
Trenta abiti da sposa, trenta storie diverse e un unico obiettivo: sostenere le figlie e i figli delle donne vittime di femminicidio, troppo spesso vittime invisibili della violenza consumata all’interno delle loro famiglie.
È questo il significato dell’iniziativa in programma sabato 4 luglio, a partire dalle 19, ai Casali di Borghetto San Carlo, in via Cassia 1420, a La Giustiniana.
L’evento rappresenterà il momento conclusivo della prima parte del programma annuale dedicato alle pari opportunità promosso dal Municipio XV.
Trenta abiti donati dalle donne del territorio
Al centro della serata ci sarà una sfilata di abiti da sposa raccolti nei mesi scorsi grazie alla collaborazione tra il Municipio XV, CulturEco Aps e diverse realtà del territorio.
“Siamo arrivati a raccogliere fino a trenta abiti da sposa, donati dalle donne di tutto il Municipio”, spiega in una nota Agnese Rollo, assessora municipale alle Politiche Sociali, Sanitarie e Pari Opportunità.
Abiti che, sottolinea Rollo, rappresentano “trenta storie differenti da raccontare” e che durante la serata saranno indossati, esposti e successivamente messi all’asta insieme ad alcune opere d’arte realizzate per l’occasione.
Al progetto, avviato durante lo scorso inverno, hanno aderito anche Kaleidofox, la Fattoria di Lulù e Balla con me.
Il sostegno al Giardino Segreto
Il ricavato dell’asta sarà devoluto all’associazione “Il Giardino Segreto”, che da oltre dieci anni sostiene gli orfani di crimini domestici e le famiglie che se ne prendono cura.
L’obiettivo, spiega l’assessora, è contribuire a restituire a questi bambini e ragazzi “la possibilità di immaginare e costruire il proprio futuro”, riducendo le disuguaglianze provocate dal trauma e offrendo loro, per quanto possibile, serenità, fiducia e protezione.
La serata sarà scandita dalla sfilata degli abiti, dall’esposizione e dall’asta benefica, da una performance di ballo e da un momento di incontro con i rappresentanti dell’associazione.
Un evento che utilizza la bellezza e il valore simbolico degli abiti da sposa per accendere i riflettori su chi, dopo un femminicidio, resta spesso lontano dalle cronache ma deve convivere per tutta la vita con le conseguenze della violenza.
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