
Ventinove mesi. È il tempo trascorso dal settembre del 2023, quando il Consiglio del XV Municipio approvò un provvedimento che avrebbe dovuto incidere in modo concreto su una situazione nota, segnalata e ampiamente discussa. Oggi, a distanza di ventinove mesi, il dato è semplice e incontrovertibile: non è cambiato nulla.
Nessuna modifica visibile, nessun intervento strutturale, nessun atto successivo che abbia trasformato l’indirizzo politico in azione amministrativa.
Le condizioni che avevano motivato quel provvedimento sono ancora tutte lì, immutate, come se il tempo non fosse mai passato. E invece è passato eccome.
Il documento su cui si fondava quella decisione poggiava su tre presupposti. Non interpretazioni, non valutazioni politiche. Presupposti oggettivi, allora come oggi, riscontrabili nella vita quotidiana.
Tre presupposti per quattro modifiche
Il primo presupposto: la zona Farnesina è storicamente afflitta da traffico e sosta selvaggia, con pesanti ripercussioni sulla qualità della vita dei residenti e sulla mobilità. Una criticità strutturale, mai realmente affrontata, che continua a manifestarsi con le stesse dinamiche di sempre.
Il secondo: via degli Orti della Farnesina e via della Farnesina sono aree di grande interesse commerciale, che richiederebbero una gestione più razionale della sosta e una redistribuzione degli spazi coerente con i flussi reali di traffico, clienti, mezzi pubblici e residenti.
Il terzo: il tratto di via degli Orti della Farnesina compreso tra via Ranuccio Farnese, all’altezza del ponte dell’Olimpica, e via dei Giuochi Istmici necessita di un intervento complessivo e coordinato. Non un’azione spot, ma una revisione su più fronti fino all’introduzione — inevitabilmente sgradita a qualcuno — del divieto di sosta su uno dei due lati, viste le dimensioni ridotte della carreggiata.
Su questi presupposti si innestava la Proposta di Risoluzione (la numero 33/2023) approvata dal Consiglio che individuava quattro interventi concreti e circoscritti.
Per via degli Orti della Farnesina, nel tratto di circa 240 metri tra via dei Giuochi Istmici e via Ranuccio Farnese, il quadro era ed è evidente: strada stretta, doppio senso di marcia, sosta consentita su entrambi i lati. Il risultato, soprattutto al passaggio dei bus e dei mezzi Atac, è il caos. La risoluzione indicava azioni precise: riposizionare l’unica fermata Atac e ricollocare i cassonetti — in particolare quelli prossimi al piccolo supermercato – ridurre/azzerare il parcheggio su uno dei due lati.
Per via Duchi di Castro veniva proposta l’inversione del senso di marcia, consentendo a chi scende da via degli Orti della Farnesina di raggiungere direttamente via della Farnesina, evitando l’attuale percorso obbligato fino al bar Rispoli e il conseguente ritorno indietro. Una modifica semplice, pensata per alleggerire i flussi, razionalizzare la circolazione, inquinare di meno.
Via Ranuccio Farnese veniva riconosciuta per ciò che è: una strada con una funzione fondamentale di raccordo tra via della Farnesina e via degli Orti della Farnesina. Una strada con un solo marciapiede, peraltro sconnesso, scarsamente illuminata e quindi pericolosa per i pedoni. Nonostante le dimensioni limitate della carreggiata, è fortemente trafficata e percorsa anche dal bus 188. Da qui la necessità, indicata nero su bianco, di una rimodulazione della sua funzione.
Infine, l’area davanti al bar Rispoli: un’isola di fatto impraticabile, occupata quotidianamente da auto e presidiata dalla Polizia Locale solo in occasione delle partite all’Olimpico. Secondo la risoluzione, quello spazio avrebbe potuto e dovuto diventare un parcheggio vero e regolamentato. Lo spazio c’è. L’indicazione pure.
Mancata attuazione = disillusione
Il punto non è più il merito della decisione presa, né la sua opportunità. Quel passaggio appartiene ormai alla storia recente. Il punto è ciò che non è seguito: l’attuazione.
Perché un atto che resta sospeso, privo di effetti, non è neutro. Produce disillusione, alimenta sfiducia, rafforza l’idea — purtroppo diffusa — che tra le dichiarazioni e la realtà quotidiana dei quartieri esista una distanza strutturale.
Quando il provvedimento venne annunciato, il messaggio era chiaro: riconoscere un problema e intervenire. Oggi, a distanza di 29 mesi, quel messaggio risuona come un’eco lontana. Non perché sia stato smentito, ma perché è rimasto senza seguito. E un atto non applicato finisce per diventare una promessa mancata, anche quando nessuno la definisce tale.
