
C’è chi lascia il segno nella storia con un’idea geniale, chi con un’opera d’arte, chi con una decisione politica coraggiosa. E poi c’è chi lo lascia con un barattolo di vernice azzurra comprato al brico sotto casa.
Sotto l’arco della Torretta Valadier di Ponte Milvio, monumento storico, artistico e architettonico, da qualche giorno campeggiano quattro portoncini improvvisamente trasformati in improbabili oblò da stabilimento balneare. Azzurro pieno, acceso, marino. Manca solo il bagnino.
Il fatto, in sé, nasce forse così: uno dei portoncini era stato imbrattato con scritte vandaliche. Ripulire era giusto. Ma qualcuno – una mano ignota, un pennello impavido, un’estetica temeraria – ha deciso che non bastava rimediare al danno: meglio uniformare tutto. E così, tanto per non scontentare nessuno, sono stati ridipinti anche gli altri tre.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la Torretta non è stata riqualificata, è stata deturpata. Un intervento che non dialoga con il contesto storico, non rispetta i materiali, non ha alcuna coerenza cromatica con il manufatto originario.
Più che un restauro, sembra una scenografia improvvisata per una fiction ambientata sul lungomare, non a Ponte Milvio.
A questo punto una domanda è inevitabile: un monumento vincolato si può ritoccare motu proprio, a pennellate creative, senza il coinvolgimento e soprattutto l’autorizzazione della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali? La risposta è semplice: no.
È l’unico ente competente su interventi di questo tipo. E di questa operazione “azzurro Mediterraneo”, ad oggi, non risulta alcuna autorizzazione né comunicazione preventiva.
La cosa curiosa è che l’intervento porta con sé una certa sicurezza di mano. Non il gesto furtivo di chi agisce di notte, ma l’aria compiaciuta di chi pensa: “Sto facendo una cosa buona”. E che dell’impresa, a quanto pare, si vanta anche sui social, in cerca di un consenso un po’ improbabile.
Peccato che, quando si parla di beni storici, la buona volontà non sostituisca le competenze, le autorizzazioni e – perché no – un minimo di senso estetico, di buon gusto.
Chi segue da tempo VignaClaraBlog.it sa che Ponte Milvio non è nuovo a rattoppi creativi, soluzioni estemporanee, manutenzioni fantasiose. Ma qui si sale di livello: il fai-da-te monumentale, con pennello in mano e autostima incorporata.
L’auspicio, più che artistico, è semplicemente civico: che qualcuno, con titolo e competenza, rimetta le cose al loro posto. E che il pittore misterioso venga cortesemente indirizzato verso superfici meno nobili e più adatte agli esperimenti cromatici, magari le pareti di casa sua.
Perché la storia di Roma è già abbastanza stratificata. Non ha bisogno di una mano di azzurro mare per sembrare interessante.
Claudio Cafasso
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L’autore, chiunque esso, sia va fermato.
Mi piacerebbe sapere chi é
Quando verrà ripristinato un colore più consono? Basta una persona qualsiasi a pittare quattro porticine (senza subire conseguenze sinora!) e quanti giorni invece ci vogliono per rimettere tutto a norma?
Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Mah… sembra una barzelletta.
Probabilmente chi passava ha pensato che i pittori (o pittore) fossero incaricati del municipio o del comune.
Forse arriverà anche il bagnino, visto che vogliono rendere il Tevere balneabile.
Ha ragione: sciocchi noi che non avevamo compreso: è il primo passo verso la balneabilità del Tevere.
Nei giorni 25 e 26 di ottobre ho avuto il piacere e l’onore di partecipare alla mostra “RITORNO AL PASSATO” , all’interno della Torretta Valadier di Ponte Milvio.
In quell’occasione, parlando con gli organizzatori, manifestai la mia critica sulla vernice utilizzata per dipingere i 4 portoncini di un celeste chiaro, già in essere da molto tempo.
Dalle foto deduco che il “vandalo” ha colpito ancora utilizzando un tono decisamente più forte e, di conseguenza, più deturpante rispetto all’azzurro tenue del primo intervento.
Beni culturali di questo livello andrebbero protetti anche con l’uso di telecamere.
Il colore giusto per quei portoncini è noce scuro.