
Il referendum popolare confermativo sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale entra sempre più nel vivo anche a Roma Nord. Negli ultimi giorni diverse realtà associative stanno infatti promuovendo momenti di informazione e confronto per aiutare i cittadini a orientarsi sui contenuti della consultazione.
Dopo l’annuncio dell’incontro pubblico dedicato all’approfondimento del quesito referendario e delle sue possibili implicazioni – in programma giovedì 12 marzo alle 17 nell’Oratorio della Parrocchia di San Giuliano, al civico 1036 di via Cassia – un secondo appuntamento è stato organizzato nello stesso pomeriggio nel salone della Parrocchia di San Gaetano, in via Tuscania 12, nel quartiere Fleming, con inizio alle 18.45.
Peccato però che i due appuntamenti cadano nello stesso pomeriggio: se organizzati in giorni diversi avrebbero probabilmente favorito una partecipazione ancora più ampia dei cittadini.
In ogni caso colpisce, in questa fase, come il dibattito sul referendum stia trovando spazio soprattutto in luoghi di comunità. Segno che, almeno a livello locale, il bisogno di informarsi e confrontarsi passa ancora attraverso quei presìdi sociali che da sempre rappresentano punti di riferimento per il territorio.
Giovedì 12 marzo alla Parrocchia San Gaetano
Per consentire ai cittadini di approfondire le ragioni alla base del quesito referendario, la Parrocchia San Gaetano si propone dunque come spazio di confronto pluralista sui temi al centro della consultazione, ospitando un incontro di approfondimento che, nel pieno rispetto della propria terzietà, darà voce sia alle ragioni del Sì sia a quelle del No.
Dalle 18:45, sul palco interverranno Marco Olivetti, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università LUMSA di Roma, che illustrerà le ragioni del Sì, e Paolo Carnevale, professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all’Università Roma Tre, che presenterà invece le ragioni del No.
L’introduzione tecnica sui contenuti del referendum sarà affidata a Francesco Bertolini, professore i diritto costituzionale all’Università di Teramo, entre il dibattito sarà moderato da Maurizio Giagnoli, della comunità di San Gaetano.
Una riflessione
Ammettiamolo: questo referendum, che riguarda la struttura organizzativa della magistratura, fa fatica a entrare davvero nella vita quotidiana dei cittadini.
Non interviene infatti direttamente su questioni concrete come organici, risorse amministrative, digitalizzazione degli uffici giudiziari, gestione delle cancellerie o durata dei procedimenti. Insomma non mette mano alla soluzione dei problemi di cui la giustizia italiana soffre da anni e che incidono sulla vita dei cittadini.
Eppure, il tema referendario non può esserci estraneo. Riguarda infatti il modello di società e di Stato di diritto che vorremmo – o che non vorremmo – per il nostro Paese.
Per questo recarsi alle urne il 22 e il 23 marzo è un passaggio importante, e farlo con la maggiore consapevolezza possibile lo è ancora di più. In tal senso, l’incontro organizzato alla Parrocchia di San Gaetano rappresenta un’occasione utile per raggiungere questo obiettivo.
Informarsi, ascoltare posizioni diverse e poi decidere: anche così passa la qualità della nostra democrazia.
Claudio Cafasso
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Da decenni gli italiani sono costretti a subire il poco edificante spettacolo della “politica” dove i ‘partiti, di maggioranza e opposizione, anziche impegnarsi a risolvere i tanti problemi del paese (salari, lavoro, tasse, sanità, giustizia, dissesto ambientale, corruzione…) si accapigliano ogni giorno come cani rabbiosi intorno ad un osso; uno scontro che recentemente, proprio in occasione di questo referendum, ha raggiunto livelli intollerabili. I sondaggi ci dicono che almeno il 40% degli italiani non andrà a votare come già accade per ogni confronto elettorale. Questa non è democrazia…sarebbe bastato mettere da parte gli interessi personali, gli egoismi, l’ambizione, l’ingordigia, il desiderio di conquistare o mantenere una “poltrona” e sedersi intorno ad un tavolo….
Le iniziative citate possono essere sicuramente lodevoli e magari fatte in buona fede ma quella metà di italiani che non vanno a votare (me compreso) sanno perfettamente che tutto questo non serve a niente.
Forse, se pagassimo meno i politici e meglio gli insegnanti, ci sarebbero persone più colte e leggi meno stupide.
La classe politica (soprattutto il centro destra) in questi ultimi anni sì è preoccupato principalmente di riforme che riguardano il diritto penale, anzichè di organici, risorse amministrative, ecc. Chissà perchè…