
Centro storico e Roma nord nel mirino. Cocaina e crack consegnati a domicilio tra corso Francia, lungotevere della Vittoria e piazza Navona. Arrivano le prime condanne.
Si chiude con oltre un secolo di carcere complessivo una parte del processo alla rete di spaccio che per anni ha rifornito di cocaina e crack il centro storico e diversi quartieri di Roma nord.
Il Gup del Tribunale di Roma, al termine del rito abbreviato, ha inflitto pene pesanti al gruppo ritenuto al vertice dell’organizzazione.
La condanna più alta è stata per Alessio Capogna, considerato il promotore della rete: 13 anni e 9 mesi di reclusione. Agli altri principali imputati sono state inflitte pene comprese tra gli 8 anni e 7 mesi e i 6 anni e 9 mesi. Sommando le condanne si supera abbondantemente la soglia dei cento anni di carcere.
La droga a domicilio tra centro e Roma nord
Secondo l’impianto accusatorio, l’organizzazione avrebbe gestito un flusso continuo di approvvigionamento e consegna di stupefacenti, con un sistema strutturato e collaudato. Cocaina e crack venivano ordinati tramite contatti telefonici e consegnati direttamente a domicilio.
Le zone interessate non erano periferiche né marginali: corso Vittorio Emanuele, via Acciaioli, piazza Navona, piazza del Fico, fino al lungotevere della Vittoria e corso Francia. Aree simbolo della movida e della cosiddetta “Roma bene”, ma anche quartieri come Talenti e Montesacro.
Un perimetro che tocca da vicino anche il quadrante di Vigna Clara e Fleming, da sempre considerato uno dei più ambiti della Capitale e che invece, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, rientrava tra le zone servite dalla rete di pusher.
Un sistema organizzato
L’inchiesta – coordinata dalla Procura di Roma – aveva ricostruito una struttura organizzata, con ruoli distinti tra fornitori, addetti alle consegne e referenti di zona. Le consegne avvenivano in tempi rapidi, spesso in auto o scooter, con modalità tali da ridurre al minimo il rischio di controlli.
Il rito abbreviato ha consentito agli imputati lo sconto di pena previsto dalla legge, ma le condanne restano comunque pesanti e rappresentano il primo capitolo giudiziario di una vicenda che aveva acceso i riflettori su un fenomeno radicato anche nei quartieri più centrali e benestanti della città.
Il procedimento proseguirà ora per le altre posizioni non definite con il rito alternativo.
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