Questo non è un processo alle intenzioni, né una polemica fine a sé stessa. È la registrazione di un fatto: un provvedimento esiste, ma non produce effetti. E quando accade, il problema non è più solo amministrativo. Diventa civico. Perché riguarda il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini, tra annunci e realtà.
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Avevano anche promesso la riqualificazione di Piazza Monteleone di Spoleto ad l Fleming e non hanno fatto più nulla. Forse aspettano l’avvicinarsi delle elezioni?
I lavori partiranno tra aprile e maggio. Il percorso per portare 3,3 milioni di euro, non di fondi giubileo o pnrr ma di un normale piano investimenti, necessita tempi congrui. Dopo aver finanziato e approvato il progetto a dicembre é stata affidata anche la gara di esecuzione lavori.
Il tratto di Via degli Orti della Farnesina che va da Via Ranuccio Farnese e Via dei Giochi Istmici fu interessato anni fa da un intervento che portò ad allargare i marciapiedi. Aggiungiamoci l’aumento delle dimensioni delle auto ed ecco che la tempesta perfetta è pronta.
Come creare il problema e trovare la soluzione: eliminiamo le auto.
E dire che invece a Via della Farnesina fu individuata la soluzione opposta: per permettere la doppia fila degli acquirenti la strada fu semplicemente fatta diventare senso unico, ma solo nel tratto di alcuni esercizi commerciali.
Ora l’apoteosi con l’idea geniale dell’inversione di Via dei Duchi di Castro, così chi prende Via della Farnesina deve farsela tutta fino a Via Nemea (mentre chi prende Via degli Orti della Farnesina a scendere le avrebbe tutte: Via della Maratona, Via dei Duchi di Castro e il tratto davanti al bar Rispoli). Già me le immagino le manovre per svoltare a destra per Via della Farnesina con le auto, quando non i camioncini, parcheggiate sulle strisce pedonali:
https://maps.app.goo.gl/omyHRoYhSyECFZtZA
Mi è bastato vedere quello che fu fatto nell’area di Piazzale di Ponte Milvio tra Via Flaminia e la chiesa: allargamento dell’aiuola centrale, divieti di fermata su tutta l’area, con tanto di strisce gialle e nere sui marciapiedi, con il risultato, visto che nessuno controlla, di parcheggio libero in sosta normale e doppia fila, quando non anche a sinistra, sia sulla piazza che su tutta l’area davanti alla chiesa.
Visto che con la transizione all’elettrico l’ecologismo non potrà più essere usato come bandiera luddista, bisognerà trovare un altro sistema per limitare la mobilità privata che oggi sembra essere il nemico numero uno.
Invece di far rispettare il codice della strada, la soluzione è l’eliminazione delle macchine, di qualsiasi tipo di macchina. Ah, come stava bene il buon selvaggio che andava a piedi e si nutriva di bacche e radici!!!
la sua narrazione, egregio FB, pecca di un errore (mi auguro non voluto per travisare la realtà). Lei testualmente dice “chi prende Via della Farnesina deve farsela tutta fino a Via Nemea”. Non è vero, per andare verso via Orti basta svoltare in via Ranuccio Farnese. E proprio per questo in via Duchi di Castro deve essere cambiato il senso di marcia: per consentire una sorta di rotazione. Non s’è mai visto che due strade parallele a pochi metri di distanza l’una dall’altra siano a senso unico nella stessa direzione!. Suvvia, non serve essere super esperti di mobilità per capirlo. Stia bene.
PS: abito in questa zona da 65 anni: mai visto allargamento di marciapiedi nel tratto di Via Orti da Ranuccio Farnese a Giochi Istmici, lei si sta confondendo con qualche altra zona.
Ha ragione.
Quando uno ha ragione, ha ragione e bisogna ammetterlo: Via Ranuccio Farnese!
Nata come vicolo di fatto, fino a non molti anni fa chiusa sul lato di Via degli Orti della Farnesina da piloni di cemento, utilizzata per decenni come parcheggio. Aperta in fretta e furia quando si decise di far diventare senso unico il tratto di Via della Farnesina fino al cavalcavia. Con un’opera provvisoria diventata definitiva.
Strada non carrabile allora e non carrabile di fatto ancora oggi, mai strutturalmente fatta diventare una strada vera e propria, senza un vero marciapiede che non sia la leccata di cemento fatta di corsa all’epoca su uno strato di ghiaia (con tanto di impronta lasciata lì), senza un cordolo in travertino, senza illuminazione pubblica. Uno strato di asfalto leggero su una base fatta di nulla, che a ogni goccia di pioggia si ritrova ad essere disseminata di crateri (l’ultimo, proprio all’inizio sulla sinistra, rattoppato alla buona ieri e oggi già di nuovo pericoloso).
