre aveva solo 3 anni, le è stato strappato via, è lei che ha subito il trauma più grande e alla fine ha pagato per tutti”.

Il racconto del fratello Luca

Luca ha ricordato la sorella minore, la più piccola di tre figli, con due lunghe interviste pubblicate oggi, 29 marzo, da Il Corriere delle Sera e Il Messaggero, proprio nel giorno del diciottesimo anniversario della morte del padre, il professor Carlo Urbani, medico e microbiologo che per primo identificò e classificò la Sars, di cui rimase vittima lui stesso nel 2003.

Un segno del destino per la famiglia di Maddalena, ancora incredula per la morte crudele della giovane ma certa che il papà “sia venuto a prenderla nel momento in cui Maddy ha imboccato una buona strada e abbandonato quella cattiva”.

Maddalena, originaria di Castelplanio, un piccolo paese in provincia di Ancona che conta poco più di 3mila0 anime, un anno e mezzo fa aveva deciso di trasferirsi a Perugia per ricominciare da capo. Una nuova casa in centro, un nuovo lavoro in un bar e l’iscrizione alle scuole serali per prendere il diploma al Liceo Artistico.

Poi lo scorso fine settimana il viaggio verso Roma, dove come racconta Luca veniva spesso. Questa volta non aveva detto nulla alla famiglia, che ha scoperto della trasferta solo dopo la sua morte. Malia, come si faceva chiamare da tutti, avrebbe compiuto 21 anni il prossimo 8 maggio e invece tre giorni fa è stata trovata morta per overdose.

Poco dopo l’ora di pranzo, è partita una chiamata al 118 proprio dall’appartamento in cui i sanitari l’hanno trovata senza vita, alloggio di un uomo di origine siriane in quel momento agli arresti domiciliari per spaccio.

Maddalena non era sola?

Dalle dichiarazioni che il fratello ha rilasciato alla stampa si ipotizza la possibilità che quella mattina Maddalena non fosse sola in casa con il sessantaduenne ma che in loro compagnia ci fosse anche un’altra ragazza. “Non vogliamo accusare nessuno, confidiamo nelle indagini e vorremmo che sia fatta luce fino in fondo sulla vicenda” – ha dichiarato Luca.

L’inquietante dubbio che è venuto alla famiglia a poche ore dalla morte di Maddalena, ipotesi su cui gli investigatori stanno lavorando, è che appunto quella mattina ci fosse qualcun altro in casa e che non sia stato fatto davvero tutto il possibile per salvare la giovane.

Non conosciamo l’amica che era con lei ma non vorremmo che qualcuno prima di pensare ad aiutare Maddalena che stava male, abbia pensato a salvare sé stesso” ha aggiunto il fratello.

Che quella sorella così amata ma anche molto fragile potesse essere finita in un brutto giro lo temeva tutta la sua famiglia, che addirittura da quando Malia si era trasferita a Perugia si preoccupava delle sue amicizie poco raccomandabili. Ma ora tutti la difendono, certi che non fosse una tossicodipendente. Luca la descrive come una ragazza solare, che arrivava al cuore della gente, anche se non sempre circondata da persone per bene.

“Temo che sia stata proprio qualche cattiva amicizia a portarcela via. Già una volta in passato la strappammo a delle cattive amicizie, ma la droga non c’entrava nulla. Mia sorella non aveva problemi di tossicodipendenza, non toccava droghe pesanti. Non sappiamo cosa può essere accaduto”.

I progetti umanitari degli Urbani

Distrutto dall’idea che possa essere morta di overdose, il fratello ricorda i progetti umanitari che Maddalena avrebbe voluto realizzare, una tradizione che la famiglia Urbani, porta avanti da sempre.

Primo tra tutti l’amato padre, che addirittura nel 1999 in Africa con Medici senza Frontiere ricevette il premio Nobel per la Pace, poi Tommaso, il fratello maggiore che sulle stesse orme del papà si trova tuttora all’estero per un progetto nella Repubblica Centrafricana e che non potrà fare rientro in Italia prima della prossima settimana. Stessi progetti futuri per Luca, con una laurea in cooperazione internazionale da prendere tra poche settimane e una promessa fatta dalla sorella che mai potrà realizzarsi.

Proprio due giorni fa mi aveva assicurato che sarebbe venuta a casa per la mia laurea” racconta il fratello a Il Messaggero, che insieme alla madre Giuliana quasi ogni giorno si teneva in contatto con Tommaso e Maddalena tramite videochiamata.

Una famiglia unita quella della ventenne, segnata dalla morte prematura di Carlo Urbani, morto a soli 46 anni in Vietnam dopo solo due settimane dalla scoperta del primo focolaio Sars partito da un uomo d’affari americano ricoverato nell’ospedale cittadino. La sua segnalazione precoce sulla nuova malattia mise in allerta l’Organizzazione Mondiale della Sanità ma lui venne contagiato dal virus e poco dopo morì.

Subito dopo la scomparsa del padre i tre fratelli fecero ritorno in Italia, in attesa che anche la madre potesse raggiungerli, ma è stata Maddalena a farne le spese più grandi. “Per anni ha vissuto il padre attraverso la risonanza mediatica. Soffriva interiormente e non lo dava a vedere. Quando si parlava di papà lei si teneva in disparte, come se volesse estraniarsi. Come se in cuor suo gli rimproverasse di averla lasciata.” – racconta ancora Luca.

L’arresto del siriano

Ora, ad accertare le cause esatte della morte della giovane saranno solo l’autopsia in programma per domani 30 marzo al Policlinico Gemelli e gli accertamenti tossicologici che verranno eseguiti sulla salma; intanto però a ventiquattrore ore dalla sua morte si è proceduto all’arresto del siriano che l’aveva ospitata.

Accusato per possesso di eroina ora l’uomo è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di “morte come conseguenza di altro reato”; resta ancora da accertare però se a cedere la droga alla Urbani sia stato proprio lui.

Ludovica Panzerotto

AGGIORNAMENTO
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