Via Ranuccio Farnese: tipico esempio del motto saltare dalla padella nella brace.
Pensare di farla diventare l’unico collettore, l’unico “point of failure”, oltre che del traffico proveniente da nord anche di quello proveniente da sud, è una idea che solo una mente perversa potrebbe partorire. Già oggi in ora di picco (es. tra le 8:00 e le 8:30, con la calata dalla Zandonai dopo aver portato i pargoli a scuola, ma è solo uno dei tanti esempi di tappi che si creano durante il giorno) per andare da Via della Maratona al Commissariato ci vogliono almeno 20 minuti, figuriamoci se viene chiusa anche l’unica valvola di sfogo del traffico da sud (che non potrebbe passare perché bloccato dal dover dare la precedenza e dal flusso ininterrotto di auto che si buttano in mezzo e bloccano il passaggio). Chi arriva da Via Nemea può andare a prendere direttamente Via della Farnesina: non ci sono altre strade per arrivare a Via degli Orti della Farnesina da nord.
P.S. Abito in zona da quando sono nato, quasi 11 lustri fa. Il marciapiede di Via degli Orti della Farnesina fu allargato diversi anni fa, a memoria inizio anni 2000 (ma posso sbagliare). Poca roba, un palmo di qua e uno di la, quanto bastava per far si che con la mia auto dell’epoca, di certo non enorme, prima del rifacimento si passasse nei due sensi quando arrivava il bus e dopo, a lavori finiti, non più. A parità di auto, parcheggi, bus, prima i bus non superavano la linea di mezzeria, oggi quando scendono si.
In merito alle crucialità perfettamente elencate dal Sig.Cafasso vorrei aggiungere anche la tragica situazione di via Apollo Pizio:
Doppio senso con sosta selvaggia e mancanza di segnaletica orizzontale all’altezza della scuola Tennis.
Tutti scendendo da Via Nemea tagliano la curva invadendo la corsia opposta e ignorando (spesso con arroganza) di dover dare la precedenza.
Io ho un’attività in via degli Orti della Farnesina e vi assicuro che le situazioni di sosta selvaggia non riguardano quasi mai i nostri clienti. Mi sento di sottolineare che spesso gli “assembramenti automobilistici selvaggi” si verificano all’entrata e all’uscita delle scuole, oppure all’altezza dei supermercati, per non parlare dei tifosi a cui tutto è concesso senza alcun intervento delle forze dell’ordine.
E per questo rivolgendomi a tutti coloro che sperano che prima o poi il nostro quartiere diventi un’enorme area pedonale, chiedo loro se hanno mai passeggiato sui marciapiedi di via degli Orti della Farnesina sul tratto a senso unico, a via della Maratona o a via del Nuoto. La mia domanda è volta a capire se hanno potuto constatare lo stato di degrado, la puzza degli escrementi abbandonati, le buche sull’asfalto o la pratica ormai incontrastata di correre contromano con i monopattini, sport praticato da molti tra i giovani del nostro quartiere.
Sempre rivolgendomi a questi signori vorrei sapere se lavorano da casa o devono raggiungere il proprio posto di lavoro con i mezzi pubblici, quelli che richiedono 4 volte il tempo che impiegheresti con mezzi propri.
Tutti noi saremmo felici di poter vivere maggiormente il quartiere a piedi (certo.. i pigri non mancheranno mai), lasciare le macchine a casa o addirittura non possederne una!
Ma non siamo in centro, non abbiamo la metro, non abbiamo parcheggi alternativi a quelli su strada (più volte si era parlato di parcheggi sotterranei) e soprattutto ci sono posti dove camminare è un piacere, come i viali puliti e larghi della zona Mazzini, e altri dove passeggiare sembra un gioco a tappe, un percorso a ostacoli da traversare necessariamente “a testa in giù”, e purtroppo il caso è quello del nostro quartiere.
Spero si trovi presto una risoluzione, sia per il degrado che per la viabilità, che ha risentito spesso negli ultimi anni anche dei vari cantieri (di cui poco si parla) che hanno avuto costi altissimi per tutte le attività di zona, levando parcheggi ma soprattutto visibilità, e ovviamente aumentando il disagio dei residenti.
Un plauso personale va alla nuova “associazione Vigna Clara” che si sta prodigando in tal senso e che ha già portato ad alcune migliorie sulla segnaletica di sul decoro della zona